Il convegno di Jackson Hole della Federal Reserve del 24-26 agosto è l’evento di spicco di questa settimana per i mercati, che stanno cercando di interpretare le implicazioni della resilienza dell'economia americana. L’attenzione sarà incentrata sul discorso che il presidente della Fed, Jerome Powell, terrà venerdì, per avere indicazioni sulle prospettive per i tassi d’interesse, lo stato dell'economia e le pressioni inflazionistiche, sottolinea César Pérez Ruiz, Head of Investments & CIO di Pictet Wealth Management.
I dati sulle vendite al dettaglio per il mese di luglio pubblicati la scorsa settimana sono stati migliori delle attese, l’indice sull’attività manifatturiera della Federal Reserve Bank di Filadelfia ha espresso un rimbalzo ad agosto e le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono diminuite di 11 000 unità nella settimana terminata il 12 agosto. Queste statistiche, precisa Ruiz, si sono aggiunte al verbale della riunione della Fed di luglio da cui è emerso che «la maggior parte dei partecipanti continua a vedere significativi rischi di aumento dell’inflazione». Questo significa tassi di interesse più alti più a lungo.
La conclusione per l’Head of Investments & CIO di Pictet Wealth Management è un’incertezza sulle decisioni che verranno prese nella riunione di politica monetaria di settembre. I tassi obbligazionari si sono, pertanto, mossi al rialzo. Il repricing delle aspettative si è visto soprattutto sulla parte a lunga della curva, con un effetto negativo sui nomi tecnologici a valutazioni elevate e sulle small cap. «Siamo sovrappesati sulle obbligazioni investment grade in dollari Usa», consiglia Ruiz. Mentre nel Regno Unito, l’inflazione e i salari rimangono difficili da abbassare. L’inflazione complessiva è diminuita al 6,8% a luglio rispetto al 7,9% a giugno, ma quella di fondo è rimasta invariata al 6,9%. «A settembre la Bank of England probabilmente taglierà i tassi di altri 25 punti base, al 5,5%», prevede l’esperto.
Quanto alla Cina è su una traiettoria completamente diversa con dati economici deboli e problemi nel settore del wealth management, evidenziati da alcuni mancati pagamenti su prodotti collegati al real estate. «Il rischio», avverte Ruzi, «è che la fiducia dei consumatori peggiori ulteriormente a causa del fatto che le famiglie hanno investito in questi prodotti di risparmio. Stiamo monitorando per eventuali ulteriori incidenti. Il governo ha sospeso la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile, che ha raggiunto un massimo record del 21,3% a giugno. Di fronte a questi dati fiacchi, la People’s Bank of China ha inaspettatamente tagliato i tassi di riferimento principali per la seconda volta in tre mesi, mentre ha lasciato invariato il tasso a cinque anni sugli strumenti collegati ai mutui ipotecari». In una situazione caratterizzata dalle continue preoccupazioni per il settore immobiliare e dalla contrazione della spesa dei consumatori, l’economia avrà necessità di supporto fiscale poiché la perdita di fiducia non può essere affrontata semplicemente con la riduzione dei costi di finanziamento.
Invece, il Giappone, un paese in deflazione solo un paio di anni fa, ha registrato una crescita annualizzata del 6% nel secondo trimestre. Un elemento positivo per la Bank of Japan è stata la discesa dell’inflazione di fondo al 3,1% a luglio dal 3,3% di un mese prima. «Ci piacciono le azioni giapponesi», indica Ruiz. In generale, comunque, nei mercati, i solidi dati statunitensi hanno influito negativamente sulle obbligazioni e sulle azioni dato che gli investitori hanno dovuto fare i conti con la prospettiva che i tassi d’interesse rimangano alti per un periodo di tempo prolungato. «Le azioni globali hanno sofferto il terzo calo settimanale e le azioni cinesi sono state particolarmente deboli. Sotto la superficie», conclude Ruiz, «sembra di assistere più a una rotazione che a una forte correzione».
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