Nuovo capitolo del Dieselgate. Ha preso avvio nel Regno Unito un processo che vede coinvolti cinque colossi dell’automotive: la tedesca Mercedes, la giapponese Nissan, le francesi Renault e Peugeot-Citroën (entrambe di proprietà di Stellantis) e l’americana Ford.
Secondo quanto riportato da Reuters, gli avvocati di oltre 1,6 milioni di ricorrenti sostengono che le case automobilistiche abbiano manipolato i test sulle emissioni diesel, preferendo «imbrogliare piuttosto che rispettare la legge». I produttori sono accusati di aver utilizzato «impianti di manipolazione» illegali, che rilevavano durante i test dei veicoli e garantivano che le emissioni di ossido di azoto (NOx) rimanessero entro i limiti di legge solo in condizioni di prova.
L’enorme processo che si aprirà per tre mesi davanti all’Alta Corte di Londra rappresenta l’ennesimo episodio dello scandalo delle auto diesel truccate. I produttori affermano che le accuse sono fondamentalmente errate e sostengono che ci sono ragioni giustificate per cui i sistemi di controllo delle emissioni sono calibrati per funzionare in modo diverso in determinate condizioni. Negano qualsiasi somiglianza con lo scandalo scoppiato nel 2015, quando Volkswagen aveva ammesso di aver utilizzato dispositivi di manipolazione.
Il processo, la cui conclusione è prevista per la metà del 2026, si concentrerà su un campione di 20 veicoli diesel prodotti dai cinque gruppi automobilistici citati in giudizio da quasi 850.000 ricorrenti.
L’Alta Corte dovrà stabilire se i veicoli esaminati fossero dotati di dispositivi di manipolazione vietati, mentre eventuali danni saranno decisi in un successivo procedimento previsto per il prossimo anno.
La sentenza avrà inoltre effetto vincolante su altre 800.000 richieste di risarcimento simili presentate contro altri produttori, tra cui Bmw e Vauxhall/Opel, questi ultimi di proprietà di Stellantis.
Non è la prima volta che l’Alta Corte di Londra è chiamata a pronunciarsi sugli impianti di manipolazione, come evidenziato da Reuters. Nel 2015 si era infatti pronunciata contro Volkswagen, accusata di di aver commercializzato a livello mondiale oltre 11 milioni di veicoli dotati di un software in grado di rilevare le fasi di test per ridurre le emissioni.
Volkswagen ha dovuto sostenere costi superiori a 32 miliardi di euro (37 miliardi di dollari) tra rifacimenti dei veicoli, multe e spese legali, mentre l’ex amministratore delegato Martin Winterkorn ha affrontato accuse penali, anche se il suo processo è stato sospeso all’inizio di questo mese per motivi di salute.
Lo scandalo, tuttavia, non ha riguardato solo la casa tedesca, estendendosi ad altri produttori e fornitori, alcuni dei quali hanno già pagato multe o raggiunto accordi negli Usa e altrove per chiudere le indagini sulle emissioni dei veicoli diesel.
Tom de la Mare, uno degli avvocati dei ricorrenti, ha dichiarato che i produttori del settore hanno preso «una decisione consapevole» di dare priorità alla comodità del cliente rispetto alla prevenzione dell’inquinamento. Stellantis, Mercedes e Nissan hanno chiuso rispettivamente a +2,7%, +1,2% e -3,8%. Alle 19:40 ora italiana, Ford guadagnava uno 0,7% a 11,5 dollari per azione.(riproduzione riservata)