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Debito emergente, nove fattori per un outlook positivo nel 2021
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Debito emergente, nove fattori per un outlook positivo nel 2021

di Marco Vignali
31 dicembre 2020, 10:50

Secondo Legal & General Investment Management, il debito emergente sarà avvantaggiato da un dollaro debole, dai prezzi delle commodities e da fattori contestuali. Inoltre, la crescita favorirà le economie meno sviluppate, e tassi bassi in Europa e Usa spingeranno gli investitori a cercare rendimenti altrove

Le prospettive per gli asset emergenti del 2021 sono decisamente positive. In particolare, secondo gli analisti di TCW, la crescita dei mercati emergenti dovrebbe rimbalzare di circa il 6,5-7% nel 2021, dopo che nel 2020 è calata fino a circa il -2%. Gli occhi degli investitori saranno inevitabilmente puntati sulla Cina, le cui stime sull’incremento del Pil variano invece tra il 7,5 e l’8%.
 
Già alla luce di queste prime considerazioni, il debito emergente si predispone come asset class decisamente allettante nel 2021, specie in un contesto europeo e americano con tassi “più bassi più a lungo”. Secondo Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt di Legal & General Investment Management, la view sul settore per il nuovo anno si preannuncia positiva alla luce di nove particolari motivi.

Il primo fattore riguarda le metriche di queste economie, che hanno registrato impatti inferiori rispetto a quelle dei mercati sviluppati. “La pandemia ha colpito i bilanci dei mercati emergenti, ma meno di quanto abbia fatto con quelli delle economie più sviluppate”, sottolinea Patnaik. Il Fondo monetario internazionale prevede che il debito pubblico delle economie emergenti crescerà quest’anno di un valore pari al 9,2% del Pil, attestandosi al 61,4%, mentre nei mercati sviluppati il debito crescerà del 20%, arrivando a quota 124% del Pil, più del doppio rispetto ai mercati emergenti, sia in termini relativi che assoluti. “Questo dato indica un impatto minore sulle finanze degli emerging markets, in cui si prevede un deficit primario dell’8,5% del Pil per il 2020, vale a dire un aumento del 5,5% rispetto al 2019”, sottolinea l’analista.

In secondo luogo, sempre secondo il Fondo monetario internazionale, l’economia globale dovrebbe crescere del 5,2% nel 2021, dopo un crollo pari al 4,4% nel 2020, mentre il rimbalzo previsto per i mercati emergenti è del 6%, il livello più alto da dieci anni e superiore del 2% alla media prevista per le economie avanzate. 

Il terzo e il quarto punto sono legati a fattori prettamente contestuali e riguardano lo sviluppo di un vaccino, che dovrebbe supportare la propensione al rischio e contribuire a un rimbalzo della crescita globale maggiore superiore alle attese, e la possibilità di minori tensioni commerciali e geopolitiche, con l’amministrazione Biden dovrebbe adottare un approccio multilaterale più inclusivo a livello globale.

Quinto fattore, un forte engagement dei “donatori”. “Il Fondo monetario internazionale e altri “donatori” bilaterali o multilaterali sono ancora molto attenti ai mercati emergenti. L’Fmi ha fornito supporti finanziari a più di 83 nazioni da quando è scoppiata la pandemia, mentre i creditori bilaterali hanno acconsentito alla riduzione del debito per oltre 45 paesi attraverso l’iniziativa per la sospensione del debito stabilita dal G20, la quale durerà fino alla metà del 2021”, evidenzia l’analista di Legal & General IM.

La pandemia ha portato inoltre a un’espansione dei bilanci delle banche centrali del G4 del 17,5% del Pil nel periodo compreso tra marzo e settembre 2020. Nel frattempo, dall’inizio del Covid-19, le autorità fiscali di tutto il mondo hanno emanato pacchetti di spesa mai visti, per un valore complessivo che oggi ammonta quasi a 12 trilioni di dollari. “La liquidità globale è ancora abbondante e a buon mercato, con i tassi di riferimento principali che si attestano a livelli storicamente bassi e l’ammontare di debito dai rendimenti negativi si attesta sui 17 trilioni di dollari”, argomenta Patnaik, che sottolinea come “ci si aspetta che queste dinamiche persisteranno anche nel prossimo futuro e, pertanto, la ricerca di rendimento da parte degli investitori continuerà a sostenere gli afflussi verso i mercati emergenti nel 2021”.

I mercati emergenti possono contare poi su altri due punti chiave: le valutazioni tecniche e i prezzi delle commodities. “Le valutazioni dei mercati emergenti sono ancora attraenti, in particolare nella componente high-yield e rispetto agli investment grade e agli high yield statunitensi su base pluriennale”, afferma Patnaik, secondo cui, con il rimbalzo delle prospettive di crescita globali, anche il prezzo delle commodities dovrebbe rimanere favorevole per i mercati emergenti.

Infine, l’ultimo fattore è legato all’andamento del dollaro. Viste le sue caratteristiche anticicliche (motivo per cui viene utilizzato come valuta di finanziamento per l’acquisto di asset dei mercati emergenti), il dollaro tende a indebolirsi gradualmente quando le condizioni di crescita globali sono solide. Inoltre, il fatto che la Fed e la Bce proseguiranno con il Quantitative Easing finché non ci sarà una ripresa abbastanza stabile inciderà sulle previsioni non solo del dollaro ma anche dell’euro, un elemento positivo per le valute dei mercati emergenti. “Se si guarda al target medio di inflazione Usa, non ci aspettiamo picchi significativi nei rendimenti reali, e non prevediamo un rally del dollaro per il prossimo anno”, conclude l’analista del gruppo. (riproduzione riservata)



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