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Emmanuel Moulin
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Emmanuel Moulin verso la Banca di Francia: chi è l’ex banchiere di Mediobanca

30 aprile 2026, 09:55 Ultimo aggiornamento: 10:02

Villeroy, attuale governatore francese che siede nel board della Bce, lascia in anticipo a giugno. Sullo sfondo, le elezioni presidenziali francesi del 2027 e la possibile vittoria di Marine Le Pen

Il capo di gabinetto di Emmanuel Macron lascerà l’incarico la prossima settimana, una mossa da cui gli osservatori politici deducono che il presidente francese stia per nominare un suo stretto alleato alla guida della banca centrale.

Via dal 4 maggio

Secondo quanto riportato nella Gazzetta ufficiale francese, pubblicata giovedì, Emmanuel Moulin sarà sostituito il 4 maggio da Pierre-André Imbert. Questo fatto lo libera per poter subentrare a François Villeroy de Galhau, governatore uscente della Banque de France, a partire da giugno — un’ipotesi su cui i media francesi speculano da settimane.

Il cambiamento alla guida di una delle istituzioni più prestigiose e influenti del Paese ha ripercussioni anche oltre Parigi, dato che il ruolo comprende un seggio nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea, chiamato a decidere se aumentare i tassi  per far fronte alle conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Iran.  Tuttavia, la nomina di Moulin (un ex banchiere di Mediobanca a Parigi) dovrà essere approvata dal parlamento che potrebbe opporsi all’idea che un collaboratore del presidente assuma la guida di una banca centrale.

Una lunga gavetta

I gruppi di opposizione hanno già accusato Macron di collocare fedelissimi in posizioni di potere in vista delle elezioni presidenziali della prossima primavera, alle quali non potrà partecipare dopo aver già coperto due mandati. Una decisione recente ha visto Macron nominare la ministra del Bilancio Amélie de Montchalin, 40 anni, alla guida della Corte dei conti — un incarico permanente che potrà mantenere fino alla pensione.

Moulin, 57 anni, è stato una presenza costante nel decennio di Macron al governo. Come capo di gabinetto del ministro delle Finanze Bruno Le Maire nel 2017 è stato uno dei principali artefici delle politiche pro-business che hanno irritato le opposizioni e alimentato le proteste dei gilet gialli contro il caro vita.

Nel 2020 è passato a un ruolo meno politico, alla guida del Tesoro, dopo aver contribuito a progettare massicci interventi di spesa pubblica e garanzie sui prestiti in risposta al Covid. Nel 2024, poi, Macron lo ha incaricato di guidare il gabinetto del più giovane primo ministro della storia francese, Gabriel Attal. Le elezioni anticipate nello stesso anno hanno però interrotto questa esperienza. Successivamente, Macron ha affidato al suo collaboratore uno dei ruoli più influenti dell’amministrazione, nominandolo capo di gabinetto all’Eliseo nell’aprile 2025.

Il tema dell’opposizione parlamentare

I governatori della Banca di Francia sono nominati con decreto presidenziale. La scelta è però soggetta ad audizioni parlamentari che potrebbero non essere semplici. Il Parlamento può bloccare la decisione del presidente se tre quinti dei voti nelle due commissioni Finanze si esprimono contro il candidato. E’ certo una soglia elevata, ma la nomina di Richard Ferrand alla guida del Consiglio costituzionale è passata lo scorso anno con un solo voto di scarto.

A febbraio, il presidente della commissione Finanze dell’Assemblea nazionale, esponente della sinistra radicale, Eric Coquerel, ha avvertito che Macron dovrebbe scegliere una figura neutrale per la Banque de France. «Non deve esserci dubbio sulla sua indipendenza rispetto al potere esecutivo», ha detto Coquerel. Anche se Moulin dovesse superare l’ostacolo parlamentare, le audizioni pubbliche porterebbero grande attenzione sulla nomina, con il rischio di uno scontro politico.

Marine Le Pen contraria al ritiro pro tempore di Villeroy

La leader dell’estrema destra, Marine Le Pen, ha affermato che le recenti nomine di Macron indicano una «deriva illiberale» e che l’uscita anticipata di Villeroy dalla Banque de France è un segnale del tentativo del presidente uscente di «blindare» le istituzioni. Se il governatore non si fosse dimesso prima del tempo, la nomina del successore sarebbe spettata al vincitore delle prossime elezioni presidenziali, che potrebbe essere lei o il suo protetto Jordan Bardella.

Villeroy, dal canto suo, lascerà l’incarico a giugno per dirigere una fondazione benefica dedicata ai giovani svantaggiati — una scelta che, a suo dire, è puramente personale.

Sul fronte della politica monetaria, Moulin non ha indicato pubblicamente se abbia un orientamento più da colomba o da falco. Macron e i suoi ministri hanno generalmente rispettato la consuetudine di non commentare i tassi, anche se il presidente ha dichiarato a dicembre che la Bce dovrebbe prestare maggiore attenzione alla crescita economica e all’occupazione, oltre che all’inflazione.

Falco o colomba?

Come Macron e tutti i governatori delle banche centrali dagli anni Ottanta, Moulin è diplomato all’École Nationale d’Administration (Ena), la scuola che forma l’élite della pubblica amministrazione. La sua esperienza ai vertici dell’amministrazione francese precede la presidenza Macron: durante la crisi finanziaria del 2008 e quella del debito dell’eurozona, è stato stretto consigliere del presidente Nicolas Sarkozy e di Christine Lagarde, allora ministra delle Finanze.

Durante il quinquennio del predecessore socialista di Macron, François Hollande, Moulin ha lavorato nel settore privato, in Eurotunnel e Mediobanca. (riproduzione riservata)



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