skin track
Luigi Lovaglio, ad Montepaschi
Luigi Lovaglio, ad Montepaschi
Analisi Leggi dopo

Dopo la scalata Mps-Mediobanca si apra il tema del polo del risparmio

di Ignazio Angeloni*
19 dicembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:04

L’inchiesta sul caso Mps-Mediobanca riporta al centro il tema del concerto tra azionisti e i suoi effetti sul mercato. Archiviato il passato, le partite aperte riguardano il futuro di Generali, la necessità di una scala europea nel risparmio gestito e il giudizio imminente della vigilanza Bce su Mps e Mediobanca

Shock senza stupore. È questa la reazione che viene spontanea alle notizie arrivate nelle ultime settimane sull’inchiesta della magistratura di Milano sul caso Mps-Mediobanca. E alle annesse intercettazioni telefoniche, che mostrano che un concerto fra gli azionisti, inteso come coordinamento finalizzato a un comune obiettivo, effettivamente c’era anche se ripetutamente negato.

E confermano che l’intendimento finale dell’operazione era arrivare a controllare Generali, attraverso il duplice «scalino» di Mps e Mediobanca. Che così fosse appariva evidente a tutti. Ma ciò che è evidente a chi osserva non sempre è sufficiente per chi amministra la giustizia o la vigilanza prudenziale. Occorrono prove, elementi concreti, come quelli che i magistrati di Milano stanno ora cercando di raccogliere.

Il nodo del concerto e perché fa la differenza

Riassumiamo per il lettore: che esista o meno un «concerto» fra gli azionisti che intraprendono una scalata a una società quotata fa differenza perché quando esso esiste, gli azionisti vanno considerati come un unico gruppo, con obblighi e costi ulteriori per acquisire il controllo, nell’interesse degli azionisti di minoranza.

La scalata a Mediobanca è avvenuta come se quel concerto non esistesse, con conseguente vantaggio per gli scalanti e svantaggio per gli altri e per il corretto funzionamento e la reputazione del nostro mercato finanziario. In queste settimane si parla soprattutto di ciò che sarebbe dovuto avvenire, o non avvenire.

Dal passato al futuro: le partite ancora aperte

Fra queste ultime cose si annovera il comportamento del governo che, se le ipotesi della magistratura saranno confermate, ha impropriamente favorito gli scalanti lungo tutto il percorso, a partire dalla privatizzazione delle sue quote in Mps. Ma tutto questo non rileva più, semmai solo per il giudizio da dare ex post agli attori di quella vicenda.

Ciò che è avvenuto, compresi i passaggi di proprietà e i cambiamenti negli assetti e soggetti del controllo, va considerato acquisito. Quello che importa oggi è guardare avanti a quello che deve avvenire o non avvenire in futuro. Su due fronti, che sono e che si spera rimangano distinti: quello del gruppo Generali e quello che riguarda la peculiare aggregazione bancaria che si è venuta a creare fra Mediobanca e Mps.

Generali, il dossier Natixis e la partita europea

Sul primo versante, la prima conseguenza è il tramonto, definitivo o forse no, della combinazione fra Generali e il colosso francese del risparmio gestito Natixis, controllato dalle banche popolari d’oltralpe riunite nel gruppo Bpce.

Aggregazione voluta dall’amministratore delegato Donnet e condivisa, si può ritenere, dal presidente Andrea Sironi, ma avversata dagli scalatori di Mps e Mediobanca. Questi ultimi hanno avuto finora la meglio, facendo bocciare il progetto; ma il nodo di fondo è solo rimandato.

Generali, con oltre 600 miliardi di massa amministrata, è un soggetto assicurativo e di asset management rilevantissimo in Italia ma assai meno in Europa e nel mondo.

Il dominio Usa nel risparmio gestito europeo

La classifica dei gruppi attivi in Europa in questo settore è eloquente: fra i primi 15 per massa amministrata a livello globale, 13 sono americani, capeggiati dai giganti BlackRock e Vanguard che navigano entrambi vicino o oltre i 10 mila miliardi di euro. Di fatto questo significa che gli americani controllano risparmi europei, compresi i nostri.

I primi gruppi facenti capo a Paesi dell’Eurozona sono entrambi francesi: Amundi ottavo e appunto Natixis diciottesimo. Un ipotetico soggetto che aggregasse Generali e Natixis rientrerebbe probabilmente fra i primi dieci, segnando una presenza significativa dell’Europa in un settore sempre più cruciale nelle strategie finanziarie del continente.

Perché a Generali serve una scala europea

In questa struttura del mercato, che ruolo può mai sperare di avere una Generali isolata, magari con sopra la bandierina del Monte dei Paschi di Siena? Nessuno. In nessuno scenario, men che meno se avrà qualche successo il tentativo, lanciato dalla Commissione Europea il 4 dicembre scorso, di creare un’«Unione del Risparmio e degli Investimenti». Progetto che se funziona premierà i gruppi più forti per proiezione globale, diversificazione, costi competitivi e servizi alla frontiera dell’efficienza.

Il segnale che deve arrivare ai regolatori europei e italiani è quindi che una combinazione fra Generali e un soggetto europeo forte e compatibile per modello di affari è nell’interesse dell’Europa e del Paese. Non contraria a quell’interesse, come invece, sempre che quelle ipotesi siano confermate, il nostro governo ha ritenuto pensando che in quel modo qualcuno si sarebbe rubato i risparmi degli italiani. E sarebbe ancora di più nell’interesse del nostro Paese se a quell’aggregazione si associasse una primaria banca italiana, ai primi posti in Italia e in Europa.

Ora la parola passa alla vigilanza della Bce

Sul futuro di Mps e Mediobanca, tema rilevante ma meno del precedente, il ruolo centrale spetta ora alla vigilanza Bce. Francoforte diede a suo tempo luce verde alla scalata a Mediobanca, ritenendo che mancassero elementi sufficienti per fermarla. Disse che si attendeva entro sei mesi rassicurazioni sulla governance e indicazioni sul piano industriale e le sinergie. Il tempo sta per scadere.

Poco dopo la pausa natalizia i responsabili operativi delle due banche dovranno spiegare, a una vigilanza resa più cauta dai nuovi elementi emersi, che quanto avvenuto fra le due banche non era una mera operazione di potere volta ad altri fini ma un genuino progetto industriale. E in che modo una combinazione fra due banche così diverse per storia, cultura e modello di affari ha senso e può creare valore. Auguri a loro, è un compito nient’affatto facile. (riproduzione riservata)

*fellow, Institute for European
Policymaking at Bocconi University



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)