Ipso è l’unico sindacato riconosciuto dalla Banca centrale europea ed è a suo nome il documento depositato in Corte di giustizia il 13 ottobre in cui la Bce viene accusata di aver intimidito i suoi rappresentanti.
Il 7 maggio 2025, il rappresentante sindacale Carlos Bowles ha rilasciato al quotidiano tedesco Boersen-Zeitung un’intervista in cui ha affermato che, alla Bce, lo spazio per la libertà di espressione fosse limitato. Al contrario, secondo Bowles, nell’istituzione bancaria europea vigeva una cultura del pensiero di gruppo e dell’autocensura.
L’intervista al sindacalista è stata rilasciata a seguito di un sondaggio tra i lavoratori della Banca in cui circa due terzi degli intervistati hanno sostenuto che essere nelle grazie di figure influenti fosse la chiave per l’avanzamento di carriera nella Bce. Sondaggio che l’istituzione capeggiata da Christine Lagarde ha subito definito «metodologicamente» imperfetto e inaffidabile.
Ma sono le due lettere inviate dalla portavoce della Bce Myriam Moufakkir che si trovano alla base dell’azione legale di Ipso. Nella prima, la responsabile dei servizi ha sostenuto che il personale e i rappresentanti sindacali non avrebbero dovuto dichiarare pubblicamente di essere vittime di una «cultura della paura» all’interno dell’istituzione.
Moufakkir ha accusato inoltre Bowles di aver violato il dovere di lealtà prescritto dal codice di condotta interno alla Banca, intimandogli di astenersi da ulteriori dichiarazioni pubbliche che avessero potuto danneggiare la reputazione della Bce.
In una seconda missiva datata primo agosto, la portavoce dell’istituzione ha sottolineato che la precedente lettera non era da intendersi come documento ufficiale, bensì quale «promemoria» a titolo personale per il «chiarimento delle regole applicabili».
«Il suo scopo (della missiva, ndr), non era quello di intimidire o mettere a tacere il signor Bowles, ma di sottolineargli l’importanza della prudenza e delle comunicazioni esterne sulle questioni della Bce».
Moufakkir ha poi proseguito: «Il diritto dei rappresentanti del personale [...] di rivolgersi ai media senza previa autorizzazione [...] si applica esclusivamente a questioni che rientrano nel loro mandato. Non si applica alla conduzione della politica monetaria della Bce, inclusa la sua risposta all’inflazione».
Secondo l’Ipso, negando l’ufficialità delle missive la Bce ha solo tentato di proteggersi da un controllo giudiziario, tanto che la prima lettera era contrassegnata con le diciture Ecb-confidential e Personal, che danno l’idea che si trattasse di documenti ufficiali.
Il che confermerebbe una condotta poco trasparente dell’istituzione europea, la quale impedirebbe «al personale e ai rappresentanti sindacali di parlare pubblicamente di problemi sul posto di lavoro, come il favoritismo e la cultura della paura presso la Banca».
Le lettere costituirebbero dunque «un’ingerenza illecita» nelle libertà fondamentali garantite dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Contattata da Politico, la Bce ha affermato di aver adottato «misure rigorose per garantire che il lavoro analitico soddisfi i più elevati standard di rigore accademico e obiettività, essenziali per il mandato della Bce in materia di stabilità dei prezzi e vigilanza bancaria».
Dal canto suo, Moufakkir ha suggerito che i commenti di Bowles minassero la fiducia nei confronti della Bce, verso cui il personale ha «dovere di lealtà» che prevale sulla «libertà di espressione».
La Bce avrà due mesi di tempo per presentare la propria difesa alla corte. Bisogna ricordare che, in quanto istituzione europea, la Banca non risponde a diritti del lavoro nazionali e gode dunque di un ampio margine di manovra che le ha permesso di vincere 71 cause su 91, in materia di diritto del lavoro.
Indipendentemente dalle implicazioni legali, però, il sindacato ha avvertito che la condotta della Bce «mina alla fiducia nell’istituzione». «La reputazione non può essere protetta dalla censura: deve essere guadagnata attraverso una sana governance, la trasparenza e un dialogo aperto». (riproduzione riservata)