Ancora più dei contenuti, stupiscono i toni: raramente il numero dell’Eni, Claudio Descalzi, si era espresso con tanta schiettezza e durezza sul tema della transizione energetica. Ma cosa ha davvero animato l’ormai famoso sfogo di sabato 5 ottobre, quando dal palco della Giornata dell’Economia organizzata a Milano da Forza Italia il top manager ha tuonato contro la «stupidità» che sta uccidendo lentamente l’industria?
Certo Descalzi non ce l’aveva con la transizione in sé: il Cane a sei zampe l’ha messa al centro della sua strategia al punto da averci modellato ben tre società satellite: le quotande Plenitude, Enilive e la futura newco della Ccus, la cattura e stoccaggio della Co2.
E nemmeno troppo con l’auto elettrica, anche se è chiaro che l’ad di Eni non la considera la sola via per la mobilità sostenibile: «Stiamo investendo anche noi nell’elettrico tramite Plenitude ma crediamo anche molto nei biocarburanti, subito disponibili senza la necessità di cambiare i motori e la rete di distribuzione».
A farlo parlare fuori dai denti, trasformandolo di colpo da manager dell’energia a paladino dell’industria in generale, è piuttosto quella che ha definito «l’ ideologia ridicola che una minoranza riesce a imporre alla maggioranza dei Paesi europei», e soprattutto l’idea di un’Europa che ha abbandonato l’industria a favore del terziario. Non a caso, gli applausi più calorosi Descalzi li ha strappati proprio agli imprenditori presenti in sala. «Serve una visione globale, non possiamo chinare il capo. Non sono anti-europeo, ma sono anti-stupidità, perché la stupidità uccide e ci sta uccidendo».
Il suicidio dell’Europa, nell’analisi dell’ad di Eni, è iniziato quando si è preferito puntare tutto sul terziario, lasciando atrofizzare l’industria e il settore secondario: «Sento parlare di crescita, ma la verità è che dal 2008 la linea è rimasta piatta. L’Europa ha perso sempre più terreno rispetto a Stati Uniti e, soprattutto, Cina.
La scelta di concentrarsi sul terziario è stata presa sulla spinta della globalizzazione, ma la globalizzazione funziona quando non ci sono tensioni geo-politiche né una forte concorrenza».
Di qui è partito l’attacco a un approccio che a detta di Descalzi sovverte le regole del mercato, perché punta sull’offerta più che sulla domanda. Il riferimento è, per esempio, all’idrogeno verde, ma non solo. «Le nuove tecnologie sono bellissime, ma se non hai un’industria in grado di supportarle ci si ferma qui. L’errore più grave è stato trattare l’industria come il nemico», ha detto il manager, «raccontando la favola che fosse la sola responsabile delle emissioni inquinanti. Il risultato? L’Europa è l’unica ad averle ridotte ma oggi è costretta a importare ben più di quanto esportava 20 anni fa da quei Paesi che invece hanno portato avanti le proprie industrie». (riproduzione riservata)