I coniugi hanno diritto a una doppia esenzione Imu in presenza dei requisiti di legge. Le coppie non devono essere discriminate a seconda che abbiano formalizzato o meno il loro rapporto con un matrimonio o un'unione civile. Ai fini del riconoscimento dell'esenzione Imu deve essere assicurato lo stesso trattamento alle coppie sposate, a quelle che hanno costituito un'unione civile o a coloro che hanno un semplice rapporto di convivenza. Le coppie che hanno formalizzato il loro rapporto non vanno penalizzate e devono poter fruire due volte dell'esenzione dal pagamento dell'Imposta municipale sugli immobili qualora abbiano per vari motivi fissato la residenza e la dimora in due luoghi diversi, così come già avviene per i conviventi di fatto.
È questo l'importante principio affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza 209/2022. Dunque, secondo la Consulta, per avere diritto all'esenzione Imu per l'abitazione principale è sufficiente, al di là della formalizzazione del rapporto tra coppie, provare la destinazione del singolo immobile a dimora abituale di ciascuno. Per il giudice delle leggi, «nel nostro ordinamento costituzionale non possono trovare cittadinanza misure fiscali strutturate in modo da penalizzare coloro che, così formalizzando il proprio rapporto, decidono di unirsi in matrimonio o di costituire una unione civile». Non può essere esclusa, ex lege, una doppia esenzione anche quando effettive esigenze, come quelle lavorative, impongano la scelta di residenze anagrafiche e dimore abituali diverse. È stata dichiarata incostituzionale anche l'ultima disposizione emanata, vale a dire l'articolo 5-decies del dl 146/2021, che ha riconosciuto il beneficio fiscale a un solo immobile, scelto dai componenti del nucleo familiare.
Dopo la pronuncia della Corte è consentito fruire due volte del beneficio fiscale per i coniugi che abbiano fissato la residenza in immobili diversi. È stato abrogato l'articolo 5 decies sopra indicato che aveva modificato la previsione contenuta nell'articolo 1, comma 741, lettera b) della legge 160/2019, e aveva limitato l'esenzione a un solo immobile, a scelta dei coniugi, non separati né divorziati, qualora avessero utilizzato immobili ubicati in luoghi differenti. In seguito alla sentenza del giudice delle leggi può essere concessa una doppia esenzione, a prescindere dal fatto che gli immobili siano ubicati nello stesso comune o in comuni diversi.
La disciplina dell'agevolazione per la prima casa. Per abitazione principale s'intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Sono esenti gli immobili adibiti a prima casa, tranne quelli iscritti nelle categorie catastali A1, A8 e A9, vale a dire immobili di lusso, ville e castelli, per i quali il trattamento agevolato è limitato all'aliquota e alla detrazione. Il trattamento agevolato si estende anche alle pertinenze, che devono essere classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7. L'esenzione Imu sulla prima casa è stata da sempre dibattuta.
Da tempo esiste una divergenza di opinioni non solo all'interno della giurisprudenza, ma anche tra questa e il Ministero dell'economia e delle finanze. Secondo il Ministero il trattamento agevolato doveva essere riconosciuto nel caso in cui gli immobili utilizzati dai coniugi fossero ubicati in comuni diversi. I giudici di legittimità, invece, hanno assunto una posizione piuttosto rigida, sostenendo che l'agevolazione per l'abitazione principale non poteva essere affatto riconosciuta, neppure limitatamente a un solo immobile, se lo stesso non fosse stato destinato a residenza e dimora del nucleo familiare. Ai coniugi non separati o divorziati l'esenzione non spettava né se gli immobili fossero ubicati nello stesso comune di residenza né se ubicati in un comune diverso. Per la Cassazione (ordinanza 17408/2021), il legislatore intendeva impedire che la fittizia assunzione della dimora o della residenza in altro luogo da parte di uno dei coniugi creasse la possibilità per il medesimo nucleo familiare di godere due volte del beneficio.
La Corte costituzionale, invece, ha inteso impedire che qualora il rapporto affettivo sia regolato dalla disciplina legale del matrimonio o dell'unione civile, ciò possa comportare la perdita del beneficio della doppia esenzione in presenza di residenze anagrafiche e dimore abituali differenti. Naturalmente la decisione produce effetti, oltre che per il presente e il futuro, anche per il passato. Le amministrazioni comunali devono effettuare i rimborsi dell'imposta pagata dai contribuenti, che risulti non dovuta dopo la pronuncia della Consulta, ad eccezione dei casi in cui sia stato emanato un accertamento Imu divenuto definitivo per mancata impugnazione o sia stata emessa una sentenza passata in giudicato. (riproduzione riservata)
*avvocato