Il piano statunitense per la pacificazione di Gaza ha un forte potenziale stabilizzante anche qualora Hamas rifiutasse la resa e l’esilio grazie alla vasta convergenza delle nazioni arabe e musulmane sunnite ottenuta da Washington.
Il motivo è che l’America a conduzione Trump ha fornito vere garanzie – in protocollo riservato – assumendo il ruolo di mediatore tutoriale e garante per tutta la regione, con ingaggio di responsabilità diretta per il futuro di Gaza.
Quindi, indipendentemente dalle decisioni di Hamas perché in caso di rifiuto Israele ha il «permesso» di annichilirla con la forza e sostegno statunitense corredato dal consenso silenzioso delle nazioni sunnite coinvolte e consultate - importante perché non del tutto scontato quello della Turchia - la probabilità che l’incendio di Gaza e della Cisgiordania venga spento a breve cresce.
Il come della pacificazione finale non è stato ancora dettagliato tra le nazioni interessate, ma al momento non è rilevante perché – il punto qui - le soluzioni prospettiche saranno concordate via compromessi influenzati dalla deterrenza statunitense che invece di ritirarsi dall’area si è super-ingaggiata.
La probabilità di pacificazione della regione ha fatto un balzo in alto, pur restando non irrilevante quella contraria, e ciò permette scenari ottimistici.
Il mio (sotto)gruppo di ricerca dedicato all’Italia ha iniziato ad abbozzare uno scenario economico con modifica crescente del fattore sicurezza per l’area mediterranea costiera e profonda (nel nostro gergo progetto Ekumene) grazie all’ingaggio statunitense.
Oggetto di analisi è il crollo finale del muro del Mediterraneo tra area cristiana e islamica, con proiezioni fino all’Asia centrale, tutta la penisola araba nonché l’Africa settentrionale islamica con aggancio di quella subsahariana.
Se dopo il crollo della presenza francese in parte dell’area e l’incremento di quella russa, nonché cinese, l’ingaggio statunitense si estenderà e consoliderà, allora sotto questo ombrello potrà prendere struttura evolutiva un mercato integrato. Separato da quello europeo, ma fortemente connesso.
Con conseguenza di incentivare l’integrazione in una sola delle tre aree di libero scambio in Africa e rendere Ekumene il connettore tra mercati africano ed europeo con leva di crescita enorme per le nazioni partecipanti. Cosa manca ancora per fare un passo in più verso questo scenario espansivo?
Raccomandazioni: il Vaticano dovrebbe prendere posizione attiva per estendere gli Accordi di Abramo fra i tre monoteismi facendoli convergere verso un unico linguaggio di pace pur nella diversità; Washington dovrebbe rivalutare la relazione con l’India peggiorata a causa del rifiuto di New Delhi di smettere l’acquisto di petrolio russo accettando un compromesso poi utile per rivitalizzare la Via del Cotone (Imec) che connetterebbe Indo-Pacifico, via penisola arabica, Mediterraneo e Atlantico, aggiungendo una diramazione verso la Turchia. Italia? Più ricca. (riproduzione riservata)