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Dopo i tagli di Bce e Fed, tassi fermi in Inghilterra, Norvegia e Giappone. Solo la Svezia riduce di 25 punti
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Dopo i tagli di Bce e Fed, tassi fermi in Inghilterra, Norvegia e Giappone. Solo la Svezia riduce di 25 punti

19 dicembre 2024, 13:53 Ultimo aggiornamento: 18:36

La linea delle banche centrali vira sulla prudenza in un contesto economico che resta incerto. Il focus è sulla stabilizzazione dell’inflazione e della crescita

Dopo il taglio di mercoledì 18 dicembre della Federal Reserve, che ha però deluso i mercati con le prospettive sulle riduzioni ai Fed Funds 2025, la Bank of England (Boe) ha invece deciso mantenere il tasso al 4,75% poiché l’inflazione Cpi, la crescita salariale e alcuni indicatori delle aspettative dei prezzi sono saliti, «aumentando il rischio di persistenza dell'inflazione». Tuttavia, tre decisori politici avrebbero preferito tagliare il tasso di 25 punti base al 4,5%, a causa della domanda fiacca e di un mercato del lavoro in indebolimento.

Seguendo la stessa retorica della banca centrale americana, anche quella inglese ha ribadito che un approccio graduale alla rimodulazione della stretta di politica monetaria rimane appropriato e che la politica monetaria dovrà continuare a rimanere restrittiva per un periodo sufficientemente lungo, fino a quando i rischi per l'inflazione di tornare in modo sostenibile all’obiettivo del 2% nel medio termine non si saranno ulteriormente dissipati. L’approccio rimane quello del wait and see, la Boe continuerà a decidere il grado appropriato della stretta della politica monetaria «riunione per riunione». 

La sterlina ha perso terreno dopo che la mossa della Banca d’Inghilterra, intaccando il rimbalzo rispetto al dollaro. Il cambio passa a 1,25 sterline per dollaro da 1,26. Il favore di alcuni membri del board della banca verso una politica monetaria più accomodante era coerente con la dichiarazione della stessa, secondo cui gli indicatori di attività economica sono diminuiti negli ultimi mesi, spingendo il Comitato di politica monetaria ad aspettarsi che il pil del quarto trimestre non raggiunga le sue previsioni. Ciò nonostante l’inflazione resta ostinata nell’economia del Regno Unito, con la crescita dei prezzi dei servizi rimasta stabile al 5% secondo gli ultimi dati.

La Svezia tra le poche a tagliare i tassi

Nell’ultimo meeting dell’anno la Banca centrale svedese ha, al contrario, tagliato il tasso di interesse di riferimento di 0,25 punti base portandolo al 2,50%. La Riskbank ha deciso di intervenire ancora sui tassi per sostenere l’economia e aiutare la stabilizzazione dell’inflazione intorno al livello target. Da maggio l’istituto ha tagliato i tassi dell’1,5% e prevede una nuova riduzione nel primo semestre del prossimo anno. «Se le prospettive dell’inflazione resteranno invariate, il tasso di riferimento potrebbe essere abbassato nuovamente nella prima parte del 2025». 

La Norvegia e il Giappone hanno invece optato per la stessa strada della Banca d’Inghilterra. La banca centrale norvegese ha confermato i tassi di interesse al 4,5%, ai massimi dal 2008, ma ha aperto a un primo taglio del costo del denaro che potrebbe avvenire nella riunione di marzo. Come nelle previsioni, la banca ha confermato che «una politica monetaria restrittiva è ancora necessaria per stabilizzare il rialzo dei prezzi intorno all’obiettivo» ma ha aggiunto che «si avvicina il momento in cui sarà necessario abbassare i tassi di interesse», ha dichiarato la governatrice Ida Wolden Bache in una nota. A novembre l’inflazione core in Norvegia si è attestata al 3%, cioè ben al di sopra del target del 2%.

Seguendo una linea diametralmente opposta rispetto alle altre banche centrali, quella giapponese è al momento intenta a definire una politica monetaria restrittiva. Nella riunione di dicembre la Boj ha però optato per mantenere i tassi invariati, vista anche l’incertezza sull’economia statunitense dopo l’elezione di Donald Trump. La banca centrale del Paese del Sol Levante ha deciso di non alzare ulteriormente i tassi, ma di mantenere il tasso di riferimento a breve termine invariato allo 0,25%. La linea di tutte le banche centrali, quasi alla fine del 2024, sembra quindi propendere per la prudenza, onde evitare mosse azzardate in un panorama economico che rimane instabile. (riproduzione riservata)



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