Si va verso l’uscita di scena dei bonus edilizi, almeno nelle forme che conosciamo oggi. Mancano infatti solo cinque mesi al 31 dicembre 2024, data che segnerà la scadenza normativa di Ecobonus e Sismabonus, le due agevolazioni che permettono a tutti i proprietari di immobili di ottenere importanti detrazioni fiscali a fronte della realizzazione di lavori di ristrutturazione o di manutenzione.
Ma la situazione è diversa se a commissionare i lavori sono persone fisiche o imprese: per le prime il tempo è più dilatato e l’impianto normativo permette di chiudere il cantiere entro i termini di validità del titolo edilizio, mentre chi percepisce redditi d’impresa deve fare i conti con il criterio di competenza e cercare di realizzare il maggior numero di opere possibili entro l’anno, oppure ripiegare su altri bonus.
Al netto di eventuali proroghe, che non sembrano però essere nelle intenzioni del legislatore, il 31 dicembre 2024 sarà l’ultimo giorno di vigenza tanto dell’Ecobonus quanto del Sismabonus, situazione che mette i proprietari di immobili su cui è necessario realizzare interventi edilizi in una posizione delicata.
Il funzionamento pratico dei bonus edilizi, tuttavia, è in grado di «eccedere» le scadenze normative, e la data del 31 dicembre 2024 non coincide sempre e comunque con quella entro la quale occorre ultimare le lavorazioni che portano alla maturazione dei bonus.
Infatti, come chiarito a più riprese dall’Agenzia delle Entrate, da ultimo con la Circolare 17/2023, in relazione alle persone fisiche opera nella fruizione delle detrazioni il cosiddetto «criterio di cassa». Di conseguenza lo sconto fiscale scatta nel momento in cui le spese per gli interventi vengono effettivamente sostenute, a prescindere dalla data in cui la ristrutturazione può dirsi tecnicamente conclusa. Ciò significa, in sostanza, che anche iniziare i lavori oggi, a soli cinque mesi dalla scadenza di Ecobonus e Sismabonus, può dare accesso a tali vantaggi, purché le spese per le quali si intende beneficiare dei bonus siano sostenute entro fine 2024.
Per le persone fisiche, dunque, la materiale esecuzione delle opere agevolabili può essere rimandata a un altro momento, sebbene non in eterno. Perché spettino correttamente, infatti, i bonus devono essere connessi a interventi realmente eseguiti, e considerato che ogni intervento è abilitato da titoli amministrativi che hanno una scadenza di norma pari a tre anni, iniziare i lavori oggi significa, in sostanza, doverli terminare entro il 2027.
Il meccanismo è invece del tutto opposto nel caso in cui ad avere diritto ai bonus siano soggetti che percepiscono redditi d’impresa. Anch’essi possono ristrutturare qualsiasi tipo di immobile da loro posseduto o detenuto usufruendo di Ecobonus o Sismabonus, ma la scadenza del 31 dicembre 2024 è più rigida. A essi, infatti, si applica il criterio di competenza, e le spese sono considerate sostenute solo quando le opere cui si riferiscono sono realizzate e accettate.
Dunque, cadono sotto l’ombrello dei bonus solo i lavori realizzati entro il 2024, ma ciò comunque non significa che entro tale data il cantiere debba essere formalmente chiuso, dato che l’art. 1666 del cc permette l’accettazione delle opere per singole partite.
Ne consegue che le opere accettate dopo il 31 dicembre 2024 non accederanno ai bonus, riducendo il volume di risparmio fiscale configurabile. Dette opere potrebbero comunque fruire dell’unica agevolazione fiscale che, per le imprese, resterà in vigore nel 2025, ovvero il bonus barriere architettoniche.
Ciò significa che, per imprese e società, ancor più che per le persone fisiche per le quali resta disponibile per tutto il 2025 anche il Superbonus, si rende necessaria una programmazione tecnica sia edilizia che fiscale, attenta ai tempi di realizzazione e alle reali possibilità di detrazione. (riproduzione riservata)