In un’altra seduta di panico sui mercati - alle 10 del 7 aprile a Milano nessuna delle 40 società del Ftse Mib è in rialzo e l’indice perde oltre il 6% - pochi titoli riescono a limitare i danni. Tra le blue chip è il caso di Diasorin che cala «solo» dell’1,5% in una giornata caratterizzata da ribassi a doppia cifra. Anche Recordati e Amplifon, altre due aziende del Ftse Mib esposte al mercato farmaceutico e dei dispositivi medici, fanno meglio delle altre, con perdite intorno al 4%, grazie all’esclusione del settore farmaceutico dai dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
I prodotti farmaceutici per il momento restano esenti della tariffa del 20% sui prodotti in arrivo negli Stati Uniti dall’Unione Europea, che entrerà in vigore il 5 aprile. Anche i dazi di base del 10% non si applicano al comparto. «Una tregua temporanea per il settore in vista di dazi specifici per il comparto», commenta Geoff Meacham, analista di Citi. Gli analisti invitano quindi a non lasciarsi prendere dall’entusiasmo, poiché il pericolo non è ancora scampato. Il settore «sarà oggetto di una negoziazione a parte», ricorda anche Luigi De Bellis, head research team di Equita.
Sul mercato italiano il comparto è rappresentato da Diasorin, specializzata in test diagnostici, e Recordati, il cui business è più strettamente farmaceutico. Per Diasorin, in particolare, «l’impatto (dei dazi) ad oggi è limitato, in quanto l’85% delle vendite negli Stati Uniti sono prodotte local-for-local», stimano gli analisti di Equita. «A livello divisionale, le vendite sia del business molecolare che del Ltg sono già al 100% prodotte negli Usa, mentre solo una parte minoritaria dell’immunodiagnostica è realizzata in Europa con gli impatti che saranno mitigati alzando il prezzo di vendita».
Per quel che riguarda, invece, Recordati, nel 2024 il gruppo ha generato circa il 17% del fatturato negli Stati Uniti, dove vende farmaci per la cura di malattie rare. Questi medicinali sono prodotti fuori dagli Usa «con margini superiori alla media del gruppo», osserva Equita. «Nel caso questi medicinali venissero colpiti da dazi riteniamo comunque che le malattie rare possano essere esentate, rappresentando una piccola parte dell'immensa spesa del settore sanitario ed essendo spesso l'unica cura disponibile sul mercato. Lo scenario peggiore riguarderebbe l’annuncio di tagli dei prezzi». (riproduzione riservata)