Affrontare con decisione il problema della disciplina e dei controlli sulle banche-dati nel settore pubblico a seguito della «vicenda Striano» appare sempre più urgente. Una riunione alla Presidenza del Consiglio - con la partecipazione, tra gli altri, dei vertici di Bankitalia, Guardia di Finanza e Polizia e presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano - ha valutato le misure necessarie per prevenire accessi abusivi e fughe di informazioni e dati. Vedremo quali saranno gli sviluppi e le proposte concrete. Una serie di audizioni è altresi programmata dalla commissione parlamentare antimafia. Dal canto suo, l'autorità giudiziaria sta compiendo le iniziative di sua competenza.
Il tema centrale che è emerso, una volta che è venuta alla luce la questione dei presunti dossieraggi, è l'interrogativo, con Giovenale, quis custodiet ipsos custodes? Ovviamente non è pensabile che possa impiantarsi una scala di controllori all'infinito. Ma regole più rigorose di quelle vigenti e migliori controlli (con un controllore di ultima istanza), centralizzazione delle banche-dati per materie con l'introduzione di nuove forme di responsabilità e di sanzioni possono dare ulteriori garanzie rispetto alla situazione attuale.
Naturalmente non si potrà mai escludere che, pur nel migliore sistema normativo e di controllo, vi possa essere chi viola ugualmente le norme e gli stessi controlli. Tutto ciò dunque non significa affatto una contestazione delle istituzioni e degli organi che sono preposti anche alla raccolta e all'analisi delle informazioni (nella specie quelle che riguardano il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo) e non deve in alcun modo prestare il fianco ad attacchi nei confronti di questi stessi organismi, a partire dalla Direzione Nazionale Antimafia. Sono comunque da attendere un sollecito svolgimento delle previste audizioni e le conclusioni che se ne trarranno.
Un insieme prevalente delle informazioni, facente parte delle 33 mila esfiltrazioni che sarebbero state effettuate dagli appositi archivi, riguarderebbe le Sos, ossia le Segnalazioni di Operazioni Sospette, che partono dalle banche e dagli altri soggetti finanziari e non che vi sono tenuti e arrivano all'Uif, l'Unità di Informazione Finanziaria coesistente con la Banca d'Italia, per poi essere inviate da quest'ultima, dopo un esame e una selezione, alla Direzione Investigativa Antimafia e alla Guardia di Finanza.
È un campo, questo, nel quale si può affermare fatalmente il melius abundare quam deficere. È giusto tuttavia chiedersi, a fronte delle 150 mila segnalazioni di operazioni in questione - se si prendono gli ultimi dati - inviate all'Uif in un anno, quale sia l'esito di un terzo di queste che l'unità invia alle autorità anzidette dopo un'analisi e una valutazione selettiva. Naturalmente si tratterebbe di un'informazione in forma anonima, al limite con soli dati numerici. Per quante di esse, in sostanza, è stata, per esempio, imboccata la via giudiziaria? Per quante altre sono state necessarie indagini ulteriori? In altri casi si potrebbe dire: moltissime informazioni, nessuna informazione. Come vengono eventualmente distrutte le segnalazioni che non sono riconosciute meritevoli di continuare l'accennato percorso? Non si potrebbe ovviamente concepire un archivio di presunte operazioni anomale poi non più riconosciute tali. In qual modo si compie un'integrazione con informazioni provenienti da altri archivi delle autorità e degli enti con competenze in materia e, anche per tali banche-dati, qual è - se vi è - uno sbocco al livello di iniziative investigative giudiziarie?
Questi e diversi altri quesiti vengono naturalmente sollevati, senza che, come accennato, si possa porre la sordina, perché così si attaccano le istituzioni, nel caso specifico la Banca d'Italia: chi scrive è stato in via Nazionale per 40 anni e l'ultima cosa che potrebbe pensare è muovere un attacco a questa storica Istituzione, a sostegno della quale è costantemente intervenuto. Ciò però non preclude affatto una valutazione rigorosa dello status quo e dell'esigenza di un netto miglioramento, che ovviamente non riguarda solo le competenze dell'Uif e la sua stessa configurazione, come ente collaterale della Banca d'Italia. Ciò a maggior ragione in previsione dell'avvio dell'operatività dell'Amla, l'authority europea antiriciclaggio che avrà compiti di coordinamento delle unità nazionali e che purtroppo avrà sede a Francoforte anziché a Roma. In sostanza, occorre evitare il rischio che un'abnorme pluralità di informazioni possa alla fine sfociare in un molto ridotto numero di segnalazioni effettivamente indicative di casi da perseguire, in conclusione pure in sede giudiziaria.
Certamente sussistono obblighi di raccordo a livello europeo, non solo nella normativa. Ma vi è pure una specificità nazionale che non va sottovalutata, anzi va valorizzata. Anche in questo campo si attende di osservare come agirà il governatore Fabio Panetta. Non bisogna poi dimenticare la presunzione di innocenza, fino a sentenza passata in giudicato, che riguarda i soggetti che nei cosiddetti dossieraggi risultino coinvolti. (riproduzione riservata)