Enel torna sul mercato obbligazionario con un'obbligazione multi-tranche in dollari, approfittando della performance più robusta del segmento del credito in valuta statunitense, sostenuto da una rimodulazione in senso espansivo delle attese sulla politica monetaria americana.
La controllata Finance International ha piazzato il 23 settembre un bond multi-tranche (rating provvisorio di BBB da S&P, BBB+ da Fitch e Baa1 da Moody's) con una durata media di 12 anni rivolto agli investitori istituzionali per un importo di 4,5 miliardi di dollari (3,8 miliardi di euro al cambio attuale). Il costo medio equivalente in euro è del 3,6%.
Quattro le tranche:
L'emissione, garantita da Enel, ha ricevuto richieste pari a 3 volte l’ammontare con ordini complessivi per 14,4 miliardi di dollari. Si tratta del più grande collocamento del 2025 da parte di un’utility europea, «un riconoscimento da parte del mercato della solidità e credibilità del piano strategico del gruppo e della sua puntuale esecuzione», si legge nel comunicato del colosso energetico guidato da Flavio Cattaneo.
In particolare, secondo quanto appreso, Enel ha inizialmente proposto al mercato un bond della size di 2 miliardi di euro con rendimento al 4,5%. Vedendo una domanda di 12 volte superiore all'offerta, ovvero 24 miliardi, ha ricalibrato i termini del collocamento, guadagnando quasi un punto sul rendimento, passato dal 4,5% al 3,6%, ottenendo un vantaggio per l’azienda, e ha aumentato la size a 4,5 miliardi, ricevendo comunque una domanda di 3/4 volte superiore all’offerta. Un’operazione, dunque, eccezionale sia per la richiesta iniziale di 12 volte sia per la rapidità a cogliere i segnali del mercato e a rimodulare l'offerta.
I proventi saranno utilizzati per finanziare l'ordinario fabbisogno, incluso il rifinanziamento del debito in scadenza, ha precisato la società.
L'operazione è stata supportata da un sindacato di banche, nell'ambito del quale hanno agito in qualità di joint-bookrunners: Bnp Paribas, Bank of America, Citigroup, Crédit Agricole, Goldman Sachs, Hsbc, Imi-Intesa Sanpaolo, JP Morgan Securities, Mizuho, Morgan Stanley, Société Générale e Wells Fargo.
Enel (+1,22% a 7,96 euro l’azione in borsa il 24 settembre) è storicamente molto attiva nelle emissioni multi-tranche. Questa struttura permette all’emittente di diversificare la base investitori, offrendo scadenze diverse per attrarre differenti profili di domanda (short, medium e long-term); ottimizzare il costo del funding, sfruttando finestre di mercato e curve dei rendimenti favorevoli; gestire meglio il rischio di rifinanziamento, distribuendo le scadenze nel tempo; rafforzare la presenza sul mercato internazionale, mantenendo visibilità e continuità con gli investitori istituzionali (l’ad Cattaneo è negli Stati Uniti per la «Climate Week» e sta completando un roadshow dedicato ai principali investitori).
Già lo scorso 18 febbraio, sempre tramite la controllata Finance International, Enel ha collocato un sustainability-linked eurobond in tre tranche rivolto agli investitori istituzionali per un totale di 2 miliardi di euro. L'emissione ha ricevuto richieste di sottoscrizione per oltre due volte il valore offerto, consentendo al gruppo di ottenere un costo medio inferiore agli attuali livelli di mercato e una cedola media inferiore al 3%. Inoltre il 19 giugno del 2024 Finance International ha piazzato un sustainability-linked bond multi-tranche per un importo complessivo di 2 miliardi di dollari. In questo caso le richieste in esubero sono state pari a 3 volte, con ordini per 5,6 miliardi di dollari.
Dopo aver chiuso il mese di agosto con un ritorno totale molto contenuto (-0,05% sui bond corporate investment grade e +0,3% sugli high yield), da settembre, in un contesto generale di volatilità molto compressa, il credito europeo ha registrato una performance moderatamente positiva. Il saldo complessivo dell’ultimo mese è tra 0,1% e 0,5%.
Ma sul segmento in dollari il ritorno totale, sul medesimo orizzonte mensile, risulta decisamente più robusto, con gli investment grade che hanno mostrato ampia forza relativa rispetto agli high yield. «Alla base dell’ottimo andamento delle obbligazioni in dollari con rating pari o superiore a BBB- è da porre la robusta discesa dei rendimenti sulla curva americana: -25 punti base/-30 punti base, frutto di una crescente fiducia sulla ripresa del percorso di allentamento monetario negli Stati Uniti, che interrompe una lunga fase di tassi di policy stabili», spiega Serena Marchesi, analista dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo.
Per quanto riguarda la qualità del credito europeo, in attesa dei prossimi numeri di Moody’s, a luglio il tasso di default per gli emittenti speculativi si è attestato a livello globale al 4,5%, in leggero aumento rispetto al 4,4% del mese precedente e ancora al di sopra della media storica di lungo periodo (4,2%). Il modello di Moody’s stima che a fine 2025 il tasso di default possa oscillare tra il 3% e il 5%, a seconda dei diversi scenari, e tra il 2% e il 9% circa di qui a 12 mesi.
L'ampio intervallo previsionale riflette l'incertezza che ancora circonda l'impatto delle politiche statunitensi, che potrebbero portare a un deterioramento delle condizioni economiche e creditizie globali. Secondo l’agenzia, gli impatti negativi delle tariffe dovrebbero essere bilanciati da un ulteriore e graduale allentamento della politica monetaria. (riproduzione riservata)