Il volume di bond con rendimenti negativi alla fine del 2020, secondo una ricerca di Bloomberg, ha raggiunto quote mai viste, pari a 16 trilioni di euro, con ben 150 trilioni di euro in obbligazioni il cui rendimento è inferiore all’1%. Partendo da tali dati è semplice intuire il perché le obbligazioni high yield, nonostante abbiano avuto rendimenti più alti in passato, restano ancora molto attraenti nel contesto attuale dei tassi d’interesse. Se paragonati agli altri, infatti, i bond high yield sembrano ancora una valida alternativa, soprattutto per quegli investitori che cercano buoni rendimenti a tassi d’interesse ragionevoli.
Martin Reeves, Head of global high yield di Legal & General investment management, sostiene che le performance delle obbligazioni high yield siano state buone nel corso del 2020. Quest’anno, in termini assoluti, "i rendimenti saranno probabilmente più bassi", evidenzia il gestore, anche se "nonostante ciò, l’income sembra ancora buono, soprattutto se paragonato con altre asset class del settore fixed income". Secondo Reeves, sono tre le ragioni per cui il segmento ad alto rendimento continuerà ad offrire bone performance.
"Innanzitutto, i default degli emittenti di bond high yield stanno diminuendo sempre di più perché le società che presentavano i rischi maggiori per la maggior parte hanno già visto default, così che sul mercato sono rimaste solo le più forti. Questo “survivorship bias” ha un impatto positivo su tutto il settore, esattamente come gli enormi stimoli economici che si stanno applicando in tutto il mondo, e, a nostro avviso, dovrebbe contribuire a mantenere basse le previsioni di default", evidenzia Reeves. In secondo luogo, lo scorso anno si è assistito a un numero record di downgrade, perciò "adesso dovremmo assistere a una reazione opposta; pertanto, saranno gli astri nascenti e non i “fallen angel”, il cui rating è sceso al di sotto dell’investment grade, ad essere al centro dell’attenzione".
Infine, l’high yield è una asset class dalla duration relativamente bassa. "Questo la rende meno suscettibile a variazioni nelle aspettative inflazionistiche e, conseguentemente, ai corrispondenti cambiamenti nei rendimenti dei bond governativi", argomenta Reeves, secondo cui, mettendo assieme tutti questi elementi, "la situazione che stiamo affrontando è simile a quella vista in passato a seguito di altre crisi. Riteniamo che probabilmente assisteremo ad ulteriori riduzioni degli spread nel prossimo futuro".
Appurata la bontà dell'asset class a livello generale, sono due i fattori sui quali il gestore pone un focus preciso. Innanzitutto, quali sono i Paesi e i settori più promettenti? "Geograficamente parlando, tutte le aree possono registrare buone performance, sebbene la volatilità dei Treasury statunitensi potrebbe avere un impatto sui mercati emergenti e l’Europa potrebbe risentire di una campagna vaccinale a rilento", sottolinea. Attualmente, gli Usa sono probabilmente "in una posizione migliore per beneficiare dei proverbiali “ruggenti anni Venti”; anche se un basso tasso di default è positivo per la maggior parte delle aree del globo. Tra i settori, crediamo che quelli ciclici dovrebbero registrare buone performance; così come il settore energetico. Tuttavia, molto di questo “valore relativo” è già stato realizzato", evidenzia l'esperto di Lgim.
Rimanendo sempre negli Usa, secondo Reeves sono particolarmente interessanti le società nel settore del tech, che si sono distinte soprattutto per l’andamento delle loro azioni. Queste sono sempre più presenti nel mercato high yield e, per il gestore, hanno una qualità molto alta. Tuttavia, gli investitori dovrebbero tenere sempre sotto controllo anche il miglioramento dell’affidabilità creditizia e gli aggiornamenti dei rating, che potrebbero avere delle conseguenze sui rendimenti.
I rischi sono il secondo aspetto da considerare. "In termini assoluti possiamo dire che dipende tutto dai Treasury: mentre le obbligazioni high yield costituiscono un segmento a bassa duration, tutte le asset class della categoria fixed income soffrono se i tassi d’interesse precipitano. In termini relativi, invece, dipende da quanto questi "ruggenti anni Venti" dureranno", sottolinea Reeves. Se siamo all’inizio di un rimbalzo economico ciclico di lungo periodo, commisurato a dei vaccini efficaci e agli stimoli monetari e fiscali straordinari, "allora questa asset class può registrare buone performance aggiustate per il rischio. Questa conclusione si basa, ovviamente, sull’ipotesi che probabilmente i rendimenti obbligazionari resteranno bassi più o meno ovunque e, paradossalmente, questo assunto sembra addirittura trovare conferma: minori sono i rendimenti del settore fixed income e tanto più alta è la richiesta di soluzioni high yield", conclude il gestore. (riproduzione riservata)