Elon Musk cerca la sponda del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per salvare l’eventuale contratto quinquennale tra il governo italiano e la sua Starlink dal valore di 1,5 miliardi per la fornitura di servizi satellitari per assicurare comunicazioni sicure per diplomatici, truppe e altri funzionari italiani all’estero. Così il Financial Times interpreta il tweet con cui Elon Musk ha risposto a un utente (nickname ALX: si definisce «suprematista americano») che insinua che Mattarella si stia mettendo di traverso alla firma del contratto tra Starlink e il governo italiano solo perché Musk è un fedelissimo del presidente Trump. «Sarebbe un onore parlare con il presidente Mattarella» si sbilancia a quel punto l'imprenditore.
La premier Giorgia Meloni che «ha instaurato un forte rapporto personale con Musk» già a inizio gennaio aveva parlato di trattative ancora a «uno stadio preliminare», pur difendendo la possibilità di siglare «l’accordo perché senza alternative» europee se non italiane.
Però l’intensificarsi «delle turbolenze geopolitiche tra Stati Uniti ed Europa o meglio della frattura transatlantica» stanno facendo «crescere i dubbi sull’eventuale intesa» nota il Ft, anche tra coloro che all’inizio comprendevano le ragioni di un’intesa, valutando l’avanguardia tecnologica del colosso statunitense rispetto alle alternative, almeno nel breve periodo, offerte da realtà europee.
Tutto è iniziato dalla decisione di Trump di sospendere gli aiuti militari e la condivisione di informazioni di intelligence con Kiev, piatto su cui Musk ha rilanciato minacciando staccare la spina a Starlink in Ucraina, condannandola alla sconfitta contro la Russia, salvo poi ripensarci. Ma il patron di Tesla ha ribadito che Washington dovrebbe uscire dalla Nato: «Non ha senso pagare per la difesa dell’Europa». Sebbene si tratti di una delle tante provocazioni del capo di Doge arrivano in un momento in cui il presidente Trump – stando a Nbc News – starebbe valutando «un’importante modifica» della partecipazione degli Stati Uniti all’Alleanza, in modo da favorire i membri dell’alleanza che spendono una determinata percentuale del loro prodotto interno lordo per la difesa.
Le prese di posizione di Musk sulle questioni di sicurezza internazionale rappresentano un ostacolo anche per chi, come il vicepremier Matteo Salvini, vede nell’accordo con Starlink la soluzione ottimale per le comunicazioni istituzionali tricolore.
Il leader della Lega in verità è l’unico rappresentante di governo e maggioranza a essersi esposto sull’intesa Palazzo Chigi-Starlink: «Secondo me il governo avrebbe l’interesse domani mattina a firmare un contratto con Starlink che ha 7mila satelliti non perché mi stia simpatico Musk o perché appoggi Trump, ma ne andrebbe del miglioramento della sicurezza nazionale. Sicuramente di mettermi in mano dei francesi (di Eutelsat ndr) non ho nessuna voglia e nessuna intenzione».
Ma Salvini prendere le distanze sul disimpegno statunitense nella Nato minacciato dal proprietario dell’ex-Twitter: «Musk da libero cittadino fa bene a suggerire quello che crede, ma io ritengo che l’Alleanza atlantica sia fondamentale per garantire la pace. Secondo me da questo punto di vista sbaglia».
Lo stesso epilogo alla Camera del ddl Spazio - stabilendo le condizioni in base alle quali l’Italia dovrà acquisire servizi satellitari sempre in ottica di sicurezza nazionale - è un segnale degli ostacoli che stanno sorgendo nel percorso che stanno sorgendo nella chiaro per Musk.
Da un lato un articolo stabilisce che l'Italia dovrà cercare il partner ideale tra i Paesi Ue o Nato (il che secondo le opposizioni apre le porte a un accordo con Musk), dall'altro è passato un emendamento del Pd che chiede la salvaguardia dell'interesse nazionale. Un particolare che non a caso ha indispettito Andrea Stroppa, «ambasciatore» in Italia di Musk: «Se fate accordi con il Pd, non chiamateci più» aveva detto rivolto a Fratelli d'Italia.
Forse proprio dalla consapevolezza del patron di Testa che i venti all’interno del governo italiano sono sempre meno favorevoli alla conclusione dell’accordo sui satelliti nasce l’intenzione di Musk di incontrarsi con il presidente Mattarella. Anche se il Capo dello Stato non potrebbe esercitare alcun potere in materia e soprattutto non si è mai detto favorevole all’affido a privati di servizi militari.
Per di più, dal Quirinale non è arrivato alcun commento pubblico sulla possibile intesa per Starlink. Più volte, però – ricorda anche il Ft – Mattarella ha «rimproverato» Musk per essersi intromesso nella politica interna italiana. L’ultima volta risale a novembre dello scorso anno quando il presidente aveva pubblicato un comunicato stampa in risposta al miliardario che su X aveva chiesto la rimozione dei giudici italiani per le decisioni sul trattenimento dei migranti nei Cpr albanesi. Il ministro dei Trasporti Salvini si è espresso anche sulla possibiltà di un incontro Mattarella-Musk: «Non faccio io l'agenda di Musk e del presidente Mattarella ma sarebbe un incontro stimolante».
In verità però in alternativa europea anzi addirittura in parte italiana in corsa contro Starlink esiste: Eutelsat. Eva Berneke, manager al vertice dell’impresa franco-britannica rivale di Starlink, ha confermato interlocuzioni «positive» con Roma. E la notizia piace ai mercati: il titolo vola del 29,6% arrivano a quota 7,06 euro.
La società, nata nel 1976 come consorzio pubblico italo-francese successivamente privatizzata, ha sede a Parigi e nel 2023 ha acquistato l’inglese OneWeb dando vita a un gruppo integrato che costruisce satelliti da bassa quota simili a quelli di Starlink. Tra gli azionisti della società, quotata in borsa, ci sono il fondo indiano Bharti Enterprise, primo socio con oltre il 20%, il governo inglese (11%) e Bpifrance (13,6%), private equity associato allo Stato francese.
Quanto a numeri chiaramente è una sfida tra Davide e Golia, come raccontato da MF-Milano Finanza. Al 30 giugno 2024, data di chiusura dell’ultimo esercizio di Eutelsat, il gruppo europeo disponeva di quasi 670 satelliti. Starlink ne ha oltre dieci volte di più - circa 7 mila - e, secondo le stime di Morgan Stanley, dovrebbe arrivare a 8.500 alla fine del 2025.
Eutelsat ha registrato un fatturato di 1,2 miliardi di euro nell’anno fiscale chiuso il 30 giugno scorso (influenzato dall’integrazione con OneWeb dopo il closing dell’operazione di settembre 2023), con un risultato operativo negativo per 191 milioni e una perdita di 310 milioni, ma un backlog di 3,9 miliardi. Mentre in termini di marginalità, Morgan Stanley simula un risultato operativo di 3,4 miliardi per Starlink e di 4 miliardi per SpaceX nel 2025, con un utile di 2,9 miliardi per tutta la compagnia. Ma nel 2030 i profitti potrebbero volare a 16 miliardi. (riproduzione riservata)