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Debito pubblico, Istat: deficit/pil al 3,1%. Resta il nodo della procedura di infrazione Ue. Giorgetti precisa che è un dato provvisorio

02 marzo 2026, 12:00 Ultimo aggiornamento: 18:10

L'Istat ha rivisto al ribasso le stime di crescita del pil italiano per il 2025, ora previsto a +0,5%. Un dato inferiore rispetto alla precedente previsione del +0,7%

Le stime sul 2025 dell’Istat raccontano un’Italia che cresce e che sta continuando nel percorso di risanamento dei conti pubblici, ma non riesce a cancellare l’ombra della procedura per deficit eccessivo avviata da Bruxelles. Tanto che rischia di slittare di un anno l'anelata uscita dell'Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. Anche se non è ancora detta l'ultima parola.

Partendo proprio dall’annoso problema italiano, il debito pubblico record, il deficit in rapporto al pil nel 2025 è sceso al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4 % del 2024, ma non in linea con le previsioni del governo. 

Una differenza di appena un decimale che però pesa. Nel Documento programmatico di finanza pubblica (perno della manovra) di ottobre scorso il governo stimava di raggiungere il 3%. Una discesa sotto il 3% avrebbe peraltro consentito all'Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo e di attivare così la clausola di salvaguardia per le spese per la difesa. Un accesso al prestito Safe collegato al piano ReArm Europe, da cui dipende la possibilità per l’Italia di incrementare le spese militari annue fino allo 0,2% del pil nel 2028. 

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha subito diffuso una nota per precisare che si tratta «di un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat». Anche perché, si legge nel documento stesso dell’Istituto, l’Italia ha tempo fino al 31 marzo per mandare i dati sull’indebitamento della pa a Eurostat ma comunque il conto - si legge nel documento dell’Istituto - «è suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo, il 21 aprile 2026, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate».

In particolare, ha precisato un portavoce della Commissione Ue, la valutazione avverrà nell'ambito del Pacchetto di primavera del semestre europeo, sulla base del risultato del 2025.  Secondo un'altra fonte comunitaria, il 21 maggio la Commissione presenterà le sue previsioni economiche aggiornate. E il 3 giugno dovrebbe presentare il «Pacchetto di primavera» del Semestre Europeo, con le raccomandazioni sulla uscita - o la non uscita - dalle procedure per deficit eccessivo degli stati membri.

Intanto quel che è certo secondo il ministro Giorgetti è che «il colpo di coda del Superbonus condomini è la causa principale del dato di oggi». 

Non si può però ignorare l’altro segnale messo nero su bianco dell’Istat del miglioramento dei conti pubblici italiani rispetto al 2024: il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) in rapporto al pil è salito a +0,7% dal +0,5% nel 2024.

Il pil sale dello 0,5% nel 2025

Guardando invece all'andamento dell'economia, nel 2025 l’economia italiana è cresciuta dello 0,5% rispetto al 2024. Una revisione al ribasso rispetto alla precedente stima dell’Istat, diffusa il 30 gennaio, che dava una crescita del pil a +0,7%. Lo 0,5% però è esattamente in linea con le stime governative contenute nel Dpfp.

Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l'estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell'1,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l'apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente. Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell'industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell'agricoltura, silvicoltura e pesca.

Pressione fiscale in aumento dello 0,7%

L’Istat poi ha fotografato l’andamento della pressione fiscale nel 2025: ha toccato quota 43,1%, in aumento rispetto all'anno precedente (era 42,4%), per effetto di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%) superiore a quella del pil a prezzi correnti (+2,5%). Insomma, spiega l’Istituto, «la pressione fiscale è aumentata di 0,7 punti percentuali».(riproduzione riservata) 



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