Da peggiore operazione degli ultimi 18 anni a vero e proprio affare, in meno di sei mesi. Le banche che nel 2022 hanno finanziato l’acquisizione da 44 miliardi di dollari dell’ex Twitter (ora X) hanno faticato fin da subito a rivendere i fondi anticipati a Elon Musk. L’interesse per il debito del social network era così basso che ad agosto il Wall Street Journal ha definito il prestito da 13 miliardi «il peggior affare dalla crisi finanziaria del 2008».
In meno di sei mesi, però, la situazione si è ribaltata. Il pool di banche guidato da Morgan Stanley non solo è riuscito a cedere una parte cospicua dei debiti di X, ma ha deciso anche di alzare la quantità in vendita da 3 a 5,5 miliardi per soddisfare la forte richiesta degli investitori. La fame del mercato ha permesso agli istituti di chiudere l’operazione con uno sconto inferiore al previsto, assottigliando al minimo le perdite.
Il pool di banche si è liberato di tutti i prestiti ad alto rango fatti al patron di Tesla e SpaceX, cedendo una parte significativa della loro esposizione. Morgan Stanley si era resa conto dell’alta domanda già a fine gennaio, quando aveva venduto prestiti per un valore di circa 1 miliardo. Così è tornato sul mercato, ingolosito da un tasso del 6,5% più alto del Secured Overnight Financing Rate, indicativo anche dell’entità dei rischi legati al debito di X.
I fondi concessi a Musk hanno appesantito per anni le banche che hanno creduto nel suo progetto, giustificato con il bisogno di rilanciare la libertà di pensiero negli Usa (tra di loro c’è l’italiana Unipol). Di solito gli istituti si liberano con rapidità dei prestiti fatti per finanziare un’acquisizione. Ma questa volta gli acquirenti si sono tirati indietro, impauriti dai cambiamenti radicali che il nuovo consigliere di Donald Trump ha introdotto per rilanciare la piattaforma.
Le acque si sono placate dopo oltre due anni e ora gli investitori sono tornati, attirati anche da un secondo fattore. Chi compra il debito di X si espone anche a una sua controllata, la startup di intelligenza artificiale xAI, che nelle intenzioni di Musk rivaleggerà con OpenAI di Sam Altman.
Ma il grande appetito del mercato è legato soprattutto alla relazione speciale creatasi con il presidente americano, che secondo gli esperti avvantaggerà le aziende del miliardario di origini sudafricane. L’attenzione mediatica sull’uomo più ricco al mondo è sempre più alta: talmente elevata che anche gli inserzionisti sono tornati su X dopo la fuga iniziale. (riproduzione riservata)