Doppio semaforo verde al documento di finanza pubblica dal Parlamento. Prima la Camera e poi il Senato hanno approvato la risoluzione di maggioranza sull’ex Def rispettivamente con 176 sì (e 103 no) e 88 voti favorevoli (e 58 contrari).
Un duplice risultato che ha reso «soddisfatto» il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, impegno a Washington ai lavori del Fondo Monetario, e che ha voluto «esprimere il mio personale ringraziamento a tutti i deputati e senatori che hanno votato e agli uffici del Mef che hanno lavorato su questo documento».
Il documento, che deve essere inviato alle istituzioni europee entro il 30 aprile, a causa di in un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e turbolenze dei mercati, rivede al ribasso le previsioni di crescita: il pil italiano salirà appena dello 0,6% nel 2025 (la metà di quanto stimato in autunno nel piano strutturale di bilancio), per poi stabilizzarsi allo 0,8% nel biennio successivo.
Resta la stessa invece la traiettoria del rapporto deficit/pil, che scenderà sotto al 3% già dal 2026 come da impegni presi con Bruxelles, con il debito in frenata dall'anno successivo anche per l'attenuarsi del peso del Superbonus sui conti pubblici.
La risoluzione delle forze parlamentari di maggioranza chiede al governo di impegnarsi su quattro direttrici. Attenzione «particolare» è rivolta alla prevenzione sanitaria, soprattutto nella forma di vaccini e screening, «che sono da considerarsi prioritari per la resilienza sociale ed economici». Ecco che FI, FdI, Lega impegnano l’esecutivo «a valutare di adottare misure» in questa direzione.
Poi il governo è chiamato a rispettare il percorso della spesa primaria netta, l’indicatore di riferimento del nuovo Patto di stabilità, e ha implementare le riforme e gli investimenti «degli enti locali in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale».
A completare il quadro c’è l’indicazione di «implementare» le misure a sostegno delle politiche giovanili e della famiglia, «con particolare attenzione alle misure dirette a contrastare la crisi demografica, a sostenere la maternità e la paternità e a promuovere ed incentivare la conciliazione famiglia lavoro».
Nella risoluzione non ci sono invece riferimenti alla spesa militare. Il governo ha confermato che intende raggiungere il target Nato del 2% del pil in spesa militare entro l'anno ma ha anche allontanato l'ipotesi di uno scostamento di bilancio - che andrebbe votato entro il 30 aprile - o di una richiesta di una deroga al Patto si Stabilità per le spese militari. Si attenderanno le decisioni del prossimo vertice Nato in programma a giugno. (riproduzione riservata)