Lo stabilimento di Valbruna a Bolzano che lavora l’acciaio anche per l’industria della Difesa è al centro di un confronto serrato fra l’azienda da un lato, rappresentata dalla famiglia vicentina Amenduni e la Provincia autonoma dall’altro.
Tanto che è dovuto intervenire il ministero delle imprese e del made in Italy guidato da Adolfo Urso per chiedere l’apertura del fascicolo sul Golden Power a tutela di un asset produttivo strategico. E pure la Regione Veneto che parla di «allarme» per i 571 addetti dell’impianto locale che «interessa direttamente anche i 1.197 lavoratori dello stabilimento di Vicenza... interconnesso al precedente e le cui produzioni verrebbero cessate e spostate all’estero in caso di espulsione dalle aree di Bolzano». A tutela della continuità della produzione sono intervenuti anche il Comune di Vicenza e i sindacati.
Che cosa è successo? La Provincia di Bolzano ha indetto una gara per l'assegnazione della concessione del diritto di superficie dell’area dove si trova lo stabilimento, dal momento che quella attuale è scaduta. La giunta provinciale ha confermato la procedura e non ha ritirato il bando, nonostante le richieste contrarie, sostenendo che l'obiettivo è salvaguardare siderurgia e occupazione tramite una nuova concessione. Quella in vigore, del 1995, è scaduta. Il bando è stato confermato anche dopo una riunione del 7 novembre a Roma fra le parti coinvolte.
Il governo è dovuto intervenire riconoscendo la produzione di acciaio come strategica per l'interesse nazionale e sta valutando un intervento dopo la conclusione della procedura di aggiudicazione. Il ministro Urso ha ribadito la valenza strategica della produzione siderurgica di Valbruna per l’Italia e per il comparto Difesa europeo, come già indicato dal ministro Guido Crosetto. «Nella procedura del Golden Power, che risponde a regole precise, si è accertato che la produzione siderurgica di Valbruna è di interesse strategico nazionale. Alla luce di quanto discusso, abbiamo comunicato alla Provincia autonoma di Bolzano che deve garantire la continuità produttiva», ha sottolineato Urso.
Valbruna è un gruppo internazionale con sede a Vicenza e ricavi (2024) attorno a 900 milioni di euro, già presente negli Usa, dove potrebbe spostare la produzione italiana evitando di pagare i dazi salati del presidente Donald Trump (50%) sull’acciaio di provenienza Ue. Le parti sociali temono che il confronto serrato a Bolzano possa portare alla fine ad una decisione in questo senso. La Regione Veneto, dal canto suo, ha comunicato al tavolo ministeriale la possibilità di proporsi a fianco dell’azienda nel ricorso proposto al Tar di Bolzano per l’annullamento del bando. E ora Venezia sta valutando la costituzione in giudizio a tutela dell’attività aziendale. Ma non è finita qui, perché la Provincia di Bolzano, in una comunicazione, segnala la diffida presentata dagli Amenduni nei confronti dell’amministrazione locale per rivendicare un diritto di opzione d’acquisto risalente al 1995 e rimasto sospeso. Gli Amenduni sono una famiglia nota alla comunità finanziaria, controllano il veicolo Ferak, che detiene circa l’1% delle azioni delle Assicurazioni Generali. (riproduzione riservata)