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Droni sugli aeroporti e disturbi satellitari, ecco come l’Europa deve affrontare questa guerra di logoramento

di Pierguido Iezzi*
09 ottobre 2025, 12:44 Ultimo aggiornamento: 12:49

Rafforzamento tecnologico, attribuzione tecnica e comunicazione chiara sono le chiavi per mantenere la resilienza operativa

Negli ultimi mesi i cieli europei sono stati attraversati da una serie di episodi che hanno prodotto allarme e confusione: chiusure notturne di scali, voli dirottati, avvistamenti di piccoli velivoli civili in prossimità di basi militari e disturbi localizzati ai segnali satellitari.

La natura della minaccia aerea

La successione impressiona, ma la narrativa dominante (che tende a trasformare ogni episodio in uno spettro di guerra aerea) rischia di offuscare la realtà operativa: non siamo di fronte a una guerra dei droni spettacolare, bensì a una campagna a bassa intensità e ad alta denegabilità, pensata per compromettere la continuità operativa e la fiducia pubblica più che per infliggere danni tali da decidere un conflitto.La tecnica è semplice e la rende efficace.

I vettori usati sono droni commerciali o piattaforme dual-use, economiche e facilmente reperibili, spesso adattate per missioni notturne che riducono la rilevabilità radar e infrarossa. Il loro impiego da aree periurbane (luoghi difficili da presidiare in modo permanente) e i profili di volo bassi trasformano l’allarme in un bivio operativo: intervenire con decisione significa paralizzare lo scalo; indugiare espone a critiche di lassismo.

In parallelo agiscono disturbi ai sistemi Gnss: quando il segnale satellitare degrada, l’aviazione civile non «cade nel buio», ma attiva ridondanze e procedure alternative; tuttavia il semplice sospetto di interferenza è già un effetto politico, capace di generare ritardi e costi sproporzionati rispetto all’impatto tecnico effettivo.

Le sfide dell'attribuzione degli attacchi

Il nodo dell’attribuzione complica ulteriormente il quadro. Chiedersi chi stia dietro è legittimo, ma per rispondere serve rigore: occorrono dati operativi verificati (chiusure, dirottamenti, scramble) e segnali tecnici robusti come firme radio, telemetrie e materiali recuperati. Questi elementi vanno incrociati con analisi forensi, catene logistiche e contesto strategico: la tempistica rispetto a crisi diplomatiche o ricorrenze militari, la logica del vantaggio per l’attore potenziale.

Senza questa convergenza, l’attribuzione resta un esercizio aleatorio che alimenta più la politica che la conoscenza tecnica. Ed è proprio la negabilità della tattica che costituisce la sua arma principale: campagne sotto-soglia sfruttano l’ambiguità per ottenere effetti operativi e mediatici senza assumersi responsabilità.

Strategie di risposta e contromisure

Sul piano operativo la minaccia colpisce la continuità e non necessariamente la sicurezza elementare del volo. Sistemi ridondanti, procedure dell’equipaggio e cooperazione tra aviazione civile e difesa hanno fin qui evitato incidenti catastrofici; è però la somma degli attriti (chiusure temporanee, deviazioni su scali alternativi, incrementi di traffico e orari straordinari per controllori e forze dell’ordine) a produrre l’effetto strategico: logoramento delle risorse, congestione logistica e ricadute economiche lungo la filiera.

È un tipo di pressione che misura la qualità del coordinamento e la prontezza delle contromisure, non la capacità di abbattere un bersaglio.La risposta praticabile non è spettacolare ma pragmatica e multilivello. Sul piano tecnologico serve un immediato rafforzamento delle capacità sensoristiche: monitoraggio Rf capillare, radar dedicati a bassa quota e torri elettro-ottiche con tracciamento automatico, integrati in centri di fusione dati interoperabili con il controllo del traffico aereo.

Contestualmente bisogna investire nell’attribuzione tecnica costruendo banche dati nazionali (e poi europee) delle impronte radio, adottando protocolli standard per la preservazione delle evidenze sul campo e intensificando il monitoraggio dello spettro nelle finestre orarie più critiche.

Sul fronte della difesa attiva, il criterio di fondo è la proporzionalità: preferire contromisure soft-kill (jamming mirato dei link di comando, tecniche di deception che sopprimono o dirottano il controllo del velivolo) e riservare l’impiego di hard-kill a scenari estremi, regolamentati da regole d’ingaggio stringenti che tengano conto dell’ambiente urbano e della sicurezza pubblica.Il passaggio normativo è altrettanto cruciale.

La legenda giuridica che oggi limita l’uso di interferenze intenzionali nasce da garanzie legittime, ma va aggiornata all’era dei droni. Servono basi legali chiare per l’impiego proporzionato di effettori, procedure autorizzative snelle che non aggirino i controlli, catene di comando trasparenti e criteri di procurement orientati al risultato: indicatori misurabili come tempi medi di rilevazione, percentuali di riduzione dei falsi positivi e i tassi di attribuzione tecnica entro tempistiche definite, per esempio 72 ore.

Un approccio normativo e comunicativo

Infine, la dimensione comunicativa non è un vezzo: è componente operativa della resilienza. Una campagna sottosoglia prospera sulla sovra-esposizione emotiva degli eventi. Le istituzioni devono adottare terminologia uniforme, finestre informative predefinite e messaggi che spieghino perché una sospensione è avvenuta, chi ne è responsabile, quali azioni sono in corso e quali misure correttive si intendono adottare.

La rassicurazione efficace non è occultamento ma organizzazione: dimostrare che ogni stop segue regole, procedure e competenze.Il cielo europeo è entrato in una fase di frizione persistente: non una guerra aperta, ma una strategia di micro-attriti volta a spostare risorse, attenzione e fiducia. Quadrando tecnologie compatibili con l’operatività civile, regole d’ingaggio chiare, interoperabilità tra attori e disciplina narrativa, si costruisce quella «normalità più forte» che è l’unica vera contromisura strategica. Governare l’emergenza significa trasformare la cronaca in contesto e l’ansia in resilienza. (riproduzione riservata)

*direttore CybersecurityMaticmind



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