I mercati si preparano ad affrontare una giornata di forte volatilità, venerdì 20 dicembre. Perché è il giorno delle cosiddette 4 streghe in borsa, sono in scadenza contratti futures su indici, su azioni, opzioni su indici e opzioni su azioni per un valore record di 6,6 trilioni. La fonte dei dati è Asym 500, mentre altri database hanno fissato un valore nozionale ancora più alto, a 7,7 trilioni.
La più grande ondata di volatilità è attesa all'apertura dei mercati, con la maggior parte delle opzioni indicizzate legate all'S&P 500 che sarà esercitata o scadrà senza valore in quel momento. Sulla base della cifra di 6,6 trilioni, la scadenza trimestrale di venerdì sarebbe la più grande di sempre quanto a valore nozionale, secondo Asym 500, citato da Marketwatch (gruppo Wsj).
Rispetto al 2023, la capitalizzazione aggregata del mercato Usa è passata da 48 trilioni di dollari a 62 trilioni. Questa scadenza trimestrale è sempre monitorata con attenzione dai trader. Ma la posta in gioco è particolarmente alta questa volta, dopo il selloff sui mercati di mercoledì che ha preso il via quando ha parlato Jerome Powell (Fed) sui tagli attesi dei tassi nel 2025. Le preoccupazioni che la Federal Reserve possa essere vicina alla fine del ciclo di riduzioni ha causato il calo del Dow Jones Industrial Average di oltre 1.100 punti mercoledì.
Nello stesso giorno, il Cboe Volatility Index (Vix), il cosiddetto indicatore della paura di Wall Street, è balzato ai massimi dal 2018. Il livello dell'indice è influenzato dal trading dei contratti di opzioni legati all'S&P 500.
La pubblicazione dell'ultima lettura dell'indice dei prezzi, prevista per venerdì, potrebbe contribuire ad alzare ulteriormente la volatilità se dovesse rivelarsi più alto di quanto gli investitori si aspettano.
«Il rapporto Pce di venerdì è diventato molto più interessante. Un dato elevato potrebbe aumentare la pressione a vendere, mentre un dato inferiore alle aspettative potrebbe placare alcuni dei recenti timori di reflazione che Wall Street sembra avere avuto», spiega Bret Kenwell, analista di eToro.
Anche David Pascucci, analista di Xtb, sottolinea l’importanza del dato sul Pce Usa: «l’ultimo dato degno di nota per l’economia Usa e bussola per la politica monetaria della Fed. Il Pce potrebbe portare ulteriore volatilità ad un mercato americano che presenta già dei rendimenti negativi in pre-market assolutamente importanti. Attenzione anche alle dinamiche settimanali che si stanno girando in negativo su tutti gli indici azionari, dal Nikkei al Dax fino ai listini Usa». Questa dinamica dei prezzi esprime una certa «debolezza in quanto in poche ore abbiamo assistito alla negazione di movimenti rialzisti che sono durati giorni se non settimane», conclude Pascucci.
Gli analisti sono però preoccupati che la vendita di mercoledì potrebbe essere un «traballare iniziale» che precede una flessione più forte che inizierà all'inizio del 2025.
Le azioni statunitensi sono rimbalzate giovedì, con l'S&P 500 in rialzo dello 0,2% a 5.885 punti nelle contrattazioni pomeridiane, mentre il Nasdaq Composite è salito dello 0,2% a 19.440 e il Dow Jones Industrial Average è salito di 136 punti, o dello 0,3%, a 42.465. (riproduzione riservata)