Enel chiude i primi nove mesi del 2025 con ricavi in crescita a 59,7 miliardi di euro (+3,6%) e un ebitda ordinario in lieve flessione a 17,26 miliardi (-1,1%), ma leggermente superiore alle attese del consenso (17,16 miliardi di euro). L’ebitda reported si è fermato a 16,87 miliardi, in calo del 9,3% per l’assenza dei proventi straordinari dell’anno precedente (cessioni in Perù e altri effetti non ricorrenti). Il risultato netto ordinario è di 5,7 miliardi di euro (+4,5% anno su anno). La variazione, a parità di perimetro tra i due periodi a confronto, viene attribuita da Enel «al positivo andamento della gestione operativa ordinaria, nonché ai minori oneri finanziari connessi al minor indebitamento finanziario lordo e alla riduzione del costo medio di tale debito».
E, a proposito di indebitamento, quello del periodo ammonta a 57,5 miliardi di euro (+3,2% da fine 2024). Enel sottolinea che «i positivi flussi di cassa generati dalla gestione operativa, gli effetti netti positivi derivanti dalle nuove emissioni di prestiti obbligazionari non convertibili subordinati ibridi perpetui e il positivo andamento dei tassi di cambio sul debito hanno parzialmente compensato il fabbisogno finanziario legato agli investimenti, al pagamento dei dividendi, all’acquisto di azioni proprie da parte di Enel ed Endesa e alle operazioni straordinarie perfezionate nel periodo».
Il gruppo conferma la guidance indicata nel piano 2025-27 per l’ ebitda ordinario tra 22,9 e 23,1 miliardi. In rialzo le stime sull’utile netto ordinario: sarà leggermente superiore ai 6,9 miliardi di euro che erano la parte alta del range indicato in precedenza.
Nel giorno dei conti, Enel ha comunicato anche che l'acconto sul dividendo dell'esercizio 2025, di 0,23 euro per azione, sarà pagato dal 21 gennaio 2026, con stacco il 19 gennaio. L’acconto, a parità di dividendo complessivo, è superiore del 7% a quello riconosciuto sull’esercizio 2024. La politica dei dividendi, coerente con il piano strategico 2025-2027, prevede per l’esercizio 2025 un dividendo per azione fisso minimo pari a 0,46 euro, e un potenziale incremento fino a un pay-out del 70% sull’utile netto ordinario del gruppo.
Si conferma la spinta dalle controllate estere, come la spagnola Endesa. La riduzione dei margini in Italia, sia nel retail per i minori prezzi medi applicati ai clienti finali che nella generazione, a causa della minore disponibilità della risorsa idrica, è stata più che compensata dal positivo contributo della Spagna e della Colombia. In generale, in America Latina la performance operativa è stata tale da compensare l’effetto negativo dei cambi. (riproduzione riservata)