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Shigeru Ishiba, primo ministro del Giappone
Shigeru Ishiba, primo ministro del Giappone
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Elezioni in Giappone: il governo del premier Ishiba perde la maggioranza, esecutivo a rischio? Esito scontato, lo yen si rafforza

21 luglio 2025, 07:34 Ultimo aggiornamento: 09:29

La borsa del Giappone è chiusa per festività (futires sul Nikkei positivi) all’indomani dell’esito delle elezioni che hanno visto il governo del premier Ishiba non controllare più nessuna delle due Camere. Ma non si dimetterà. Bene i listini cinesi grazie ai titoli tecnologici. La Banca Popolare mantiene i tassi fermi

Borse asiatiche in rialzo, trainate dai titoli cinesi dopo che la Banca Popolare ha mantenuto invariati i tassi. I volumi di scambio dell’area sono stati contenuti a causa di una festività in Giappone. Tuttavia, i futures sull’indice Nikkei 225 sono saliti dello 0,30% dopo che il partito di governo, guidato dal primo ministro Shigeru Ishiba, ha perso la maggioranza al Senato nelle elezioni che si sono svolte domenica 20 luglio per rinnovare parte della camera alta del Parlamento. 

Il governo del premier Ishiba non controlla più nessuna delle due Camere

Il Partito Liberal Democratico di Ishiba, che ha governato il Giappone dal dopoguerra, e il suo partner nella coalizione Komeito hanno ottenuto 47 seggi (Ldp è passato da 52 a 39 seggi e Komeito da 14 a 8), al di sotto dei 50 necessari per mantenere la maggioranza nella camera alta da 248 seggi. Per la prima volta dalla sua fondazione nel 1955 il Partito Liberal Democratico non controlla nessuna delle due Camere, ma Ishiba ha annunciato che non si dimetterà né da primo ministro né da leader del partito. Ha citato come motivo l’imminente scadenza (1° agosto) per l’imposizione dei dazi da parte degli Stati Uniti, che rischia di mettere sotto pressione la quarta economia mondiale.

Il leader del principale partito di opposizione, il Partito Costituzionale Democratico, Yoshihiko Noda, ha dichiarato di stare considerando la possibilità di presentare una mozione di sfiducia contro il governo di Ishiba, in quanto il risultato elettorale dimostrerebbe che non gode più della fiducia degli elettori. Il Partito Costituzionale Democratico ha conquistato 22 seggi, gli stessi che aveva prima del voto, posizionandosi come seconda forza del Paese.

Esecutivo a rischio?

Tuttavia è improbabile che il governo cadrà, dato che l’opposizione rimane molto frammentata. Mentre a sorpresa è andato bene Sanseito, un partito di estrema destra. Fondato nel 2020 da Sohei Kamiya, ha visto eleggere 14 senatori, rispetto al solo parlamentare che aveva finora in Senato e ai tre alla Camera.

Con il mercato giapponese chiuso per festività, dopo l’esito delle elezioni lo yen si è rafforzato nei confronti del dollaro, che vale 148,305 (-0,21%), e il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni del Giappone scendono all’1,52%, segno che i risultati elettorali erano già stati scontati. Tuttavia, gli analisti ritengono che i giorni di Ishiba alla guida del governo possano essere contati, avendo già perso il controllo della più influente Camera bassa nelle elezioni dello scorso anno e ceduto voti domenica a partiti di opposizione che promettono tagli fiscali e una stretta sull’immigrazione.

«La situazione politica potrebbe portare a un cambio di leadership o a un rimpasto della coalizione nei prossimi mesi, ma è probabile che il primo ministro resti per concludere i negoziati sui dazi con gli Stati Uniti per il momento», ha dichiarato a Reuters Norihiro Yamaguchi, capo economista per il Giappone presso Oxford Economics.

«La perdita alle elezioni del primo ministro è rientrata nel range delle aspettative, in realtà le prospettive erano ancora più pessimistiche", ha commentato il capo economista del Nissay Research Institute, Tsuyoshi Ueno. «In termini di negoziati con gli Stati Uniti, è facile dubitare che un governo con basi così deboli sia affidabile come partner negoziale», ha aggiunto. «Per la Banca del Giappone, in caso di instabilità politica, sarà difficile aumentare i tassi di interesse e la pressione sullo yen continuerà».

I mercati vedono poche possibilità di una mossa della BoJ fino a fine ottobre. Inoltre, di fronte al malcontento degli elettori per l’aumento dell’inflazione, gli investitori temono ora che il governo sarà più influenzato dai partiti di opposizione, i quali sostengono tagli fiscali e maggiori spese per il welfare, misure difficilmente sostenibili per il Paese più indebitato del mondo.

Bene i listini cinesi grazie ai titoli high tech, la PBoC non tocca i tassi

Con la scadenza del 1° agosto per i dazi commerciali imposti dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che resta al centro dell’attenzione, gli indici CSI 300 di Shanghai e Shenzhen e Shanghai Composite sono saliti, rispettivamente, dello 0,28% e dello 0,5%, mentre l’indice Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato lo 0,12%, salendo nell’intraday, grazie alla forza dei titoli tecnologici come Alibaba, Baidu e Tencent (dopo che il colosso dell’intelligenza artificiale Nvidia ha annunciato l’intenzione di riprendere la vendita di un chip chiave nel Paese), al massimo degli ultimi tre anni a 25.013 punti.

La Banca Popolare Cinese ha mantenuto invariati i tassi di interesse di riferimento sui prestiti a 1 anno, al minimo storico del 3%, come ampiamente previsto dagli economisti, soprattutto dopo che Pechino e Stati Uniti hanno concordato di ridurre reciprocamente i propri dazi commerciali a maggio e giugno.

Il tasso viene confermato per il terzo mese consecutivo, dopo la riduzione di 10 punti base annunciata ad aprile. Allo stesso modo il tasso sui prestiti a 5 anni, che viene usato come benchmark per i mutui, resta fermo al 3,5%. Ma con una crescita in rallentamento la politica monetaria cinese dovrebbe rimanere per lo più espansiva, con ulteriori stimoli e tagli dei tassi.

La Cina ha confermato che i massimi leader dell'Unione Europea: il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la presidente della Commissione Europea Ursula, von der Leyen, si recheranno nel Paese giovedì per il 25° vertice Cina-Ue e incontreranno anche il presidente, Xi Jinping, mentre i due partner commerciali cercano di appianare una serie di controversie commerciali.

Intanto, il Ministero del Commercio di Pechino ha criticato le nuove sanzioni dell'Unione Europea contro obiettivi, incluse entità cinesi, volte a limitare le forze armate russe, secondo una dichiarazione rilasciata oggi, che ha definito le misure errate. «Le azioni dell'Unione Europea sono contrarie al consenso raggiunto dai leader di Cina e Unione Europea e hanno avuto un grave impatto negativo sulle relazioni economiche e commerciali e sulla cooperazione finanziaria tra Cina e Ue», ha affermato un portavoce del Ministero del Commercio.

Cade solo l’Australia

Tra gli altri, l’indice Kospi della Corea del Sud è salito dello 0,60%, mentre l’indice Straits Times di Singapore è balzato dello 0,7% raggiungendo un record di 4.225,79 punti grazie ai segnali di miglioramento delle esportazioni del Paese. Infine, l’indice Asx 200 dell’Australia è stato il peggiore con un calo dell’1,22% dopo aver toccato nuovi massimi storici la scorsa settimana, penalizzato dalle perdite dei titoli bancari e minerari, entrambi colpiti da prese di profitto dopo i forti guadagni della settimana precedente. Gli investitori sono sempre più preoccupati che le interruzioni del commercio globale, dovute ai dazi statunitensi, possano danneggiare l’economia australiana, fortemente dipendente dalle esportazioni. Il Paese è, infatti, un grande esportatore di metalli e combustibili minerali verso Cina ed Europa, entrambe colpite da pesanti dazi commerciali statunitensi. (riproduzione riservata)



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