I benefit aziendali incidono anche sull’economia locale. A rivelarlo è un’indagine di Pluxee, in precedenza Sodexo Benefits and Rewards Services, divisione della francese Sodexo, multinazionale attiva in 28 Paesi nelle soluzioni di welfare aziendale e nei programmi di benefit per i dipendenti.
La ricerca, realizzata in collaborazione con Ipsos e Doxa, definisce «Local Multiplier Effect» il meccanismo attraverso cui il welfare si espande da una dimensione interna all’azienda a una esterna. I benefit producono infatti un ritorno d’immagine per le imprese, diventano un fattore di retention per i lavoratori e incidono sul potere d’acquisto, offrendo un sostegno concreto alle famiglie. Nel 2025 l’86% dei benefit è stato infatti utilizzato presso esercizi locali e indipendenti, mentre il restante 14% è stato destinato ad altri servizi ed esercenti, tra cui e-commerce, carburante, prestazioni sanitarie e pagamento delle bollette.
Ma in Italia – dove salari reali, produttività e rinnovi contrattuali procedono a rilento – solo il 49% dei dipendenti valuta positivamente l’impegno della propria azienda per il benessere dei lavoratori. Eppure si tratta di una leva che incide in modo significativo sulla percezione del luogo di lavoro: tra chi beneficia di una cultura di welfare il livello di apprezzamento per la propria azienda si attesta sale al 54%, mentre scende al 41% tra chi non riceve alcun tipo di supporto.
Si tratta di politiche che stanno diventando un elemento determinante nelle scelte di carriera: «Il welfare come la leva strategica è un ambito su cui lavoreremo con decisione», ha affermato Anna Maria Mazzini, marketing & product director di Pluxee Italia.
Intanto, mentre tra i dipendenti solo il 49% sostiene con certezza che nella propria azienda esista un piano welfare, c’è anche una piccola quota di dipendenti (12%) che non ne ha idea. «A volte i crediti disponibili non vengono nemmeno utilizzati», ha spiegato Tommaso Palermo, direttore generale di Pluxee Italia. «La mancanza di informazione su questo tema non è secondaria, e noi cerchiamo di contribuire a diffonderla». (riproduzione riservata)