L’euro è salito, ha vacillato e poi si è di nuovo ripreso, mentre il dollaro ha recuperato terreno dal brusco calo (il cross euro/dollaro è balzato fino a 1,1920, livello di luglio 2021) seguito al taglio dei tassi di interesse di 25 punti base da parte della Federal Reserve ma anche all'atteggiamento prudente della banca centrale americana sulle prossime mosse. Il presidente, Jerome Powell, ha spiegato che il taglio del costo del denaro è legato al mercato del lavoro, escludendo, però, un'accelerazione delle misure espansive.
«Il nostro scenario di base resta un taglio dei tassi a dicembre e un altro a metà 2026, meno di quanto si aspettano i mercati finanziari», afferma Daniel Vernazza, chief international economist di Unicredit, il quale prevede un aumento dell’inflazione, un leggero miglioramento dell’economia americana e un tasso di disoccupazione che non salirà molto, se non del tutto, considerata la forte riduzione dell’immigrazione. «È probabile che le pressioni politiche sulla Fed restino rilevanti, ma assumiamo che i ricorsi legali impediranno a Trump di influenzare in modo decisivo la politica monetaria, sia attraverso cambiamenti del personale sia con altri mezzi. Il rischio evidente, tuttavia, è che una Fed politicizzata tagli i tassi più rapidamente di quanto giustificato dai dati in arrivo».
Subito dopo l’annuncio del taglio dei tassi, l’euro ha registrato un movimento impulsivo al rialzo per poi subire un ribasso significativo: da 1,1917 è sceso a 1,1795 per poi risalire a 1,18083 (-0,02%), quotazione attuale. «Anche in questo caso si sono verificate importanti prese di beneficio da parte degli investitori istituzionali, con una price action che, sul grafico daily, sembra ora creare le condizioni per una correzione ulteriore», sottolinea Saverio Berlinzani, analista di ActivTrades.
Per Ray Sharma-Ong, Deputy Global Head of Multi-Asset Solutions di Aberdeen Investment, il dollaro americano dovrebbe mostrare resilienza nel breve. Le posizioni, infatti, erano eccessivamente ribassiste alla vigilia della riunione del Fomc e l’enfasi di Powell sul fatto che «non esistono percorsi privi di rischi», insieme alla funzione della Fed volta a garantire stabilità nel mercato del lavoro, riduce la probabilità di tagli aggressivi e anticipati nel 2026.
«Ciò limita i rischi al ribasso per il biglietto verde e ci attendiamo anche un rallentamento della corsa dell’oro nello stesso periodo», spiega Ray Sharma-Ong. Anche le altre valute hanno visto il dollaro riprendersi: il cambio dollaro/yen è risalito sopra 147,20, mentre le valute oceaniche sono scese, rispettivamente, a 0,6630 (dollaro australiano) e a 0,5910 (dollaro neozelandese).
Mentre l'indice del dollaro sale dello 0,2% a 96,7 (95,6 il 17 settembre, valori già toccati a giugno, dopo il taglio dei tassi da parte della Fed). «Si è parlato soprattutto dei nuovi membri del Fomc e di chi potrebbe essere il prossimo presidente della Fed, ma la reazione del mercato valutario, per quanto riguarda il dollaro, è stata «sell the rumour, buy the fact» (vendi sulla voce, compra sul fatto, ndr)», sostiene Kit Juckes, esperto di valute di Societe Generale.
Per il dollaro, la percezione di una maggior influenza politica sulla Fed resta un fattore importante, ma Juckes sospetta che il vero motore di ciò che accadrà sarà il trend dei dati macroeconomici. «Considerando che questo taglio dei tassi è avvenuto con un deflatore core Pce al 2,9% (che si prevede resti su questo livello quando verranno pubblicati i dati di agosto la prossima settimana), tutto dipende dalla crescita, più che dai dati sull’inflazione», precisa l’economista di Societe Generale, convinto che il presidente statunitense, Donald Trump, voglia tassi più bassi e un dollaro più debole. Quindi, «stimiamo che l’euro/dollaro supererà quota 1,20 quest’anno e raggiungerà l’area intorno a 1,25 nella prima metà del 2026», prevede Juckers.
Nel brevissimo, considerando che sui grafici daily c’è spazio per correzioni più significative, «un eventuale rialzo dell’euro/dollaro verso 1,1820-1,1830 potrebbe rappresentare un’occasione per acquistare dollari», indica Berlinzani. «Lo stesso vale per gli altri tassi di cambio contro la valuta statunitense. Tecnicamente, comunque, il trend di fondo resta ribassista per il dollaro, con gli obiettivi di medio termine ancora intatti». (riproduzione riservata)