Maggior attenzione alla crescita e una dettagliata strategia di medio-lungo periodo per uscire dalla crisi da Covid-19. È questo il riassunto dell'intervento del presidente del Cnel, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, Tiziano Treu, all'audizione sul Def davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. “È necessaria una strategia di uscita dalla crisi di medio periodo orientata alla riallocazione ottimale dei fattori produttivi, alla creazione occupazionale e agli investimenti pubblici e privati e alla domanda, in particolare, delle famiglie e dei soggetti più colpiti", ha esordito Treu.
"Occorre un sostegno più forte alla crescita dell'occupazione", ha poi proseguito, "e chiediamo un'attenzione particolare, per far sì che questa crescita sia in grado di portare i livelli di occupazione ai livelli europei". L'occupazione, secondo Treu, è il "motore" dello sviluppo soprattutto in un'economia “sostenibile e basata sulla conoscenza e le competenze”. Servono, dunque, anche “misure più incisive per contrastare la povertà e il rafforzamento del reddito di cittadinanza”.
Il Cnel, inoltre, si è detto d'accordo con la scelta di proseguire, anche nei prossimi mesi, nel perseguimento di politiche espansive sia di sostegno alle imprese ed ai lavoratori colpiti dalla crisi, e sia per aumentare il volume degli investimenti. "Al riguardo il bilancio pubblico, come affermato dal Ministro dell'Economia e Finanze, opera alla stregua di un grande ammortizzatore sociale e, contemporaneamente, di uno strumento per evitare la perdita di potenzialità produttive in settori chiave del Paese", ha ribadito il presidente Treu, sottolineando i rischi dell'emersione "di una nuova classe sociale di poveri e la gravità della situazione occupazionale".
"Entrambe queste problematiche", ha messo poi in evidenza, "sono di drammatica rilevanza sociale e devono essere oggetto di specifica e maggiore attenzione nella impostazione del Def e del Pnrr". Le due condizioni fondamentali affinché ci si possa mettere sulla strada della ripresa sono il pieno successo della campagna vaccinale entro l'autunno e "che ci sia una piena e rapida approvazione del Def insieme al Pnrr e la predisposizione di progetti dettagliati con tempi precisi".
Treu ha tenuto a sottolineare che le riforme richieste dall'Europa come necessarie a complemento degli investimenti sono ancora indicate troppo genericamente nel documento. Quella della P.A. è "la riforma delle riforme per far calare gli investimenti nel territorio, la riforma del fisco deve essere più organica e comprendere una equilibrata distribuzione dei carichi. Ci auguriamo vengano affrettati i tempi", ha ribadito Treu.
In generale, nel Def "si rileva un insufficiente raccordo degli obiettivi e delle misure indicate con quanto contenuto nel Pnrr. Il rischio di una perdurante bassa occupazione va scongiurato non solo per motivi di giustizia sociale, ma anche perché essa è un fattore che ostacola una efficace ripresa economica". Inoltre, "servono impegni precisi e coraggiosi mirati all'l'innalzamento del tasso di occupazione verso i livelli dei Paesi dell'Ue che deve assumere una decisa centralità per i prossimi anni, con particolare riguardo ai giovani e alle donne".
Il Cnel condivide le analisi generali e gli elementi positivi del Def sia con riferimento alla economia nazionale, con un buon andamento dell'industria manifatturiera e delle costruzioni, grazie alle agevolazioni per la riconversione energetica, sia al buon andamento dell'export, che può aumentare con la ripresa globale, oltre che ad un deficit inferiore alle attese per minori spese e maggiori entrate, anche per un aumento della tax compliance.
"L'assunzione di fondo del Def è che sia sufficiente la ripresa delle attività economiche e della domanda aggregata, che presumibilmente si manifesterà nei prossimi mesi a seguito dell'allentamento delle misure restrittive, per riassorbire il sottoutilizzo di ore lavorate e le perdite occupazionali sin qui accumulate. Vi è, tuttavia, ragione di dubitare che ciò basti per ripristinare la crescita e recuperare il terreno perso". Secondo Treu, "i motivi sono semplici. In primo luogo, l'evidenza delle passate crisi mostra come, in ciascun periodo di recessione prolungata, l'economia italiana sia uscita in ritardo, con un gap di produzione e occupazione associato ad un minor tasso di crescita". In secondo luogo, ha proseguito, "senza una profonda semplificazione della normativa sulle opere pubbliche, gli effetti degli investimenti pubblici saranno fortemente depotenziati dai vincoli burocratici".
Per quanto riguarda la riforma fiscale, infine, "ne occorre una organica da avviare subito, e una più decisa lotta alla evasione che è essenziale anche per restituire risorse alla collettività e per compensare almeno in parte gli oneri delle riforme stesse". Attraverso la istituzione di una Commissione di esperti, ha proseguito Treu, il Cnel "sta elaborando una proposta complessiva, in parte già sottoposta al Parlamento, che verrà finalizzata in tempi brevi".
Come ultimo aspetto, il Def 2021 sottolinea "opportunamente che non va dimenticato l'equilibrio dei conti pubblici, a fronte della inevitabile crescita del deficit e del debito. Si ritiene peraltro che tale equilibrio sia raggiungibile nei prossimi anni via via che la economia recupererà terreno, in ciò facilitato dai bassi tassi di interesse e dall'andamento dell'avanzo primario. Tali affermazioni andrebbero avvalorate da elementi più precisi, tanto più che il nostro Paese intende ricorrere ampiamente ai prestiti del Ngeu, a differenza di altri paesi che non li utilizzano affatto. Anche la stessa conclusione risente di non pochi elementi di incertezza, legati all'andamento delle diverse variabili economiche in gioco e alla stessa capacità di effettiva implementazione delle misure previste dal Def e dal Pnrr nei prossimi anni", ha argomentato Treu.
Per questo, in una ottica di strategia di "medio periodo", il Def "dovrebbe indicare misure fatte non di sostegni o incentivi, come il rinnovo degli esoneri contributivi per il sud e le donne, ma di politiche attive per il lavoro, per la ricollocazione dei lavoratori, per la riqualificazione delle competenze a sostegno della mobilità dei lavoratori per favorire e supportare la transizione verde", e in questa direzione sono da considerare il "fondo nuove competenze", che "pur sostenendo indirettamente le imprese che investono in formazione, tuttavia non risolve il problema della riqualificazione dei lavoratori, dell'incrocio tra domanda e offerta di competenze e della transizione formazione-lavoro". Anche le risorse a valere sul fondo ReactEe destinate alle politiche attive, "seppur modeste”, sono un “altro passo nella giusta direzione, la cui efficacia tuttavia dipenderà dalla riorganizzazione dell'Anpal e dalla collaborazione Stato-Regioni", ha concluso. (riproduzione riservata)