Dopo appena 100 giorni dall’insediamento iniziano a saltare le prime teste nell’amministrazione di Donald Trump. Secondo quanto riportato da vari media americani, il presidente ha chiesto al consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e al suo vice Alex Wong di lasciare i loro incarichi in seguito al caso Signal dello scorso marzo.
Waltz avrà comunque un incarico nell’amministrazione: sarà ambasciatore americano presso le Nazioni Unite. Il suo posto alla sicurezza nazionale verrà ricoperto ad interim dal segretario di Stato Marco Rubio.
Waltz a marzo aveva inserito per errore un giornalista dell’Atlantic, Jeffrey Goldberg, in una chat riservata e criptata in cui venivano condivise strategie militari degli Stati Uniti. Le dimissioni, non ancora ufficiali, sono attese nel corso della giornata di giovedì primo maggio
Nella chat si discuteva anche di possibili attacchi militari contro obiettivi Houthi in Yemen. Goldberg ha inizialmente pubblicato le informazioni ottenute, omettendo però dettagli sensibili. Tuttavia, in seguito alla smentita da parte del segretario alla Difesa Pete Hegseth, della direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e del direttore della Cia John Ratcliffe sulla diffusione di informazioni riservate, il giornalista ha rivelato anche dettagli operativi, come il momento degli attacchi e i tipi di armamenti impiegati.
In privato Waltz ha ammesso che le informazioni pubblicate erano autentiche. All’interno della Casa Bianca si è discusso da subito della possibilità che si dimettesse, ma fino a oggi Trump non gli ha chiesto di farlo. Anzi, in pubblico il presidente ha preso le sue difese, definendolo «un bravo uomo che ha imparato la lezione».
Una fonte vicina al Consiglio di Sicurezza Nazionale ha affermato che il presidente ritiene che sia passato abbastanza tempo dall’incidente con la chat Signal, tanto da poter presentare l’allontanamento di Waltz e Wong come parte di una normale riorganizzazione. Trump, secondo la fonte citata dall’emittente Cbs News, ha voluto evitare che il loro allontanamento fosse interpretato come una resa alle pressioni esterne.
Secondo varie fonti la prossima testa a saltare potrebbe essere quella del segretario alla Difesa, Pete Hegseth, finito nell’occhio del ciclone a poche settimane di distanza dal caso Waltz quando il New York Times ha pubblicato un articolo in cui si parlava della creazione di una seconda chat su Signal, tra i cui membri si contavano la moglie e il fratello, nel quale il segretario avrebbe condiviso dettagli su altri attacchi aerei e questioni di difesa.
Non estraneo alle gaffe, Hegseth lo scorso 30 aprile ha fatto parlare di sé quando ha eliminato un programma pensato per aumentare la partecipazione delle donne alla sicurezza nazionale. Lo aveva fatto pensando di smantellare un’iniziativa dell’odiato Joe Biden: in realtà questo programma era stato firmato da Donald Trump nel 2017. (riproduzione riservata)