Benvenuti all’Elephant di Bressanone, l’hotel che porta il nome del suo ospite più famoso
Alla scoperta dell’Alto Adige, ospiti di un albergo ricco di storia (e storie), design, saperi e sapori
Non è un nome comune per un hotel. Meno che mai in Alto Adige. Ma è la storia quella che conta e qui ce n’è parecchia: una storia lunga oltre cinquecento anni, visto che la locanda originaria, da cui nacque l’attuale Hotel Elephant di via Rio Bianco a Bressanone, data fine 1400. Non si chiamava Elephant, allora.
La storia
Questo nome è posteriore e fa riferimento all’ingombrante dono che il re del Portogallo, Giovanni III, fece nel 1551 all’arciduca Massimiliano d’Asburgo per le sue nozze: un elefante, appunto, proveniente dallo Sri Lanka e approdato in Europa via mare. Fu chiamato Soliman. Per raggiungere la meta finale del suo viaggio, e cioè Vienna, il pachiderma doveva tuttavia percorrere una lunga strada che passava proprio da Bressanone. Quando vi arrivò, impressionò tutti gli abitanti, i quali, date le dimensioni, pensarono fosse pericoloso e decisero saggiamente di tenerlo fuori dalle mura della città: Soliman venne quindi sistemato in una locanda defilata, dove l’oste si prese cura di lui per quattordici giorni prima di fargli riprendere il cammino. Purtroppo, l’elefante morì pochi mesi dopo essere giunto a destinazione, mentre la locanda, chiamata da allora in poi Zum Elefanten, cioè “all’elefante”, divenne famosa. Nessuno dei successivi proprietari si sognò mai di cambiarle nome: nemmeno nel 1773, quando la proprietà passò nelle mani della famiglia Heiss-Falk che l’ha mantenuta ininterrottamente fino a oggi, per otto generazioni.
Grande albergo, villa di famiglia o antica pensione?
In effetti, gli elefanti sono dappertutto in questa struttura storica che combina, in una sintesi elegante di lusso rilassato, atmosfere da grande albergo, villa di famiglia e antica pensione: a partire dall’affresco sulla sua facciata principale, che ritrae Soliman a grandezza naturale, e continuando in dipinti appesi ovunque alle pareti, in sculture e soprammobili, sui soffitti in legno, sui tovaglioli a tavola, sulle spugne da bagno, nella vetrinetta delle collezioni.
Verde è il colore dominante nell’hotel. Allude ai versanti delle montagne circostanti, ai prati, ai giardini pubblici e privati disseminati di fiori ed è mutevole come le foglie: dunque alternativamente chiaro, scuro, salvia o argenteo a seconda di dove si trova, su pareti, moquettes, tappezzerie, rivestimenti, persino nelle decorazioni dei piatti.
Il risultato è un ininterrotto dialogo tra interni ed esterni, tra spazi comuni e camere private: 41 nella casa madre, tra cui 6 junior suite e 4 suite, dotate di tv satellitare a schermo piatto e wi-fi ad alta velocità, più altre 14 nella villa antistante - Villa Marzari, accorpata all’Hotel Elephant dal 1872 - tutte con balcone affacciato su un giardino di 2 ettari in cui si trovano la piscina, i campi da tennis e tanti angoli relax.
Innumerevoli sono i personaggi famosi che, nella sua storia centenaria, hanno soggiornato nell’hotel e molte anche le foto d’epoca che lo documentano, raccolte nella piccola area museale proprio di fronte alla reception: sorridono, in uno scatto bianco e nero, i reali del Belgio Alberto e Paola, che non furono certo le uniche teste coronate europee a godersi una vacanza in questi spazi. Per sapere di più basta scorrere i libri degli ospiti, registri delle presenze meticolosamente redatti a partire del 1820.
Sorridono meno, dalle cornici dei dipinti, gli esponenti delle generazioni precedenti della famiglia, che si sono alternati al timone dell’hotel. Tutti hanno avuto un ruolo nella continuità della storia e hanno lasciato tracce nel decor e nelle collezioni dell’albergo: porcellane, argenti e cristalli che spaziano dal Settecento al Liberty, dal Biedermeier all’Art Nouveau e che danno un tono eclettico all’insieme.
Tra un drink e un massaggio…
Impossibile nominare tutti gli ambienti che l’Hotel Elephant mette a disposizione dei suoi ospiti. Tra i più rappresentativi c’è sicuramente il bar lounge in stile post Liberty, dove attendere l’ora di cena o trascorrere una tranquilla serata: un ampio spazio con finestre ad arco ed eleganti salotti in cui bere un drink preparato dal premuroso staff dell’hotel.
Poi c’è la Spa, di recentissima realizzazione, con piscina, sauna, bagno turco; il ristorante Elephant, tutto rivestito in legno come una stube, con una grande stufa in maiolica verde; il raccolto Apostelstube, ristorante stellato con soli quattro tavoli, moderni divani in velluto rosso come sedute e le statue dei dodici apostoli che fanno corona dalle pareti.
Il ristorante stellato
La stella Michelin è stata riconquistata nel 2019 dal giovane chef dell’Elephant, Mathias Bachmann, che l’ha riportata “a casa” dopo il periodo 1962-1970, quando, per primo nell’intero Alto Adige, l’Elephant se la guadagnò. La buona notizia è che Mathias dirige la brigata di cucina sia dell’Apostelstube (sopra) sia del ristorante Elephant, dove i suoi piatti, che mixano cucina classica con tocchi sperimentali d’ispirazione nipponica, accontentano i palati più esigenti e sono a disposizione di tutti.

La cantina, con 900 etichette, è all’altezza della situazione. D’altra parte, siamo o non siamo in una zona vinicola d’eccellenza? Qui viene praticata la cosiddetta “vendemmia eroica”, cioè interamente manuale (dato che le vigne non si trovano su terreno pianeggiante a portata di macchine), che, assieme alla composizione minerale del suolo, al microclima e alla consolidata competenza dei viticoltori locali, genera vini di altissima qualità.

Per appurarlo basta passare alla vicina abbazia agostiniana di Novacella, una delle otto presenti in Europa: fu fondata nel XII secolo e più o meno da allora produce vino. Oggi è arrivata a circa un milione di pregiate bottiglie l’anno, prevalentemente di bianco (Sylvaner, Müller Thurgau, Kerner e Riesling). Al di là dell’interesse spirituale e artistico del luogo, che di per sé vale la visita, un salto allo shop e una degustazione toglierà ogni dubbio in merito. Se a tutto questo aggiungiamo la bellezza di Bressanone, i suoi fasti di antica città vescovile, il romanticismo dei vicoli e l’atmosfera natalizia anticipata (qui Natale comincia a fine novembre con l’inaugurazione del mercatino di fronte al Duomo, le sfilate in costume, le ghirlande, le luci e i profumi di zenzero, vaniglia, cannella delle prelibatezze locali), che cosa ci trattiene dal metterci subito in auto (o in treno) e partire? (Riproduzione riservata)
Native Content