All’indomani dei funerali di Papa Francesco i nodi irrisolti in «casa Vaticano» cominciano a venire al pettine. La decisione sofferta, in una seduta quasi drammatica per i cardinali riuniti in congregazione, del passo indietro del cardinale Angelo Becciu «per il bene della Chiesa», pesa come un macigno in queste ore sui porporati. E aprirà ora un dibattito all’interno della Sistina. Il porporato sardo infatti potrebbe rappresentare l’ago della bilancia nella scelta del futuro Papa, tra chi lo ha sempre sostenuto e difeso e chi invece ne ha auspicato l’esclusione.
Il ragionamento che lasciano trapelare alcuni cardinali è, infatti, che la vicenda e la conseguente polemica resti comunque nell’aria, magari sotto altre forme. Questo significa che il Conclave potrebbe già cominciare in salita, proprio perché all’interno del collegio cardinalizio restano comunque diversi esponenti che ritengono questo epilogo ingiusto, e potrebbe non essere più così breve come invece previsto nei giorni scorsi.
Becciu, infatti, fino a qualche giorno fa era sicuro di essere ammesso tra gli elettori, puntando sul fatto che Papa Francesco, invitandolo agli ultimi concistori, il momento più alto della vita della Chiesa, di fatto lo avesse riabilitato. In ogni caso, l’altro punto sul quale si faceva forza da un punto di vista del diritto canonico, era il fatto che Papa Francesco non avesse mai scritto, nero su bianco, che Becciu non doveva entrare in Conclave. Poi qualcosa è cambiato. il cardinale Pietro Parolin gli avrebbe mostrato due lettere siglate F, nelle quali si dice chiaramente come il Papa riteneva che Becciu non dovesse partecipare al Conclave.
Il prelato sardo aveva provato a metterne in discussione l’autenticità di quelle missive nei giorni scorsi. I suoi collaboratori più stretti nei giorni scorsi gli avevano anche fatto notare come ci potesse essere «un vizio di forma», e cioè che per esistere quella lettera doveva essere a lui notificata. Ma Becciu capisce anche che sostenerlo davanti agli altri cardinali non sarebbe abbastanza. La volontà del Papa è chiara e nessuno la metterebbe in dubbio. Di qui la decisione.
Intanto è partito il conto alla rovescia del Conclave (dal latino cum clave, cioè chiuso con la chiave) per l’elezione del nuovo Papa successore di Francesco che partirà il prossimo 7 maggio. Le modalità di svolgimento sono stabilite nella Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II del 1996, poi aggiornata nel 2013 da Benedetto XVI pochi giorni prima della rinuncia. Si tratta delle procedure elettorali più antiche, mistiche e misteriose.
Domenica 4 maggio si concluderanno i novendiali, le messe in suffragio di Papa Francesco. Per l’inizio del Conclave, che sarà presieduto dal cardinale Pietro Parolin, tutti i cardinali elettori prenderanno parte alla Messa votiva pro eligendo Papa, il mattino, tenuta dal cardinale Giovanni Battista Re. Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 16.30, dalla Cappella Paolina del Palazzo Apostolico i cardinali si recheranno in solenne processione, invocando col canto del Veni Creator l’assistenza dello Spirito Santo, alla Cappella Sistina, dove si svolgerà l’elezione, un luogo già chiuso e che resterà «assolutamente riservato fino alla avvenuta elezione».
Sarà l’antichissima formula dell’«Extra omnes», o del «Fuori tutti» in italiano, a segnare l’inizio ufficiale del Conclave e sarà pronunciata dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Diego Ravelli.
Dopo un solenne giuramento, iniziano le votazioni: due per la mattina e due per il pomeriggio.
I cardinali che voteranno scendono a 133 dopo il forfait di due porporati assenti per motivi di salute, quindi si abbassa anche quorum per l’elezione a 89 voti.
Ogni cardinale scrive un solo nome sulla scheda, sopra la formula «Eligo in Summum Pontificem». Prima di deporla in un piatto d’argento che funge da urna, giura: «Chiamo a testimone Cristo Signore... che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto». Le schede vengono scrutinate da tre scrutatori, poi forate con un ago in corrispondenza della parola «Eligo», infilate su un filo e legate, quindi bruciate.
Il fumo nero (ottenuto da perclorato di potassio, antracene e zolfo) indica che l'elezione non è avvenuta; il bianco (grazie a clorato di potassio, lattosio e colofonia), che c’è un nuovo Papa. Per essere eletto, servono i due terzi dei voti. Dopo 33 o 34 scrutini senza esito, si procede a un ballottaggio tra i due cardinali più votati, che non partecipano all'ultima votazione. Una volta eletto, il Decano chiede al nuovo Papa se accetta e quale nome vuole assumere: una decisione altamente simbolica, spesso intesa come manifesto programmatico del pontificato. Poi si passa nella «stanza delle lacrime» per indossare la veste bianca.
A questo punto, dalla loggia di San Pietro, il protodiacono proclama: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam». Le campane suonano, il nuovo Pontefice appare al mondo, preceduto dalla croce astile, e impartirà la solenne benedizione Urbi et Orbi. (riproduzione riservata)