Negli ultimi anni, sulla spinta di alcuni incentivi statali e per una forte volontà politica da parte europea, il tema dell’efficientamento europeo è diventato centrale nell’agenda mediatica e politica italiana. Lo è diventato anche perché il numero di immobili potenzialmente coinvolti da questa trasformazione potrebbe superare i 5 milioni con investimenti necessari che potrebbero aggirarsi anche sui 60 mila euro a famiglia.
È chiaro che tutto ciò suscita molto interessa dal lato imprenditoriale, visto che rappresenta un grande mercato potenziale e che potrebbe portare all’assunzione di 300 mila nuovi addetti nel settore, secondo le ultime stime. Dall’altro lato, poiché questo nuovo interessante mercato sarà alimentato dai soldi che le famiglie e le imprese dovranno attingere dai loro risparmi, è altrettanto chiaro che per la stragrande maggioranza degli italiani la transizione energetica e la normativa europea che riguarda le case green, sono fonte di estrema diffidenza e sospetto.
Quello che tuttavia si è fatto fatica a spiegare finora è che questi esborsi non rappresentano un costo per famiglie e imprese, ma al contrario un investimento: anzi, uno dei più redditizi possibili. Salire infatti di due o tre classi come richiesto dalla norma europea significherà ritrovarsi bollette così tanto più leggere da recuperare velocemente tutto ciò che si è speso, per poi godere come guadagno netto i risparmi prodotti negli anni successivi.
Questo deve portare a fare due considerazioni: la prima è che in realtà sarebbe conveniente anticipare l’investimento il prima possibile invece di aspettare l’ultimo anno che la normativa concederà: se infatti ogni anno il mio investimento porterà nuovi frutti, è preferibile allungare il più possibile il numero degli anni godibili e quindi cominciare fin da ora.
La seconda considerazione è che se questo, che pure sarebbe un comportamento razionale, non accadrà, il motivo è soprattutto finanziario. E infatti un conto è la sostenibilità economica della transizione, un conto è invece la sua sostenibilità finanziaria. Sebbene non ci siano dubbi sul fatto che io possa recuperare in poco tempo i soldi investiti per efficientare i miei immobili, non è detto che abbia le disponibilità liquide e finanziarie per farlo senza patemi.
Il modo corretto per mettere a fuoco le criticità dell’efficientamento energetico è dunque quello di trattarlo come problema finanziario, non come problema economico. Significa che le famiglie e le imprese vanno agevolate finanziariamente più che incentivate economicamente.
Un esempio di soluzione concreta al problema finanziario può essere la locazione degli impianti di efficientamento. Nel mercato B2B, è possibile proporre ai clienti industriali il pagamento di un semplice canone mensile per la nuova tecnologia che si va a installare in azienda (pannelli fotovoltaici, accumulatori, pompe di calore eccetera) e fare in modo che questo canone sia minore del risparmio che l’imprenditore potrà misurare in bolletta. Per le aziende si tratta di un risparmio immediato, mentre il rischio e il capitale immobilizzato è tutto in capo agli installatori. Osserviamo la transizione energetica con ottimismo. In un Paese che vanta 1.600 miliardi di risparmi e liquidità sui conti, non dovrebbe essere impossibile per banche e operatori del settore trovare le soluzioni giuste per far imboccare all’Italia la strada del futuro green. (riproduzione riservata)
*ceo e fondatore di Lenergy