Tornano a salire i rendimenti dei titoli di Stato. Il là lo ha dato la Fed che nei verbali della riunione del 25-26 luglio (ha annunciato un rialzo dei tassi d'interesse di 25 punti base al 5,25%-5,5%, ai massimi dal 2001) ha evidenziato rischi in aumento sull'inflazione, per cui la maggior parte dei banchieri centrali vede la «necessità di tassi d'interesse più alti». In meno di un anno e mezzo, la Fed ha alzato i tassi in undici riunioni su dodici. Di riflesso il rendimento del Treasury Usa 10 anni sale al 4,313%, sui massimi da ottobre 2007. «La preoccupazione maggiore è l'inflazione e il fatto che l'economia degli Stati Uniti non ha mostrato molti segni di decelerazione», sottolinea Derek Halpenny, esperto di MUFG.
Alla luce degli ulteriori segnali che le principali banche centrali manterranno i tassi di interesse più alti per un periodo più lungo, anche in Europa il rendimento del Bund 10 anni si porta al 2,6925%, a ridosso dei massimi degli ultimi cinque mesi (marzo 2023) toccati all'inizio di questa settimana, e quello del Btp 10 anni torna al 4,4% (livello già toccato l’11 luglio, spread Italia/Germania a 170,6 punti base dopo un picco a 175 punti base, top da un mese). Con la riunione della Bce di fine luglio il tasso sui depositi è arrivato al 3,75%, il tasso sulle operazioni principali al 4,25%. Secondo Francoforte gli sviluppi successivi all'ultima riunione confermano l'aspettativa che l'inflazione scenderà ulteriormente nel resto dell'anno, ma resterà al di sopra dell'obiettivo del 2% per un periodo prolungato e l'inflazione di fondo rimane complessivamente elevata.
La probabilità di un ulteriore aumento dei tassi da parte della Bce di un quarto di punto a settembre è al 70%. «La nostra previsione centrale resta per un tasso terminale sui depositi al 4% ma a settembre la Bce potrebbe optare per una pausa», scrive Fulvia Risso, esperta dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo in una nota raccolta da milanofinanza.it. «Anche nel caso europeo, la stretta dipendenza delle future scelte dalla stringa di dati potrebbe alimentare la volatilità di breve periodo, soprattutto sul segmento breve delle curve delle scadenze». Anche i dati sull'inflazione e sui salari britannici di questa settimana hanno contribuito alla sensazione che siano probabili ulteriori aumenti da parte della Banca d'Inghilterra.
Non solo banche centrali. «I volumi estivi sottili sono destinati ad amplificare le reazioni del mercato obbligazionario», osservano gli analisti di Ing, citati dall’agenzia Reuters. A zavorrare, in particolare, i Btp è sia il fatto che la carta italiana è stata protagonista a maggio e a giugno di un forte rally, pertanto la debolezza di queste sedute è fisiologica, sia l'offerta di carta da parte della Francia che in mattinata ha collocato 8,44 miliardi di euro di tre Oat con tassi in aumento. Invece, è stato cancellato l'analogo collocamento spagnolo.
«Sul comparto italiano nel breve periodo si potrebbe registrare una maggior volatilità rispetto alla media europea», prevede Fulvia Risso che mantiene una visione tattica neutrale sui titoli di Stato, sottolineando la possibilità di un aumento della volatilità in corrispondenza dei dati macroeconomici che verranno pubblicati nei prossimi mesi, che potrebbe trasformarsi in potenziali opportunità d’acquisto. Infatti, «confermiamo la view strategica moderatamente positiva, con una tempistica che conferma la preferenza per un accumulo di posizioni lunghe prima sul debito statunitense, al netto dell’effetto cambio, e poi su quello europeo». In termini di segmento di curva, le prospettive e la protezione dalla volatilità data dalla minore duration, «preferiamo il tratto breve ed intermedio a quello lungo ed extra-lungo», consiglia Fulvia Risso.
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