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Addio al Papa degli ultimi, il conclave si terrà fra 15-20 giorni

di Marcello Bussi, Anna Di Rocco e Giusy Iorlano
21 aprile 2025, 19:20 Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2025, 10:14

Bergoglio è stato il primo pontefice gesuita, sudamericano e di nome Francesco. Per il vaticanista Schiavazzi, tra i papabili spiccano tre italiani: Parolin, Zuppi e Pizzaballa

Ieri mattina, alle ore 7:35, Papa Francesco è «tornato alla casa del Padre». Così il cardinale Kevin Joseph Farrell ha annunciato al mondo la morte del Pontefice, che vantava tre primati: è stato il primo Papa gesuita, il primo a venire dall’America Latina, il primo a chiamarsi Francesco.

Jorge Mario Bergoglio era nato a Buenos Aires nel 1936 da genitori emigrati dall’Italia ed è morto di ictus all’età di 88 anni. Per una straordinaria coincidenza o per chissà quale disegno della Provvidenza, una delle ultime persone che ha incontrato, meno di 24 ore prima della sua morte, è stato il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance, con il quale a metà febbraio aveva avuto uno scontro dai toni insolitamente duri.

Lo scontro con JD Vance

In una lettera ai vescovi statunitensi, il Papa aveva definito «una violazione della dignità» i piani del presidente Donald Trump di deportare milioni di migranti irregolari e aveva criticato, pur senza nominarlo direttamente, JD Vance per avere abusato del concetto di ordo amoris elaborato da Tommaso D’Aquino. «Dovremmo amare prima la nostra famiglia, poi i nostri vicini, poi la nostra comunità, poi il nostro Paese e solo dopo considerare gli interessi del resto del mondo», aveva dichiarato il vice presidente convertitosi al cattolicesimo nel 2019. Papa Francesco aveva replicato che il vero ordo amoris «costruisce una fratellanza aperta a tutti, senza eccezioni». Inevitabilmente viene da pensare a come tratterà la questione dei migranti il suo successore.

Come ha sottolineato il sito nordamericano Politico, quello di Francesco è stato «un papato drammatico, che ha frustrato sia i conservatori sia i progressisti. Amato dai fedeli, lascia una Chiesa divisa». Mentre il Wall Street Journal lo ha definito un «difensore della giustizia economica e sociale», che «ha spronato gli attivisti di base in tutto il mondo a colmare il divario tra ricchi e poveri, invitando al contempo i Paesi più ricchi a proteggere l’ambiente».

Pronti al conclave

Ora a occuparsi degli affari correnti del Vaticano sarà il cardinale Camerlengo, il già citato Farrell, irlandese. I funerali di norma hanno luogo almeno tre giorni dopo la morte, per via del periodo di esposizione al pubblico. La data e l’ora in cui il corpo di Francesco sarà trasposto nella basilica di San Pietro verranno stabiliti dal collegio Cardinalizio. Il conclave inizierà tra 15 e 20 giorni dopo la morte del Pontefice.

Nei suoi 12 anni di pontificato, Francesco ha nominato 108 cardinali fra i 135 che sceglieranno il suo successore, circa l’80%. Dei rimanenti 27 cardinali, 22 sono stati indicati da Benedetto XVI, il suo precedessore, 5 da Giovanni Paolo II.

«In realtà il pre-conclave è già iniziato», spiega a MF-Milano Finanza Piero Schiavazzi, professore straordinario di Geopolitica Vaticana dell’Università Link. «E già dal 2014 quando Papa Francesco ha iniziato a lavorare alla propria successione con uno schiacciante schieramento di nuovi cardinali che hanno profondamente modificato la struttura del collegio cardinalizio». Saranno loro a eleggere il prossimo Papa, dunque. «Il criterio di selezione dei cardinali è determinante per capire dove va il conclave», sottolinea l’esperto.

«Con dieci tornate di nomine, Bergoglio in questi anni ha spinto tantissimo la Chiesa verso Oriente, fedele alla profezia di Papa Giovanni Paolo II che ha definito il terzo millennio quello dell’Asia. Proprio in questo continente c’è quello che possiamo definire il baricentro dello sviluppo demografico ed economico del pianeta dove, però, la Chiesa conta per una percentuale bassissima, appena il 3% degli abitanti. E questa è stata la vera scommessa di Bergoglio».

Ecco tutti i papabili

In una Chiesa mai così globalizzata, mentre nel mondo avanzano le spinte a favore della deglobalizzazione, chi sono i papabili? «Abbiamo 137 cardinali elettori, di cui ben 24 dell’Asia. Un blocco di voti», sottolinea il professore per il quale sarà «inevitabile nel prossimo conclave, una spinta molto forte proprio per un pontefice asiatico o africano, episcopati, questi, che non hanno mai avuto un Papa».

L’Italia non parte favorita, però c’è da considerare un elemento importante: «Il vero problema è tenere unita la base della Chiesa ed evitare un rischio di scisma tra le grandi aree geografiche». Un italiano «verrà eletto solo se prevale l’esigenza di un mediatore che tenga unita la Chiesa nelle sue sensibilità molteplici». Due su tutti i cardinali italiani più accreditati: «Il segretario di Stato Pietro Parolin e Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Difficile l’elezione di un Papa americano», conclude Schiavazzi.

Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano dal 2013, diplomatico di lunga esperienza, è considerato un candidato di continuità e allo stesso tempo un equilibratore, capace di mantenere il timone della Chiesa su una linea pastorale aperta, ma con attenzione all’equilibrio tra le diverse anime cattoliche.

Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha una forte sensibilità sociale e una lunga esperienza nella Comunità di Sant’Egidio. È visto come espressione di una Chiesa vicina ai poveri e al dialogo, ma con un approccio pastorale innovativo, dialogante e pragmatico.

Tra i nomi che circolano c’è anche quello di Pier Battista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, un francescano che per lunghi anni è stato custode di Terra Santa. La sua candidatura potrebbe essere favorita dalla necessità di un ponte tra Oriente e Occidente, oltre che dalla sua capacità di dialogo interreligioso. Ma se Bergoglio ha avuto rapporti difficili con gli Stati Uniti, anche quando non era presidente Trump, quasi sicuramente Pizzaballa li avrebbe burrascosi con Israele, visto che i suoi fedeli sono palestinesi.

Dopo il sudamericano Bergoglio, molti pensano (o auspicano) che il prossimo prossimo Pontefice possa invece arrivare dall’Africa o dall’Asia. Il filippino Luis Antonio Tagle, prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione ha un carisma che ricorda quello di Papa Francesco. Potrebbe essere un pontefice simbolo di una Chiesa missionaria e giovane.

Per quanto riguarda l’Africa, tra i papabili più tenuti in considerazione c’è il congolese Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa. E Robert Sarah, originario della Guinea, ex prefetto della congregazione per il Culto Divino, molto critico in passato nei confronti di Papa Francesco, che secondo lui avrebbe privilegiato la dimensione sociale della Chiesa a scapito di quella spirituale. (riproduzione riservata)



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