Alcune testate hanno notato un calo del traffico sui loro siti web. E la colpa sarebbe dell’AI Overview, l’anteprima generata con l’intelligenza artificiale che Google propone come primo risultato di ricerca. Introdotta nel 2024 (prima negli Stati Uniti e poi anche in Europa), questa funzione risponde alle domande degli utenti, rendendo a volte superfluo aprire le pagine che compaiono nelle posizioni successive. Per questo motivo un gruppo di editori indipendenti ha presentato un esposto contro Google, accusandola di abuso di posizione dominante presso l’Antitrust europeo.
Il documento di denuncia, datato 30 giugno 2025 e visionato da Reuters, chiede misure cautelari urgenti per evitare danni «irreparabili» al settore dell’editoria. Secondo l’Independent Publishers Alliance, tra i firmatari dell’esposto, le AI Overviews sfruttano materiali editoriali senza autorizzazione, generando riassunti che tolgono visibilità e traffico alle fonti originali. Il risultato è una perdita significativa in termini di lettori e ricavi pubblicitari per gli editori.
Per il colosso di Mountain View si tratta dell’ennesima grana legata alla concorrenza. La società è già sul banco degli imputati negli Stati Uniti, dove è accusata di monopolio nel campo delle ricerche online e della pubblicità digitale. Ma ha inchieste aperte a suo carico anche in altri Paesi, dal Giappone al Regno Unito.
La denuncia contro Google riaccende i riflettori sul rapporto tra intelligenza artificiale ed editoria. A fine 2023 il New York Times ha fatto causa a Microsoft e OpenAI, accusandole di aver addestrato ChatGpt con materiali estratti senza consenso dagli articoli del quotidiano e quindi di aver violato il copyright. Il processo è ancora in corso.
Nel frattempo altri editori hanno scelto una strada diversa, ovvero accordarsi con i colossi dell’AI per l’utilizzo dei dati - sotto pagamento - per allenare gli algoritmi. Questa decisione è presa da soggetti del calibro del Financial Times, News Corp., Condé Nast e lo stesso New York Times ha da poco trovato un’intesa con Amazon. In Italia lo hanno fatto il Corriere della Sera e Gedi, ma non Class Editori (editore di MF-Milano Finanza), che ha scelto di sviluppare in modo autonomo il proprio sistema di intelligenza artificiale generativa: MF-Gpt, disponibile in versione open beta da fine maggio 2025.
Inoltre, giovedì 10 luglio è attesa l’opinione dell’avvocato generale delle Corte Ue su un altro caso di copyright. La protagonista stavolta è Meta che si oppone alle regole italiane sull’equo compenso per gli editori. (riproduzione riservata)