L’emergenza Covid19 ha messo a nudo i problemi e le criticità del patrimonio immobiliare italiano, caratterizzato in gran parte da edifici vecchi, energivori e dai costi gestionali elevati. Secondo le stime di Sif Italia, società specializzata nell’amministrazione di complessi condominiali e grandi centrali termiche, un’adeguata riqualificazione tecnologica degli stabili permetterebbe di ridurre le spese annuali per l’energia elettrica e termica di almeno il 30-35%, generando un abbattimento medio di oltre un terzo della bolletta per singola abitazione. La somma così risparmiata potrebbe essere destinata a migliorare la vivibilità e la qualità degli spazi di condivisione condominiale. Non solo. Oltre a un indubbio vantaggio economico, gli interventi di riqualificazione (come la termocappottatura degli edifici, l’introduzione di impianti di cogenerazione, l’utilizzo di pannelli fotovoltaici o di pompe di calore geotermiche) garantirebbero anche un minor impatto ambientale e, di conseguenza, un miglioramento della qualità dell’aria.
«Il patrimonio immobiliare italiano è assai vecchio, non subisce azioni distruttive da 75 anni e ha manifestato tutta la sua inadeguatezza durante la drammatica epidemia di Covid19», argomenta Luca Ruffino, a.d. di Sif Italia, società che ha archiviato il 2019 con un utile prima delle tasse di 800 mila euro e che nel 2021 si quoterà in Borsa all’AIM Italia forte di un capitale sociale di 1,5 milioni di euro. «Gli spazi vivibili e le realtà di condivisione all’interno dei condomini sono pressoché inesistenti. Molto spesso, soprattutto in città come Milano, Torino, Roma, si vive in appartamenti molto piccoli che proprio durante il lockdown hanno acutizzato tutte le loro criticità». Tra queste ci sono sicuramente anche le spese di gestione che, per un appartamento che si trova all’interno di un immobile vecchio ed energivoro, sono molto elevate. «Attraverso i necessari interventi di riqualificazione tecnologica oggi è possibile poter corrispondere ai condomini spese reversibili molto inferiori rispetto a quelle attuali e destinare eventualmente l’eccedenza al miglioramento della vivibilità dell’edificio e degli spazi comuni. Interventi necessari non soltanto per le abitazioni private, ma anche per le attività commerciali», continua Ruffino. «Pensiamo ai negozi presenti all’interno dei grandi centri commerciali: hanno costi gestionali esagerati e i commercianti, a fronte di scontrini sempre più esigui, non riescono più a pagare il canone di locazione e le spese reversibili. Se non si interviene in fretta, a nostro avviso, si potrebbe andare incontro a un vero e proprio processo di desertificazione delle gallerie commerciali, come già accaduto negli Stati Uniti».
bonus e Sismabonus rappresentano senz’altro un’ottima opportunità per intervenire sulla riqualificazione degli immobili, ma il periodo di 18 mesi inizialmente stabilito dal Governo non è sufficiente: luglio 2020-dicembre 2021 è un lasso di tempo troppo breve per operare interventi di riqualificazione, anche perché in questo momento non si possono fare assemblee condominiali e quindi non si possono deliberare gli interventi. Inoltre bisogna tener conto dei tempi necessari per definire le gare d’appalto e scegliere le imprese a cui affidare i lavori. È assolutamente auspicabile, quindi, che le agevolazioni vengano prorogate sino al 2023. Il criterio della detrazione al 110% è una buona opportunità che consentirà di termoadeguare numerosi edifici, ma l’arco temporale va necessariamente variato». (riproduzione riservata)