Il decreto Bollette tutela gli italiani vulnerabili non solo riconoscendo un bonus di 200 euro per l’energia per i clienti con un Isee fino a 25 mila euro ma anche tutelando il loro diritto all’abitazione, escludendo la pignorabilità della casa - se unico immobile di proprietà - per debiti per utenze condominiali inferiori ai 5 mila euro.
Un passo importante compiuto dal governo «nel dimostrare una sensibilità istituzionale verso le difficoltà quotidiane affrontate da molte famiglie italiane e nel cercare di risolvere distorsioni dell’ordinamento», poi «come su ogni provvedimento possono essere apportate delle migliorie tecniche per massimizzare l’impatto della misura», ha spiegato a MF-Milano Finanza, Giovanni Pastore che con la Consulta Nazionale Antiusura e la Federazione Europea per la Giustizia ha ispirato l’emendamento al dl in materia.
I condomìni hanno infatti il potere di ingenerare un effetto domino che finisce con il togliere la proprietà della casa ai morosi, senza però riuscire così a rimpinguare le proprie casse. L’amministratore del condominio può infatti ottenere molto velocemente un decreto ingiuntivo per il recupero delle somme non pagate da un condomino, anche senza previa autorizzazione dell’assemblea. Dall’arrivo della notifica il condomino moroso ha 10 giorni per pagare, altrimenti l’amministratore può agire con il pignoramento dell’appartamento al fine di recuperare le somme dovute. Stando infatti ai dati di alcuni dei principali Tribunali italiani, il 12% dei pignoramenti (con picchi del 15% nella provincia di Roma e del 17% a Milano e dintorni) è stato attivato direttamente dai condomìni negli ultimi tre anni, «accelerando di gran lunga i tempi delle banche, molto più attente e con monitoraggi più lunghi», ha riportato Pastore. «Il condomino moroso deve rispettare il termine di pagamento dell’atto di pignoramento per evitare che la sua casa finisca all’asta. Intanto, se ha contratto un mutuo su quell’immobile, la banca risolve il contratto di finanziamento, richiedendo il pagamento immediato dell’intero debito residuo».
I costi aggiuntivi imposti alle famiglie in difficoltà per giunta non corrispondono a recuperi economici per i condomìni. Anzi le esecuzioni immobiliari «attivate frettolosamente dai condomìni si concludono quasi sempre con la vendita all’asta a prezzi irrisori dell’appartamento, favorendo lo speculatore di turno, senza alcun recupero per il condominio», e quindi «le spese irrecuperabili ricadono sulle spalle dei condòmini non morosi», segnala Pastore. Ecco che sarebbe meglio «con costi fissi e ridotti, l'iscrizione di un'ipoteca volontaria o giudiziaria sugli immobili dei condòmini morosi che consentirebbe un rientro economico per il condominio in caso di vendita o successione».
Pastore ipotizza inoltre che il tetto dei 5 mila euro sia troppo basso «soprattutto alla luce dei rincari energetici e dello sforzo normativo profuso negli ultimi anni per potenziare i sistemi non unifamiliari di riscaldamento domestico per ragioni ambientali». Nondimeno bisognerebbe sostituire il termine «bollette» con «utenze condominiali» e l’espressione «soggetto vulnerabile» con «condomino» per evitare di «lasciare spazio a interpretazioni e quindi a contenziosi in tribunale che potrebbero invalidare la norma», ammonisce Pastore. E ancora, andrebbe precisato che il provvedimento non riguarda solo la casa ma anche le pertinenze, altrimenti «risulterebbero pignorabili ad esempio box e cantine, pur se compresi nell’eventuale mutuo». (riproduzione riservata)