«La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la difesa collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare» ma «ora è necessaria». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con i Rappresentanti delle Istituzioni, delle Forze politiche e della Società civile.
Secondo il capo dello Stato, «richiede uno sforzo convergente la definizione compiuta di una strategia di sicurezza nazionale, in un tempo in cui siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali». E comunque tutto viene fatto «nel quadro di una politica rispettosa del diritto internazionale».
L’obiettivo e la «nostra comune speranza oggi ha il nome della pace. Una pace vera e giusta ovunque che ponga fine all'incertezza e al disorientamento indotti dalla attuale situazione internazionale», ha continuato Mattarella. Concretamente «abbiamo il dovere di coltivare e consolidare ogni piccolo spiraglio che si apra rispetto ai conflitti in corso, in Ucraina come in Medio Oriente». Lavorando così per costruire «quella ‘pace permanente’, come la definì il presidente Franklin D. Roosevelt che affermava: ‘Più che una fine della guerra vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre’». La pace, quindi, va interpretata «come affermazione del diritto sulla forza delle armi. Come condizione di libertà e sviluppo».
Questo «nostro tempo ha sempre più numerosi grandi problemi che non possono essere governati, risolti dalla dimensione del singolo Stato. Neppure il più ricco, il più grande, il più forte militarmente tra i Paesi europei può avere la capacità di fare da solo in questo mondo che cambia», ha voluto sottolineare Mattarella.
Ecco che l’Europa «è la strada da percorrere senza ripensamenti, perché soltanto l'Europa può preservare, e dare un futuro, a quelle conquiste che gli Stati hanno garantito per decenni con i loro ordinamenti».
Sempre con lo sguardo al domani, è necessaria «una politica energetica che assicuri autonomia strategica», un settore in cui «molto è stato fatto» ma per il quale serviranno impegni ulteriori «sia nell'approvvigionamento, sia nella diversificazione delle fonti, ferme restando le ineludibili esigenze di transizione ecologica. Soprattutto considerando la crescente domanda di energia, dovuta anche all'impatto delle nuove tecnologie e alle altissime esigenze energetiche dei sistemi di intelligenza artificiale».
Un comparto ha aggiunto il presidente «dove l'Europa sembra essere rimasta indietro e potrebbe invece aspirare a un ruolo autonomo è proprio quello dell'intelligenza artificiale: I Paesi dell'Unione dispongono, insieme, delle risorse necessarie per realizzare un modello di intelligenza artificiale originale, trasparente, sicuro, attento ai diritti, finalizzato a sviluppare i settori di eccellenza che in Europa e in Italia non mancano». Allo stesso modo «si potrebbero ricordare i piani necessari all'ammodernamento della rete di infrastrutture, dalle comunicazioni alla mobilità». (riproduzione riservata)