A trentacinque anni dallo scioglimento di Enimont, la storica (e tragica) joint venture tra Eni e Montedison divenuta simbolo dell’inchiesta Mani pulite e della stagione di Tangentopoli, il conto della grande chimica italiana continua a incidere sui conti delle utility.
Ancora nel 2025 Edison ha sostenuto 400 milioni di euro di esborsi per il risanamento ambientale, in aumento rispetto ai 384 milioni del 2024. Tali flussi, pari a 784 milioni in due anni, sono legati «principalmente» – come sottolineato nella relazione di bilancio 2025 - all’accordo siglato con Eni nell’agosto 2023 sull’ex joint venture.
L’accordo sancisce la collaborazione tra le due aziende per la gestione dei progetti di risanamento ambientale in tutti i siti industriali conferiti da Montedison a Enichem nel 1989. Prevede la ripartizione al 50% degli oneri legati alla bonifica ambientale dei siti ex Enimont. Un patto pienamente operativo e che sta dando i suoi frutti.
Dei 784 milioni pagati nel biennio, 150 milioni vengono espressamente indicati da Edison come rimborsi certi verso Eni, mentre per la restante parte la società indica un collegamento «prevalente» all’accordo, senza quantificarne l’incidenza.
Sul totale di 876 milioni di euro di passività ambientali contabilizzate da Edison (+40% sul 2024), 498 milioni sono relativi a fondi rischi legati agli impegni sui siti ex Enimont, mentre tra le passività figurano anche debiti residui verso Eni per circa 146 milioni.
Sul lato opposto, Eni iscrive tra le «altre attività» un credito di 710 milioni verso un «operatore italiano» (nella semestrale 2025), connesso alla ripartizione dei costi ambientali pregressi e futuri.
La joint venture tra Eni e Montedison venne creata nel 1988 per riunire la chimica italiana: ma non decollò per problemi di governance, venne sciolta due anni dopo e quindi finì travolta dell’inchiesta Mani Pulite.
Quando nel 1990 Enimont venne infine smantellata, rimase aperta per decenni la questione delle responsabilità ambientali dei grandi poli petrolchimici sparsi per l’Italia. Il rimpallo tra i due gruppi energetici, con Edison nel frattempo passato sotto il controllo della francese Edf, è stato risolto solo trentatré anni dopo al termine di un complesso negoziato.
Nel bilancio di Edison non compare un elenco ufficiale dei siti coperti dal patto: solo alcuni poli, tra cui Mantova, Crotone e Priolo, vengono citati esplicitamente.
Nel tempo Edison ha accantonato oltre 1 miliardo di euro per la gestione delle passività ambientali. Fonti vicine al gruppo sottolineano con Milano Finanza che l’accordo del 2023 tra Edison ed Eni abbia una forte valenza industriale: la bonifica delle aree contaminate è una leva per la rigenerazione dei territori e la creazione di indotto.
Non a caso, per accelerare nel processo Edison ha anche creato una società ad hoc, Regea, focalizzata sulle bonifiche. (riproduzione riservata)