La nascita del sistema di IA cinese DeepSeek, sviluppato dall’imprenditore Liang Wenfeng, apre uno scenario inaspettato nella lotta globale per la supremazia tecnologica, in cui finora gli Stati Uniti avevano esercitato un’indiscussa supremazia.
Non che i segnali di inquietudine mancassero a Washington: le scelte di Trump riguardo la deregulation sullo sviluppo degli algoritmi e il lancio del progetto Stargate – un colossale investimento che mira a consolidare la leadership a stelle e strisce nella IA – fanno il paio con la decisione di Biden di limitare l’accesso alla Cina ai semiconduttori avanzati e manifestano quanto gli USA sentano il fiato sul collo del competitore cinese. Ora, però, il tutto si appresta a prendere una piega assai più preoccupante.
DeepSeek non è solo una risposta a Stargate, ma un passo che rende la Cina protagonista in una corsa che ricorda quella per il dominio nucleare della Guerra Fredda. Questa volta, però, i missili sono stati sostituiti dai dati e le armi dall’intelligenza artificiale. Come nel confronto tra USA e URSS del XX secolo, oggi si assiste a una competizione feroce tra due superpotenze, mentre l’Europa, frammentata e in ritardo, rischia di rimanere terra di conquista.
Con una differenza sostanziale: mentre l’URSS fu schiantata economicamente dalla corsa agli armamenti, la Cina sembra aver trovato un percorso assai più vantaggioso per eguagliare gli standard statunitensi nello sviluppo della AI.
DeepSeek è infatti frutto di una strategia cinese che punta a combinare innovazione, accessibilità e sostenibilità: il suo modello richiede l’utilizzo di soli 2.000 chip Nvidia contro le decine di migliaia usati per altri modelli di IA, con un notevole abbattimento dei costi energetici di utilizzo.
Il suo modello R1, grazie a 671 miliardi di parametri, ha superato i modelli occidentali in diversi test complessi, richiedendo costi di apprendimento ben minori: a fronte di un costo per il training che di solito si aggira tra i 100 milioni e il miliardo di dollari, DeepSeek ha ottenuto questo risultato investendo solo 5,6 milioni di dollari.
Inoltre le sue API sono offerte a costi fino al 95% inferiori rispetto ai concorrenti, rendendo l’IA accessibile a un pubblico molto più ampio. Una sfida ai colossi occidentali che lunedì 27 ha provocato un crollo a Wall Street dei titoli tecnologici.
Il progetto Stargate, che dovrebbe assicurare il predominio USA, è invece assai più dispendioso: con un investimento di 500 miliardi di dollari, Stargate non è solo un progetto tecnologico, ma un’infrastruttura che coinvolge dati, semiconduttori e centri di calcolo che mira a garantire la sovranità americana lungo l’intero ciclo di vita del dato: dalla raccolta alla gestione, fino all’elaborazione strategica.
L’iniziativa non solo rafforza la leadership americana, ma è anche strumento di deterrenza e influenza geopolitica, confermando come l’IA sia ormai una componente essenziale del potere globale.
Come durante la Guerra Fredda, USA e Cina non si limitano a competere per la supremazia tecnologica: stanno ridefinendo il futuro dell’umanità. Il controllo dei dati e delle tecnologie emergenti offre infatti un vantaggio ad ampio spettro in settori economici, militari e sociali.
Gli investimenti della Cina nel settore rivelano quanto esso sia strategico: tra il 2014 e il 2023, il Paese ha depositato oltre 38.000 brevetti di intelligenza artificiale generativa, contro i 6.276 degli Stati Uniti.
Gli USA a suon di dollari cercano di assicurarsi una posizione dominante, con un approccio liberale che vede il coinvolgimento del pubblico e del privato nel perseguire l’obiettivo, mentre la Cina cerca di ovviare allo svantaggio di risorse attraverso la maggiore efficienza dell’apparato centrale governativo e lo sviluppo di tecnologie meno costose.
In tutto questo, l’Europa resta a guardare: rimanere indietro nella corsa all’IA significa però cedere non solo il controllo economico, ma anche la capacità di autodeterminazione in un’epoca sempre più governata dai dati.
Per non perdere la capacità di pensiero e continuare a esercitare un ruolo nel mondo, è quindi urgente che a Bruxelles venga individuata una strategia chiara, con investimenti mirati e una visione comune. In caso contrario, ci troveremo di fronte a una terribile alternativa: esser soggiogati al pensiero unico di Pechino o in balìa delle scelte del tecnocrate digitale di turno. Mai come ora serve quindi agire per un’Europa libera e forte. (riproduzione riservata)
* esperto di cybersecurity