Rinnovata la governance con la nomina del nuovo consiglio di amministrazione e della presidente (Patrizia De Luise), Fondazione Enasarco mette ordine nelle proprie partecipazioni bancarie detenute tramite Miria Group. È la sgr lussemburghese (ex Gwm) acquistata a fine 2023 dalla cassa previdenziale degli agenti di commercio per gestire internamente parte del proprio patrimonio da 9,5 miliardi di euro.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il fondo Miria Growth Fund Sa Sicav Raif Itaca Multi Strategy, riconducibile alla sgr Miria, ha ceduto il proprio 3,048% di Banca Montepaschi. La vendita risale a dopo l’assemblea del Monte del 17 aprile, appuntamento in cui Rocca Salimbeni aveva varato l’aumento di capitale a servizio dell’ops su Mediobanca che dovrebbe partire il 14 luglio.
La cessione è stata comunicata a Banca d’Italia, Bce e allo stesso istituto senese. Il motivo? Ha comportato la discesa sotto la soglia rilevante del 3%. Non è stata invece notificata alla Consob perché per la sgr si applica l’articolo 119-bis del Regolamento Emittenti che prevede che per le società comunitarie - nel caso di partecipazioni acquisite nell’ambito della normale gestione - la soglia rilevante Consob sia il 5%.
Dunque la banca guidata da Luigi Lovaglio perde il sesto azionista più rilevante dopo il Tesoro (11,7%), il gruppo Caltagirone (9,96%), la Delfin della famiglia Del Vecchio (9,86%), Banco Bpm (5%) e Anima (3,99%). Secondo quanto riferiscono fonti interne alla cassa, la quota era stata costruita all'inizio dell’anno impiegando parte della plusvalenza incassata dalla vendita di oltre la metà del pacchetto del 3% detenuto in Banco Bpm (ridotto fino all’attuale 1,39%) e in Intesa Sanpaolo (quota ora azzerata).
La volontà di entrare nel capitale di Rocca Salimbeni risale però a prima di novembre 2023, quanto il Tesoro mise sul mercato il 25% di Mps nella prima tranche della privatizzazione. Sfruttando il momento d'oro dei bilanci bancari, Enasarco voleva approfittare delle prospettive del titolo Mps e giocare anche le proprie carte per accreditarsi come interlocutore del governo, vestendo i panni di azionista italiano stabile di un gruppo che avrebbe potuto contribuire alla nascita del terzo polo bancario.
Fra gli istituti medi con forte radicamento territoriale Bpm e Mps erano i principali indiziati. Ma pare che dal Tesoro fosse arrivato il disco rosso per i potenziali dubbi di Bruxelles sul passaggio del testimone. Il nuovo tentativo a inizio 2025 anche sulla base dell’ingresso-salita dei due nuovi azionisti Caltagirone e Delfin, che per Enasarco avrebbe avuto ulteriori effetti positivi sul titolo nonostante le azioni fossero già ai massimi.
Come mai poi il cambio di rotta da Siena a Piazzetta Cuccia? Come raccontato a Milano Finanza anche dal vicepresidente della cassa Giuseppe Capanna, la fondazione aveva fatto un primo ingresso, sempre tramite Miria, in Mediobanca con parte dei proventi realizzati dalle vendite di azioni Bpm e Intesa nel 2025. Ulteriori acquisti sono stati fatti ad aprile con gli incassi della consegna al Banco di azioni Anima nell’ambito dell’ops.
La salita finale all’attuale 2,52% è stata realizzata con gli introiti della dismissione del 3% di Mps. In Enasarco, dove secondo quanto riferiscono le fonti il comitato investimenti di Miria aveva raccomandato a giugno di votare a favore dell’operazione Banca Generali, ritengono che Mediobanca sia il gruppo meno soggetto alla dinamica dei tassi. In più credono nel piano industriale disegnato da Alberto Nagel e nelle prospettive del titolo e dei dividendi futuri.
Fra cedole e buyback, nell’aggiornamento dei target al 2028 la merchant bank ha innalzato la remunerazione agli azionisti a 4,9 miliardi nel triennio. A quanto risulta la cassa che eroga le pensioni ai commercianti consegnerà il proprio 2,52% a Lovaglio solo in caso di rilancio, visto che lo sconto incorporato nel concambio è ancora al 5,5%. (riproduzione riservata)