L’Europa ha tirato un sospiro di sollievo quando la Germania, dopo le elezioni vinte dalla Cdu di Friedrich Merz, ha varato un ingente piano di spesa per difesa e infrastrutture, superando i vincoli nazionali del cosiddetto «freno del debito».
Il programma tedesco, votato peraltro dal precedente parlamento, è stato subito visto come il modo principale per sostenere l’economia europea che cresce a ritmi da zero virgola e che dovrà anche fare i conti con l’impatto negativo dei dazi di Donald Trump.
Eppure proprio le regole di bilancio Ue potrebbero obbligare ora la Germania a limitare la spesa. A meno che Berlino non imponga una nuova revisione delle norme sui conti pubblici, stavolta in senso espansivo (per l’interesse a finanziare i piani domestici), dopo anni di austerità nei confronti degli altri Stati europei.
Il think tank Bruegel, che ha parlato di «dilemma», ha calcolato che «anche in scenari ottimistici, le regole fiscali dell’Ue limitano la spesa del governo tedesco».
In qualsiasi ipotesi realistica di spesa per la difesa, «non ci sarà spazio per utilizzare il nuovo fondo per le infrastrutture, anche con la piena flessibilità offerta dalla Commissione», ha aggiunto. Anche i fondi per la sicurezza sarebbero problematici.
Secondo il piano tedesco, la spesa in difesa e sicurezza oltre l’1% del pil non viene più conteggiata nei limiti del «freno del debito» nazionale (che impone un deficit strutturale di bilancio inferiore allo 0,35% del pil).
Inoltre la Germania ha creato un fondo da 500 miliardi per investimenti «addizionali» nelle infrastrutture. Il debito tedesco, ora al 63%del pil, salirebbe nei prossimi anni oltre il 100%.
Nell’accordo di coalizione il governo tedesco si è impegnato a spendere 150 miliardi di euro dal fondo per le infrastrutture entro il 2029 solo a livello federale, ovvero circa 37,5 miliardi all’anno, pari allo 0,9% del pil.
Ma le attuali regole fiscali Ue per Bruegel «non consentiranno queste spese, a meno che non siano compensate da risparmi fiscali altrove». Le norme Ue limitano anche le spese per la sicurezza.
«Dal punto di vista europeo, è una buona notizia che la Germania si sia finalmente liberata dalle catene del freno al debito», hanno scritto gli autori dell’analisi di Bruegel, Armin Steinbach e Jeromin Zettelmeyer.
«Ma la Commissione ha appena negoziato con successo piani strutturali a medio termine con 22 Paesi dell’Ue, che hanno tutti finito per rispettare le nuove regole. Una mezza dozzina di Paesi, tra cui Francia e Italia, si sono impegnati a un significativo consolidamento di bilancio. La Commissione non può fare un’eccezione per la Germania, oltre a quella già offerta per la spesa per la difesa».
Nel frattempo il governo tedesco «non può permettersi politicamente di inviare a Bruxelles un piano fiscale a medio termine, come dovrà fare dopo l’insediamento, che preveda un utilizzo del fondo per le infrastrutture significativamente inferiore a quello promesso».
Per Bruegel sono possibili strategie contabili per aumentare le spese concesse dalla Commissione, ma «la soluzione sarebbe quella di riformare ancora una volta le regole fiscali Ue, a beneficio non solo della Germania ma anche di tutti gli altri Paesi, in particolare di quelli che hanno in programma pesanti tagli agli investimenti pubblici».
Per esempio per gli economisti «si potrebbero escludere dall’applicazione iniziale delle regole gli aumenti di spesa per le infrastrutture approvati dall’Ue fino a un certo limite». Bruegel osserva comunque che non sarebbe certo ottimale una riforma delle regole così vicina rispetto a quella da poco varata.
Il rischio per l’Europa è anche quello di forti asimmetrie nei piani dei Paesi. Al momento solo la Germania è in grado di aumentare il debito. Una soluzione strutturale sarebbe quella degli eurobond. Ma su questo punto Merz è sempre scettico e la Germania sembra preferire la via nazionale. (riproduzione riservata)