Il governo deve mettere in pausa una delle misure-chiave del decreto bollette: la vendita del gas di Stato per alleggerire i costi dell’energia a carico delle imprese. L’Arera, infatti, ha risposto che «non può dare attuazione» al provvedimento senza l’ok di Bruxelles, sollevando anche obiezioni sulla copertura. La misura è contenuta nell’articolo 9, Misure urgenti per l’abbattimento del prezzo della bolletta del gas delle imprese, e stabilisce che il Gse e Snam vendano i circa 2,1 miliardi di metri cubi di gas residui dello stock acquistato nel 2022 per far fronte alla crisi Russia-Ucraina, versando le risorse ricavate dalla cessione alla Csea, la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali. Quelle somme, prevede la norma, verranno utilizzate da Arera dal 1mo aprile al 31 dicembre 2026 per abbassare la bolletta delle imprese ad alto consumo di gas, riducendo gli oneri e altre componenti tariffarie di trasporto e distribuzione del gas naturale.
Proprio l’Arera invece, ha mandato la norma in panchina, sollevando una serie di obiezioni nella delibera del 30 marzo, pubblicata alla vigilia del voto di fiducia sul dl, approvato alla Camera con 157 voti a favore. Nulla da dire sulla vendita in sé del gas, ma la misura così come formulata non può passare. La prima criticità è anche la più delicata: Arera spiega che la riduzione dei costi in bolletta è selettiva e questo configura la norma come aiuto di Stato, perché vale solo per alcune tipologie di imprese (clienti finali connessi alla rete di trasporto, clienti gasivori connessi alla rete di distribuzione e altri clienti con consumi superiori a 80mila metri cubi annui). Per poter essere applicata, quindi, deve essere notificata e autorizzata dalla Commissione Europea. Fino a quel momento, osserva l’Autorità, opera il principio di «stand still», che impedisce al governo di darle esecuzione.
Nel dare parere favorevole al decreto, la XIV Commissione della Camera (Politiche dell’Unione Europea) prende atto delle osservazioni dell’Arera e apre alle valutazioni per accertare che «sussistano i presupposti per subordinare l’efficacia della disposizione alla previa autorizzazione della Commissione europea ai sensi della normativa sugli aiuti di Stato». I procedimenti Ue in materia di aiuti di Stato non hanno tempi certi: possono durare mesi, spesso oltre un anno.
Nel frattempo il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 21 aprile, termine tassativo dopo il passaggio al Senato. La conversione non cambia nulla sul punto europeo. L’articolo 9 resterà sospeso indipendentemente dall’iter parlamentare.
Ma il nodo Ue non è il solo dal sciogliere, c’è anche la partita economica. L’Autorità spiega che se i ricavi derivanti dalla vendita del gas di Snam andranno a ridurre parte degli oneri in bolletta, occorrerà in parallelo raccogliere un gettito di pari importo per coprire l’anticipo già riconosciuto da Csea a Snam, rischiando di «vanificare il beneficio ipotizzato oppure di determinare uno spostamento di imposizione tariffaria da alcuni clienti finali ad altri del settore gas. In altri termini, quei proventi non rappresentano un tesoretto liberamente utilizzabile Inoltre, rispetto ai tempi del decreto che fissa la riduzione degli oneri dal 1mo aprile 2026, Arera fa notare che i proventi effettivi delle vendite del gas da parte di Gse e Snam saranno noti e disponibili solo a fine settembre 2026, creando uno sfasamento temporale. In pratica, per applicare la misura da aprile Csea dovrebbe anticipare risorse, prima ancora di sapere quanti soldi entreranno davvero.(riproduzione riservata)