Industrie De Nora, gruppo specializzato in elettrochimica e tecnologie sostenibili, ha chiuso il 2025 con ricavi per 875 milioni, in linea con la guidance e in aumento dell'1,4% rispetto al 2024.
L’ebitda adjusted è stato di 171,8 milioni, in crescita del 9,1% su base
annua, con una marginalità sui ricavi del 19,6% (18,2% nel 2024), sopra la guidance prevista per l'esercizio. L’ebit adjusted è risultato pari a 136,3 milioni, in crescita del 10,7% rispetto ai 123,2 milioni del 2024. Il gruppo guidato dall’ad Paolo Dellachà ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,103 euro per azione (dividend yield dell’1,6%).
L'utile netto adjusted per 89,5 milioni è superiore a quello dell’anno precedente di 88,8 milioni, mentre l’utile netto è di 82,7 milioni rispetto a 83,3 milioni del 2024. Il portafoglio ordini al 31 dicembre 2025 era di 450,3 milioni rispetto a 558,0 milioni del 2024 (-20% circa). Il gruppo ha registrato una crescita del 23% del backlog nel segmento Water Technologies a 180 milioni di euro, compensata da una flessione dell’Energy Transition (19,3 milioni rispetto a 120,3 milioni nel 2024) e del comparto Electrode Technologies (251,0 milioni rispetto a 291,4 milioni nel 2024).
La posizione finanziaria netta al 31 dicembre mostrava disponibilità nette per 86,7 milioni, in crescita del 29% rispetto al 2024 (euro 67,1 milioni) grazie ad una generazione di cassa operativa per 116,6 milioni che, oltre a finanziare gli investimenti dell'esercizio (76,0 milioni), ha coperto la distribuzione di dividendi per 20,7 milioni.
Per il 2026 De Nora conferma la guidance comunicata in occasione dei risultati preliminari diffusi il 24 febbraio scorso, prevedendo ricavi per 750 – 850 milioni di euro. Gli investimenti previsti ammontano a circa euro 80 milioni che comprendono i 40 milioni relativi al completamento della gigafactory in Italia.
Il ceo Paolo Dellachà spiega che «il 2025 è stato un altro anno di crescita per De Nora: abbiamo conseguito risultati solidi, superato gli obiettivi di marginalità operativa e mantenuto una struttura finanziaria robusta, a conferma della resilienza del nostro modello industriale anche in un contesto geopolitico particolarmente complesso. La performance assume un rilievo ancora maggiore alla luce della recente evoluzione dello scenario energetico e geopolitico, in particolare in Medio Oriente, dove la sicurezza delle nostre persone rimane la nostra priorità e dove, ad oggi, non si registrano impatti significativi sulle attività». (riproduzione riservata)