Gli indicatori macroeconomici italiani sono in peggioramento rispetto alle previsioni fatte lo scorso autunno. E operano «in senso stagflativo», ha scritto nella prefazione del Documento di Finanza Pubblica, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il pil è rivisto al ribasso al +0,6% nel 2026 e nel 2027 e a +0,8% nel 2028 e 2029. Nel caso l’inflazione dall’1,4% del 2025 salisse al 2,8% a causa dei prezzi di petrolio e gas, nel 2027 riscenderà al 2%. Se poi il conflitto si protraesse, il pil scenderebbe allo 0,4% nel 2026, cadrebbe in recessione a -0,2% nel 2027 per poi attestarsi al +0,7% nel 2028.
Poteva andare peggio. Stando infatti al titolare del Mef, «il fatto che l'Italia si sia ritrovata in questo nuovo contesto con fondamentali macroeconomici, strutturali e di finanza pubblica in salute ha permesso contenere l'impatto del mutato contesto globale». E anche la reazione dei mercati, in primis in termini di spread, «sarebbe stata molto più accentuata se il Paese si fosse trovato in una situazione di maggiore fragilità».
Però è innegabile, si legge ancora nella prefazione del Dfp, che «i margini di bilancio risultino particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche.
Di conseguenza sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa». Però Giorgetti assicura: «Il governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese. Sarebbe irresponsabile non farlo perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe inaccettabile».
Al momento gli interventi sono stati effettuati attraverso «una riallocazione di altre componenti del bilancio, dunque neutrali per la finanza pubblica». Però, se «il quadro economico dovesse peggiorare, non si potrà escludere la possibilità che gli interventi addizionali finiscano per gravare sul bilancio pubblico». In tal caso «sosterremo ipotesi capaci di dare efficaci risposte da parte della Commissione Europea». Il ministro ha proposto in sede Ue «la possibilità di scostamento di bilancio nei settori in cui la Commissione ha già introdotto un temporary framework liberando gli aiuti di Stato su trasporti, agricoltura e pesca». Due aspetti logicamente connessi, secondo il numero uno del Mef. L’Italia però è pronta ad agire da sola. Lo scostamento di bilancio autonomo resta un'opzione, ma - stando a quanto riportano fonti governative a MF-Milano Finanza - rappresenta l’ultima spiaggia. (riproduzione riservata)