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Carlo Rosa, Diasorin
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Diasorin, nel piano industriale 2026-2030 ricavi in aumento fino all’8% annuo e 1 miliardo di cassa

20 maggio 2026, 13:14 Ultimo aggiornamento: 19:15

La società di diagnostica punta sulle piattaforme Liaison Plex e Liaison Nes per crescere nei prossimi anni. Dalla guerra in Medio Oriente possibili extra costi di 8-10 milioni

Ricavi in crescita fino all’8% in media ogni anno e 1 miliardo di euro di cassa. Sono le stime contenute nel piano industriale 2026-2030 che Diasorin presenta in occasione dell’Investor Day del 20 maggio. La strategia della società di diagnostica guidata da Carlo Rosa si fonda su tre linee di business: immunodiagnostica, diagnostica molecolare e licensed technologies. Dopo la pubblicazione delle previsioni al 2030 il titolo di Diasorin scambia a 67,8 euro per azione, in calo del 2,7% a Piazza Affari intorno alle 15.

I numeri del piano

Nel 2026 è prevista una crescita del fatturato tra il 5% e il 6%, mentre nel periodo 2026-2030 la stima è di un aumento medio annuo tra il 6% e l’8% a cambi costanti. Sul fronte della redditività l’ebitda margin adjusted è atteso tra il 32% e il 33% nel 2026, ma nei prossimi anni il margine dovrebbe salire tra il 34% e il 35%. Per quanto riguarda la generazione di cassa, il free cash flow cumulato tra 2027 e 2030 dovrebbe essere di circa 1 miliardo di euro. Il gruppo intende quindi investire circa 500 milioni di euro, di cui 300 milioni in  ricerca, e proporre una politica di dividendi «considerevole».

«È un piano ambizioso se si considera che il nostro mercato di riferimento cresce in media del 3% all’anno», commenta Rosa. «Il settore presenta due trend: l’invecchiamento della popolazione e, di conseguenza, l’aumento dei costi sanitari, oltre al numero dei pazienti. La diagnostica deve quindi offrire tecnologie che consentano un risparmio». 

I numeri non tengono per ora conto di eventuali effetti inflattivi derivanti dalla guerra in Medio Oriente che se prolungata, secondo stime interne comunicate dall’azienda, potrebbero apportare 8-10 milioni di extra costi a livello annualizzato.

Le tre linee di sviluppo

Nel segmento immunodiagnostica, da cui proviene quasi il 70% delle vendite del gruppo, il focus è sull’espansione in aree cliniche come autoimmunità, ipertensione e infezioni gastrointestinali. «Nei prossimi anni lanceremo 20 prodotti nell’area delle malattie autoimmuni», annuncia Rosa. Il gruppo lancerà anche una nuova macchina, Liaison XL, con una capacità di analisi maggiore di quelle attuali.

Nella diagnostica molecolare i prodotti di punta sono le piattaforme Liaison Nes, lanciata da poco per i test effettuati in studi medici e pronto soccorso, e Liaison Plex. «Abbiamo appena lanciato Liason Nes per le infezioni respiratorie, la prossima sfida sarà svilupparlo anche per le infezioni ginecologiche femminili», aggiunge l’ad.

Il terzo filone della strategia sono le partnership strategiche. In quest’area Diasorin intende sviluppare tecnologie diagnostiche in collaborazione con le case farmaceutiche, ipotizzando di iniziare dalle malattie gastrointestinali o dall’ipertensione, due campi in cui i medicinali di nuova generazione sono molto costosi.

La leadership degli Stati Uniti 

Dal punto di vista geografico Diasorin deve oltre la metà del fatturato agli Stati Uniti, mercato chiave per il gruppo dall’acquisizione di Luminex nel 2021. Negli Usa l’obiettivo del gruppo è operare in 600 ospedali entro fine anno e in 900 strutture entro il 2030. «A livello mondiale gli Usa rappresentano il 40% del mercato, perciò è naturale che la vera sfida sia lì», considera Rosa. «A maggior ragione ora che la Cina è diventata marginale. Dopo il Covid ha cominciato a intervenire sul settore diagnostico, fissando i prezzi e favorendo i campioni nazionali. Nel 2019 in Cina fatturavamo circa 70-80 milioni, lo scorso anno questo numero era dimezzato. Per questo abbiamo deciso di abbandonare il progetto dello stabilimento produttivo a Shanghai».  

Il 35% dei ricavi arriva invece dall’Europa, dove Diasorin ha dismesso lo scorso anno lo stabilimento tedesco per concentrare gli sforzi sul polo italiano. «Abbiamo accorpato le fabbriche in due centri, in Italia e negli Usa, per aumentare l’efficienza in un contesto di prezzi che scendono e in cui, quindi, è necessario investire in automazione per aumentare i volumi», sottolinea il ceo. (riproduzione riservata)



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