Il risiko bancario italiano passa per un nuovo snodo in Delfin, dopo il riassetto varato tra gli eredi Del Vecchio e rivelato da questo giornale. La holding della famiglia Del Vecchio detiene infatti il 17,5% di Mps, quota che ne fa il primo azionista davanti a Francesco Gaetano Caltagirone, al 13,5%, e come visto nel rinnovo della governance ad aprile le assegna un ruolo decisivo negli equilibri di Rocca Salimbeni.
La partita del Monte dovrà trovare ora un suo equilibrio con la nascita delle mini holding dei figli del fondatore di Luxottica, dove saranno custoditi i pacchetti miliardari di Delfin.
La scelta sul futuro di Mps arriverà in una fase nuova per la governance della cassaforte che fra le partecipazioni in Unicredit, Generali e Covivio, vale oltre 40 miliardi di euro. Grazie allo statuto blindato di Delfin Francesco Milleri è saldo alla presidenza e conserva i poteri attribuiti al consiglio dalle regole societarie volute di Leonardo Del Vecchio.
A cambiare però sono gli equilibri interni alla famiglia, sui cui fino ad ora il presidente di EssilorLuxottica ha già mostrato di sapere lavorare con capacità incrementando il patrimonio del Del Vecchio.
Consumata la rottura con Leonardo Maria, uscito da Luxottica e fino a poco tempo fa suo principale sostegno tra gli eredi, il manager umbro può contare adesso soprattutto sulla vicinanza di Marisa Del Vecchio, secondogenita del fondatore e custode del suo pensiero.
Un passaggio che non modifica formalmente la governance, ma rende più importante la ricerca di consenso tra gli otto soci eredi sulle operazioni di maggiore rilievo, dopo l’avvio del riassetto nello scrigno lussemburghese, come svelato da MF-Milano Finanza (vedi numero del primo settembre). Il destino del risiko è una di queste.
Ciascun erede possiede il 12,5% di Delfin e per cambiare le regole della holding serve l’unanimità. Il board resta quindi il centro operativo della cassaforte e mantiene ampi margini nella gestione della liquidità e delle partecipazioni. Ma dopo la rumorosa uscita di Lmdv e i segnali mandati a giugno anche dagli altri soci con la nomina dei commissari sui conti, sebbene con passaggi informali il metodo decisionale potrebbe diventare più collegiale.
E il primo test saranno proprio le tre offerte del risiko bancario: quella di Intesa Sanpaolo su Mps e la doppia ops di Rocca Salimbeni su Banco Bpm e Banca Generali. Con il suo 17,5%, Delfin avrà un peso determinante nell’assemblea straordinaria del 29 ottobre, sia sul quorum sia sugli equilibri del voto. La scelta della holding potrebbe contribuire a orientare il prossimo passaggio del consolidamento.
Due gli scenari sul tavolo. Il primo porta a Intesa Sanpaolo: aderendo all’offerta, Delfin trasformerebbe il pacchetto Mps in una quota vicina al 4% di Ca’ de Sass, oltre alla componente cash prevista per ogni azione conferita. La holding diventerebbe così un azionista rilevante della prima banca italiana, incassando subito preziosa cassa potenzialmente impiegabile anche in eventuali riacquisti di quote dei soci.
L’alternativa è sostenere il progetto di Luigi Lovaglio – che per le maggioranze qualificate del 29 ottobre ha fortemente bisogno del pesante pacchetto di voti in mano a Delfin – e mantenere Mps come perno di una strategia autonoma, con Banco Bpm e Banca Generali sullo sfondo e la prospettiva di un terzo polo bancario.
La scommessa è più rischiosa, ma andrebbe nel verso delle idee di Leonardo Del Vecchio. Che era quella di contribuire a creare grandi istituzioni finanziarie italiane da mettere al servizio del sistema di pmi. La holding ha affidato a Lazard il mandato per valutare le opzioni.
Ma la decisione sarà anche politica, perché riguarda il posizionamento di Delfin e della famiglia Del Vecchio nel sistema finanziario e le future alleanze. È qui che pesa il nuovo equilibrio interno. Milleri non perde i poteri previsti dallo statuto, ma viene meno un appoggio familiare che ne aveva rafforzato la posizione.
Con Leonardo Maria fuori dall’asse e Marisa come principale riferimento, il confronto con gli altri soci diventa più rilevante. Il dossier Mps sarà così anche il primo test della nuova fase di Delfin: il board continuerà a decidere, ma sulle grandi operazioni Milleri dovrà probabilmente condividere di più il percorso con gli otto eredi Del Vecchio. (riproduzione riservata)