Il peso del dollaro nel sistema finanziario internazionale è diminuito nel 2024, ma l’euro non ne ha approfittato, soprattutto a causa dell’assenza di titoli comuni. Lo spazio perso dalla valuta americana l’anno scorso, quindi già prima del «Liberation Day» di Donald Trump del 2 aprile, è stato occupato soprattutto da altre monete minori (come dollaro canadese e australiano) e dall’oro che ha superato l’euro nelle riserve totali globali (20% contro 16%), come riportato su MF-Milano Finanza del 27 maggio.
Secondo i dati pubblicati dalla Bce, la quota del dollaro nelle riserve valutarie globali è scesa l’anno scorso dal 60% al 58%. Era al 73% nel 1999. L’euro ha mantenuto negli ultimi anni un peso attorno al 19%. Più o meno la stessa cifra si osserva in altri ambiti come i prestiti e i depositi internazionali.
La Bce ha osservato che questa stabilità è stata «degna di nota in un anno di tagli dei tassi, in seguito a un ulteriore calo dell’inflazione e in un contesto di continue tensioni geopolitiche». La quota dell’euro nelle riserve ufficiali globali è rimasta di fatto invariata dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. «Il rispetto dello Stato di diritto rimane essenziale per mantenere, e potenzialmente aumentare, la fiducia globale nell’euro», ha detto la presidente Christine Lagarde.
Sebbene i dati non indichino cambiamenti significativi nell’uso internazionale dell’euro, secondo la Bce «è importante rimanere vigili. Le banche centrali hanno continuato ad accumulare oro a un ritmo record e alcuni Paesi hanno esplorato alternative ai tradizionali sistemi di pagamento transfrontalieri». La frammentazione geopolitica sta cambiando anche i modi di fatturazione in valuta nel commercio globale. Sono emerse anche nuove sfide come quelle delle criptovalute.
Il membro del comitato esecutivo Piero Cipollone ha ricordato quello che occorre fare per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Servono progressi sull’integrazione dei mercati dei capitali e occorre introdurre l’euro digitale.
La sfida principale è comunque quella di aumentare l’offerta di safe asset comuni, come hanno ricordato anche il capoeconomista Bce Philip Lane e il vicedirettore generale della Banca d’Italia Paolo Angelini. I titoli tedeschi non sono sufficienti per colmare la richiesta degli investitori internazionali che sarebbero contenti di poter inserire nei portafogli più bond europei.
Serve però «un passo politico coraggioso per avviare un processo che trascende i confini dei programmi esistenti», ha ricordato Angelini. Non mancano proposte, come quella di Olivier Blanchard e Angel Ubide. Ma senza un’iniziativa dei governi, e in particolare della Germania, sarà difficile osservare nei prossimi anni un significativo rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro. (riproduzione riservata)