Il dollaro crollerà fino ai livelli visti l'ultima volta durante la pandemia di Covid-19 (1,23) entro la metà del 2026, colpito dai tagli dei tassi d’interesse e dal rallentamento della crescita economica. L’avvertimento arriva da Morgan Stanley che vede l’indice del dollaro Usa cadere del 9%, fino a toccare quota 91 (il 2 giugno scambia a 98,69, -0,57%) a metà del prossimo anno.
Il biglietto verde si è già indebolito parecchio quest’anno a causa dei dazi commerciali dell’amministrazione Trump e dello scontro tra Stati Uniti e Cina. «Riteniamo che i mercati dei tassi e delle valute abbiano intrapreso trend importanti che si manterranno ancora a lungo, portando il dollaro molto più in basso e rendendo le curve dei rendimenti dei Ttreasury Usa molto più ripide, dopo due anni di oscillazioni all'interno di range ampi», stima Morgan Stanley.
L’indice del dollaro Usa è sceso di quasi il 10% dal picco di febbraio, poiché le politiche commerciali di Trump minano la fiducia negli asset statunitensi e inducono a riconsiderare la dipendenza mondiale dal biglietto verde. Tuttavia, il sentiment ribassista sulla valuta americana è ben lontano dai minimi storici, il che non esclude un ulteriore indebolimento di cui, secondo Morgan Stanley, potrebbero beneficiare l’euro, lo yen e il franco svizzero, considerati rivali del biglietto verde come valute rifugio a livello globale.
La banca di investimento ha previsto che l’euro salirà a 1,25 dollari il prossimo anno rispetto agli attuali 1,14, man mano che il dollaro si indebolisce. Anche la sterlina potrebbe salire da 1,35 a 1,45, favorita dai bassi rischi di tensioni commerciali nel Regno Unito. Mentre lo yen, attualmente scambiato intorno a 142 per dollaro, potrebbe rafforzarsi fino a 130. Al contempo, Morgan Stanley si aspetta che i rendimenti dei Treasury decennali Usa raggiungeranno il 4% entro la fine di quest’anno, per poi registrare un forte calo nel prossimo, mentre la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse per un totale di 175 punti base.
Morgan Stanley si aggiunge al coro di voci che mette in discussione un investimento nel dollaro Usa, mentre gli analisti valutano l’impatto della guerra commerciale avviata dal presidente statunitense, Donald Trump. JP Morgan la scorsa settimana ha detto che resta ribassista sul dollaro, viceversa raccomanda di puntare sullo yen, l’euro e il dollaro australiano.
Eppure, sebbene l’outlook di lungo termine sul dollaro resti ribassista, per scendere ulteriormente da qui in avanti potrebbero servire alcuni segnali di cedimento dei dati macro economici, avverte Kit Juckes, esperto di Societe Generale. I dati della Commodity Futures Trading Commission mostrano posizioni nette corte (short) sul dollaro Usa simili a quelle viste nel 2023 e nel 2024. In entrambe le occasioni, nota Juckes, la storia sulla fine dell’eccezionalismo della crescita Usa è svanita e il dollaro è rimbalzato.
Le previsioni del consenso sul pil Usa per il 2025 restano molto più basse rispetto all’inizio dell’anno, ma non stanno più scendendo. Nel frattempo, l’indice Bloomberg sulle sorprese economiche si muove senza una direzione chiara. Il risultato è un biglietto verde vicino ai suoi livelli più deboli da marzo del 2022, sostenuto da un outlook pessimistico sull’economia americana che, però, non si è ancora riflesso nei dati macroeconomici.
«Questo sembra più uno scenario da mercato laterale che l’inizio di una nuova fase ribassista per il dollaro», spiega Juckes, incline a considerare l’attuale debolezza della valuta americana un «fenomeno del lunedì». In ogni caso l’esperto di Societe Generale resta ribassista sul dollaro nel medio termine: «puntiamo a un cambio euro/dollaro a 1,20 e a un dollaro/yen a 138 entro l’inizio del 2026. Pur comprendendo che gli investitori globali potrebbero perdere fiducia negli asset americani e rimpatriare i capitali, riteniamo più probabile che la prossima fase di caduta del dollaro si verifichi quando i dati macro statunitensi si indeboliranno ulteriormente. Nel frattempo, le nostre valute preferite sono: il dollaro australiano in Asia, la corona norvegese e la svedese in Europa. Anche il dollaro canadese potrebbe risultare interessante una volta superata la decisione sui tassi di questa settimana». (riproduzione riservata)