«In un contesto molto più complesso rispetto a solo pochi mesi fa, l'Italia si contraddistingue per una gestione della finanza pubblica, che permette di confermare in questo Documento gli obiettivi di spesa netta e di riduzione del deficit e del debito stabiliti nel Piano dello scorso ottobre e attestare il miglioramento dei dati relativi al 2024, acquisendo già un effetto positivo nel conto di controllo su cui tornerò a breve. Uno stato di cose chiaramente riconosciuto dai mercati finanziari». Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sul Dfp davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato a Palazzo Madama.
Lo spread Btp-Bund, al netto della volatilità delle ultime settimane, evidenzia da tempo una marcata tendenza al ribasso. «Anche le agenzie di rating, che già a partire dalla fine del 2023 hanno rivisto al rialzo l'outlook del Paese, stanno migliorando il giudizio sul nostro Paese, come testimoniato dal recente upgrade effettuato da S&P, particolarmente rassicurante poiché si verifica in un contesto di rallentamento dell'economia globale» sottolinea.
La decisione di Donald Trump di imporre dazi commerciali sulle importazioni e le contromosse di altri partner commerciali «sono destinate a ridisegnare il commercio internazionale e le catene del valore globali». Una fase di passaggio che, assicura il numero uno del Mef, «sarà attentamente monitorata, con particolare riferimento agli effetti sugli investimenti e sui consumi delle famiglie».
Quindi le revisioni della crescita al ribasso (+0,6%) operate nell’ex-Def «non devono stupire, anzi sono solo un segnale della serietà del governo rispetto a elementi esogeni» spiega Giorgetti, conscio del «frangente internazionale caratterizzato da cambiamenti sempre più repentini, che rendono particolarmente complesso elaborare stime non solo nel lungo termine, ma anche nel breve».
«Lo scenario è in continua evoluzione». La politica sui dazi degli Usa, anche dopo la pausa di 90 giorni, fa sì che «il quadro complessivo resta, comunque, estremamente incerto» ribadisce il ministro. Le valutazioni e le simulazioni sull'impatto dei dazi «forniscono indicazioni peggiorative sulla crescita ma sembra sembra prospettarsi uno scenario meno avverso di quello messo in conto nelle previsioni ufficiali; più favorevole in termini sia di possibile esito finale della struttura dei dazi a livello internazionale, sia di variabili esogene (quali i prezzi dell’energia e i tassi d’interesse) che condizionano la crescita. Il quadro macroeconomico è pertanto soggetto anche a rischi positivi».
Monitoraggio necessario anche sul livello di spesa dei fondi Pnrr. A marzo 2025, riporta Giorgetti, «è stata sostenuta una spesa totale di circa 66 miliardi di euro, importo che corrisponde a circa il 34% del budget totale del Pnrr e al 54% delle risorse ricevute finora dalla Commissione europea».
Quest’anno e il prossimo «ci aspettiamo un sostanziale aumento della spesa, con il progressivo completamento degli investimenti e la chiusura dei numerosi cantieri aperti in tutta Italia». Però ha aggiunto il titolare del Mef: «Riteniamo inoltre del tutto fisiologico che, indipendentemente dal conseguimento degli obiettivi e dei traguardi entro la fine del 2026, parte della spesa dovrà essere contabilizzata anche negli esercizi successivi».
Intanto il governo sta lavorando «per il raggiungimento degli obiettivi previsti nelle ultime tre tranche e a un monitoraggio rafforzato dello stato di attuazione» del Pnrr «anche al fine di individuare gli eventuali aggiustamenti necessari per completare gli investimenti nei tempi previsti». E nell’ambito della riprogrammazione «come emerso anche dalle interlocuzioni con le parti sociali si potranno individuare risorse da destinare a imprese, lavoratori e settori più colpiti dalla guerra commerciale».
Sempre parlando di spesa, Giorgetti ha anticipato che l’Italia raggiungerà nel 2025 l'obiettivo di una spesa del 2% del pil nel settore della Difesa. A dirlo è «il lavoro di ricognizione secondo la metodologia Nato, effettuato con particolare scrupolo, che lascia ritenere che già da quest'anno saremo in grado di raggiungere l'obiettivo del 2% del pil assunto nel 2014». Nondimeno ha concluso Giorgetti, «siamo oltremodo coscienti anche alla luce delle attuali tensioni, dell'esigenza di incrementare tali spese nei prossimi anni».
Però «per ora il governo non utilizzerà la deroga al patto di stabilità per le spese militari. Riteniamo sia giusto aspettare il vertice Nato di giugno 2025 per capire quale è l'orientamento generale. Poi significa fare delle scelte perchè se si aumentano le spese militari non si aumentano altre spese come la spesa per la sanità o altro» ha aggiunto.
Quel che è certo, secondo il ministro, è che un altro piano Next Generation Eu «è impossibile, anche per quel che riguarda le spese per la difesa».
Rispondendo alle domande su questioni nazionali, ha anticipato che nel consiglio dei ministri programmato per venerdì 18 aprile «ci dovrebbe essere» l'atteso decreto correttivo per adeguare il calcolo degli acconti Irpef alle tre aliquote, anziché dei quattro scaglioni.
Per quanto riguarda l'aspettativa vita, «io l'ho detto pubblicamente e lo ribadisco qui: chiaramente questa è una delle cose che vogliamo fare, in termini programmatici, cioè sterilizzare l'incremento dei tre mesi sui 67 anni e sull'età pensionabile dell'anzianità, perché consideriamo il sistema già uno dei sistemi in Europa, tra virgolette, più performanti». (riproduzione riservata)