C’è un motivo in più per avere buoni rapporti con la Francia e si chiama Banca centrale europea. E non per coordinare le politiche monetarie, ma per trovare un accordo con Parigi sulla successione di Christine Lagarde portando alla presidenza un italiano.
Per questo l’incontro di martedì 3 tra la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica francese, dove sono stati ribaditi i rapporti di amicizia tra i due paesi, anche alla luce del Trattato del Quirinale, può rappresentare un primo tassello fondamentale per avere di nuovo un italiano dopo Mario Draghi alla guida dell’Eurotower.
Seppure il mandato di Lagarde scade nell’autunno del 2027, in diplomazia si sa bene che i giochi cominciano ora nel 2025 e Meloni se si saprà muovere con la capacità dimostrata in altre occasioni in politica estera potrà ottenere un risultato importante, candidando, secondo quanto può rivelare MF-Milano Finanza, l’attuale governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.
La corsa a Madame Lagarde è di fatto già partita, dopo le rivelazioni che la volevano presidente del World Economic Forum al posto di Klaus Schwab, il fondatore e presidente esecutivo, costretto alle dimissioni e poi sostituito da Børge Brende. Appare evidente che la numero uno della Bce si sta guardando attorno.
Il motivo per cui l’Italia può concorrere se non direttamente pretendere un posto di rilievo nelle istituzioni europee è semplice: attualmente, rispetto ai paesi fondatori dell’Ue, non ha alcuna poltrona di vertice, una cosa che può pesare nelle trattative tra gli Stati e la premier su innumerevoli fronti, dall’Ucraina ai dazi americani, dove il supporto dell’Italia risulta fondamentale.
Uno sguardo alla piantina del potere in Europa conferma quanto sto scrivendo. Presidente della Commissione Europea è la tedesca Ursula von der Leyen. Presidente del Parlamento europeo è la maltese Roberta Metsola. Il presidente del Consiglio europeo è il portoghese António Costa. Il presidente della Bce è appunto la francese Christine Lagarde. Scade come detto nel novembre del 2027 ma ci si attende che ella lasci già nella primavera di quell’anno.
L’assenza dell’Italia nei posti di comando europei non è finita qui. Il presidente attuale dell’Autorità bancaria europea (EBA) è lo spagnolo José Manuel Campa (Spagna), come spagnola è anche la presidente della Bei, Nadia Calvino, che ha superato sul filo di lana l’ex ministro dell’Economia di Draghi Daniele Franco, che all’epoca non fu sostenuto con convinzione dal governo italiano.
Claudia Buch (Germania) è attualmente la presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, mentre l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha rinnovato i mandati di Klaus Lober, tedesco, come presidente del Comitato di vigilanza delle controparti centrali (CCP), e di Nicoletta Giusto e Froukelien Wendt come componenti del board. Il direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) è il lussemburghese Pierre Gramegna.
Come si vede, il nostro paese non è assolutamente rappresentato – e questo è già clamoroso – e può quindi concorrere a ragion veduta alla poltrona della presidenza della Banca centrale europea, candidando una figura autorevole e molto stimata, anche dai tedeschi, come il governatore Panetta, che in Eurotower ha peraltro già lavorato sedendo nel suo board (è stato sostituito da Piero Cipollone).
È evidente che ci sono altri candidati ed il più autorevole è Olli Rehn, governatore della Banca centrale finlandese, già commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari e vicepresidente della Commissione europea. Un uomo che si muove nei corridoi europei come un salmone nei fiumi.
Panetta potrebbe però contare non solo sull’appoggio dell’establishment dell’Eurotower ma anche di Meloni, che l'ha voluto fortemente al vertice della Banca d’Italia, e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ne ha firmato il decreto di nomina, nonché del sostegno convinto dell'ex premier Mario Draghi. Se vogliamo provare a vincere questa partita dobbiamo scendere subito in campo. (riproduzione riservata)